la rai taglia report

Durante la presentazione dei palinsesti Rai, il conduttore ha denunciato una riduzione delle puntate del programma d’inchiesta. La Rai parla di riorganizzazione, ma il caso accende un dibattito sul futuro del giornalismo investigativo nel servizio pubblico

Dalla nascita nel 1994 a oggi, Report come presidio di inchiesta. Ora la Rai taglia Report

Il programma che oggi tutti conoscono come Report nasce nel 1994 su Rai 2 con il titolo “Professione Reporter”, ideato da Milena Gabanelli. Tre anni dopo, nel 1997, approda su Rai 3 con il nome attuale. Sin dall’inizio si distingue per l’approccio rigoroso, indipendente e documentato, capace di portare in prima serata temi come corruzione, evasione fiscale, mafie, sanità, lobby economiche e politiche. Dal 2017, dopo il ritiro della Gabanelli, la conduzione è affidata a Sigfrido Ranucci, che ne mantiene struttura e spirito critico. In quasi trent’anni di trasmissione non si erano mai registrati tagli alla durata stagionale del programma. Per questo l’annuncio del conduttore, fatto il 27 giugno 2025 durante la presentazione dei palinsesti Rai, ha generato reazioni immediate e trasversali.

Ranucci: “Tolte quattro puntate, il nostro lavoro vale meno?”

Nel suo intervento pubblico, Ranucci ha parlato con chiarezza: “Mi è stato comunicato che per la stagione 2025-2026 avremo a disposizione 24 puntate invece delle 28 dell’anno scorso. È un taglio netto, che non ha precedenti. E che pesa direttamente sul lavoro e sulla retribuzione della squadra”. Secondo il giornalista, la riduzione equivale a una perdita del 14% del compenso per l’intera redazione. “Le nostre inchieste richiedono mesi di lavoro, verifica, approfondimenti. Questo taglio non colpisce solo il numero di serate in onda, ma il valore attribuito a quello che facciamo.” Nessuna motivazione editoriale è stata fornita, né sono emerse indicazioni su un eventuale cambio di linea. La denuncia del conduttore ha posto un interrogativo preciso: perché intervenire su un programma che da anni garantisce ascolti solidi, credibilità e risultati?

La risposta ambigua della Rai e le contraddizioni del Cda

La replica della Rai è arrivata attraverso una nota ufficiale che ha precisato come per la stagione in corso, fino al 31 maggio 2025, non siano previsti tagli. Una risposta che però non risolve il nodo sollevato da Ranucci, poiché il conduttore si riferiva esplicitamente alla stagione successiva, già calendarizzata nei palinsesti 2025-2026. Alcuni dirigenti dell’azienda, tra cui il direttore dei palinsesti, hanno poi confermato in via informale che il numero di puntate previsto è effettivamente 24. Nessuna smentita è stata invece diffusa rispetto alla riduzione economica per la redazione. La scelta, definita “di riorganizzazione”, sembra inserirsi in un contesto più ampio di revisione dei programmi d’informazione della rete. Ma l’assenza di una spiegazione pubblica puntuale alimenta il sospetto di una pressione indiretta, più o meno voluta, su un programma da sempre scomodo.

Proteste, solidarietà e il trend verso l’intrattenimento

Subito dopo le dichiarazioni di Ranucci, l’hashtag #SalviamoReport ha cominciato a circolare con forza sui social network. Giornalisti, attivisti, cittadini e politici hanno espresso preoccupazione per la possibile deriva che una simile scelta potrebbe rappresentare. Il 27 giugno stesso, durante un sit-in simbolico organizzato davanti alla sede Rai di Napoli, sono intervenuti anche rappresentanti dei sindacati dei giornalisti e alcuni membri del Consiglio d’amministrazione, preoccupati per l’orientamento sempre più sbilanciato della programmazione verso contenuti d’intrattenimento. “Ridurre uno spazio come Report non è neutro. È una scelta editoriale che incide sul pluralismo e sull’autonomia dell’informazione,” ha dichiarato un delegato della Commissione di Vigilanza Rai. Il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ha scritto che “toccare Report significa testare il limite di resistenza dell’informazione scomoda nel servizio pubblico”.

Un precedente pericoloso e la tenuta del giornalismo pubblico

Nel merito, il taglio di quattro puntate può sembrare un dettaglio, ma all’interno di un programma che lavora su inchieste complesse e spesso uniche nel panorama televisivo, equivale a eliminare quattro mesi di lavoro investigativo. La riduzione impatta anche sulla pianificazione a lungo termine, su dossier in preparazione, sul potenziale approfondimento di temi non trattati altrove. La portata simbolica dell’operazione preoccupa molti osservatori. Il timore diffuso è che si tratti di un test per valutare la reazione dell’opinione pubblica e dei media, in vista di un progressivo ridimensionamento dei programmi giornalistici più autonomi. In passato, tagli simili a trasmissioni come Presa Diretta o Linea Notte avevano preceduto modifiche più strutturali. Per ora Report resta in onda nella prima serata del lunedì su Rai 3, ma il clima è cambiato. E la sfida sul valore dell’informazione pubblica è apertissima.

Cristina Ferrari

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