Dicembre 2, 2022
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Quasi un mese fa moriva Mikhail Gorbachev, l’ultimo segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, promotore dei processi di riforma quali perestrojka e glasnost’, nonché Nobel per la pace nel 1990. Grazie alle sue idee vicine a quelle europee, Gorbachev è sempre stato ben visto in Occidente, mentre in Russia la sua figura non è percepita allo stesso modo.

Nella room su Clubhouse dal titolo “Gorbachev: amato e odiato, tradito e incompreso”, Nicolai Lilin ci spiega le motivazioni dietro all’astio russo nei confronti di Gorbachev e che clima si respirava in Russia negli anni delle riforme.

La perestrojka e le idee troppo avanti per quegli anni

“Il periodo della perestroika (dal 1985) era un periodo pieno di speranze. Quelli che vi raccontano che c’erano solo grandi file fuori dai negozi raccontano solo una piccola parte di ciò che era la realtà. Il paese per la prima volta si era aperto. Si cominciava a leggere i libri che prima erano proibiti. C’era la libertà di parola, ci si poteva radunare. Gorbachev voleva veramente democratizzare il partito comunista: una cosa estremamente complicata da fare, persino adesso, forse impossibile. Però lui ci credeva. Ha cominciato ad applicare questa politica e questo si percepiva, si respirava ovunque nel Paese. L’atteggiamento delle persone verso i loro sogni era cambiato, perché capivano che si poteva creare qualcosa di più. In questo clima noi abbiamo incontrato la perestrojka”

Nicolai Lilin – dalla room su Clubhouse “Gorbachev: amato e odiato, tradito e incompreso”

Gorbachev, un uomo che stava cercando di cambiare il mondo sovietico. Lui con la sua immaginazione e le sue capacità. Lui da solo.

L’idea di Gorbachev era quella di predisporre un sistema costituzionale per far sì che il partito comunista non fosse l’unico a governare, ma che ci fossero altri partiti. In altre parole, cercava la democrazia. Scelta che gli sarebbe costata la rinuncia a due cariche, poiché non essendoci altri partiti in Unione Sovietica, il primo segretario del partito era anche capo del Paese e capo dell’Unione Sovietica.

Quelle che erano le sue visioni, erano idee realizzabili. Il problema è Gorbachev si è trovato davanti la potenza dei vecchi comunisti appartenenti a quella nomenklatura sovietica aggrappata alle proprie sedie. E quando Gorbachev ha cominciato a parlare di apertura, di liberazione della politica, questa gente ha sentito la terra mancare sotto i piedi, perché tutto il loro potere si fondava proprio su questo tipo di politica che Gorbachev cercava di cambiare.

Gorbachev voleva un mondo fatto di collaborazione fra paesi tramite economia, tramite cultura e senza l’uso delle armi. Gorbachev era un politico troppo avanti per quei tempi. Possiamo dire fosse un vero pacifista.

Non è stato Gorbachev a distruggere l’Urss

Gorbachev: amato e odiato, tradito e incompreso
Gorbachev e Eltsin

“Non dobbiamo dimenticare che la propaganda legata al fatto che Gorbachev abbia distrutto l’Unione Sovietica è stata diffusa proprio dai democratici. La famosa foto di Eltsin che punta il dito contro Gorbachev, i giornali e i manifesti contro Gorbachev sono stati diffusi in Russia dopo il crollo dell’URSS proprio perché i democratici hanno voluto dare a Gorbachev la colpa di tutto quello che è accaduto. È stato Eltsin a distruggere l’unione sovietica. È stato lui a firmare tutti i documenti che tra l’altro a livello giuridico non avevano nessuna legalità.”

Nicolai Lilin

In un qualsiasi paese democratico non sarebbe infatti stata possibile una mossa del genere. Se in Italia un movimento di ribelli improvvisamente riuscisse a prendere il potere e decidesse di staccare la Calabria dal resto dell’Italia diventando indipendente, lo Stato non lo permetterebbe. Mentre questo è avvenuto in Unione Sovietica perché Gorbachev non aveva nessuno che lo sostenesse. I dirigenti del partito non volevano la sua perestrojka, non volevano perdere le loro poltrone e non volevano perdere quel tipo di controllo avuto da sempre sul Paese.

Gorbachev è servito soltanto come capro espiatorio sul quale caricare la colpa della distruzione dell’URSS e i problemi seguiti.

La fragilità di un uomo

Le uniche debolezze di Gorbachev erano la sua eccessiva fragilità umana e la sua fiducia nel bene, nel buono che c’è negli uomini. Lui riusciva a vedere il bene in tutti, anche in chi di bene non ne possedeva affatto.

A causa di questa eccessiva morbidezza o, forse meglio dire assenza di cattiveria, Gorbachev veniva schernito sia in patria, sia all’estero. È stato infatti trattato a pesci in faccia da vari vecchi comunisti quali Fidel Castro e Erich Honecker a cui lui cercava di avvicinarsi per creare nuove forme di collaborazione.  

Trattare male Gorbachev era diventata una vera e propria guerra generazionale fra quelli che avevano ancora la mentalità che combattendo si potesse arrivare alla rivoluzione e Gorbachev che voleva fare la rivoluzione con le riforme civili, senza uccidere nessuno. Cercava di tirar fuori il proprio Paese da questa costante minaccia di una guerra. Cercava di sostituire la paura con la cultura e con l’apertura al multipartitismo e alla democrazia.

È la tragedia di Gorbachev, dell’incompreso, perché nessuno fino in fondo ha capito quanto poteva essere facile applicare quelle belle idee. Se si fossero messi da parte i propri beceri interessi e si fosse data la possibilità a quel tipo di nuova politica di funzionare, noi avremmo visto una nuova Unione Sovietica che magari non minacciava il mondo con armi nucleari. Che magari non sarebbe stata in perenne tensione con l’America e che poteva giocare a livello geopolitico senza fare il braccio di ferro. Magari utilizzando la propria diplomazia.

In questo senso si è conclusa la tragedia di Gorbachev. Un uomo pacifista, visionario ma troppo avanti per quel periodo storico e troppo ostacolato dai suoi stessi compagni. Gorbachev amato e odiato, tradito e incompreso.

Francesca Bazzoni

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