Chi è Christa Pike e perché il suo caso dimostra che siamo in piena crisi di analfabetismo funzionale

Chi è Christa Pike e perché il suo caso dimostra che siamo in piena crisi di analfabetismo funzionale e di odio

Il 30 settembre 2026, nel Tennessee, gli Stati Uniti hanno tentato di eseguire la condanna a morte di Christa Pike, 50 anni, detenuta nel braccio della morte per l’omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer, commesso nel 1995. L’esecuzione mediante iniezione letale non è andata come previsto: dopo le somministrazioni previste dal protocollo Pike era ancora viva ed è stata trasferita in ospedale. Il governatore del Tennessee ha poi sospeso le altre esecuzioni previste per il resto dell’anno e disposto una revisione. Questo sono i fatti. Poi ci sono i social. L’odio. Poi c’è l’analfabetismo funzionale.

Sotto il post di Amnesty International sul caso si legge di tutto. Il cortocircuito logico è impressionante: se chiedi che Christa Pike non venga uccisa dallo Stato, allora “stai con l’assassina

Prima, però, chiariamo anche chi è Christa Pike.

Non è innocente. Nel 1995, a 18 anni, partecipò all’omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer. La ragazza fu attirata in una zona isolata, torturata per decine di minuti, colpita, tagliata con diverse armi e massacrata con pezzi di asfalto. Sul corpo fu inciso un pentagramma. Pike conservò persino un frammento del cranio della vittima come trofeo. Fu condannata per omicidio di primo grado e cospirazione. Questo è il crimine. Orrendo. Punto.

Dire “sono contrario alla pena di morte” non significa dire “Christa Pike è innocente”. Non significa chiedere di liberarla. Non significa provare più compassione per lei che per Colleen Slemmer.

Pensarlo significa non comprendere una frase elementare.

Questo è analfabetismo funzionale.

Essere contrari alla pena di morte significa essere capaci di tenere contemporaneamente in testa due concetti:

Una persona può avere commesso un crimine mostruoso e lo Stato può comunque non avere il diritto di ucciderla.

Nel 2025 soltanto 17 Paesi hanno eseguito condanne a morte. Ben 145 l’avevano abolita per legge o nella pratica. Stati Uniti e Giappone dimostrano che non è corretto dire che sia scomparsa da tutte le democrazie. La direzione internazionale, però, è inequivocabile.

Per chi si professa cattolico la questione diventa ancora più difficile da aggirare: il Catechismo definisce la pena di morte “inammissibile” perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona.

Si può desiderare che Christa Pike trascorra il resto della vita in carcere.

Si può considerare il suo crimine ripugnante.

Si può stare dalla parte di Colleen Slemmer e della sua famiglia.

E contemporaneamente rifiutare che uno Stato leghi una persona a un lettino e tenti di ucciderla.

Capire questa differenza non richiede buonismo.

Richiede comprensione del testo.

Punto!

Giovanni Scafoglio

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