L’America censura Stephen King: è l’autore più censurato dalle scuole USA

L’America censura Stephen King: è l'autore più censurato dalle scuole USA. Da Carrie a iT, dalla Lunga Marcia a Shining.

Negli Stati Uniti la paura sembra essersi spostata dalle pagine dei romanzi all’interno delle aule. L’America censura Stephen King: 87 sue opere bandite dalle scuole. Secondo il più recente rapporto di PEN America, l’autore di It e Shining è finito al centro di una campagna di rimozioni che conta 206 episodi di divieto o restrizione, un numero che supera quello di qualsiasi altro scrittore contemporaneo. Le autorità scolastiche hanno eliminato i suoi libri da biblioteche e programmi didattici, spesso con la motivazione di contenuti ritenuti violenti, disturbanti o moralmente controversi. Un paradosso: l’uomo che ha raccontato meglio di chiunque altro le paure dell’America diventa oggi il bersaglio di una censura che riflette, più che proteggere, quelle stesse paure. Anche qui c’è lo zampino di Trump e dei conservatori. Quando l’uomo che scrive l’orrore ti spiega che l’orrore sei tu.

Negli Stati Uniti, i mostri non vivono più nei romanzi di Stephen King ma nei consigli scolastici che ne decidono la rimozione

Secondo il rapporto Banned in the USA: The Normalization of Book Banning pubblicato da PEN America nel settembre 2024, relativo all’anno scolastico 2023-2024, le sue opere sono state oggetto di 206 episodi di censura in scuole e biblioteche pubbliche di ventitré stati americani, e 87 titoli a suo nome sono comparsi nelle liste dei libri vietati. Numeri che fanno di King l’autore più colpito dalla nuova ondata di censura letteraria negli Stati Uniti

Non opere marginali, ma colonne della narrativa americana: Carrie, The Shining, It, The Stand, Misery, The Dead Zone, The Running Man. Libri che hanno fatto leggere più di una generazione e che oggi vengono sequestrati da chi dice di voler “proteggere” le nuove generazioni.

In Florida, la Contea di Collier ha eliminato più di 300 titoli dalle biblioteche scolastiche: tra questi 16 firmati King, accusati di essere troppo violenti, troppo sessuali, troppo veri. In Texas, le liste nere si aggiornano ogni trimestre, con la stessa ossessione di chi compila un inventario di fantasmi. I suoi libri vengono “ritirati temporaneamente”, “posti in revisione”, “limitati all’accesso dei genitori”. Espressioni burocratiche per dire censura, pura e semplice.

I motivi ufficiali per cui in America la censura colpisce Stephen Kingo oscillano tra il ridicolo e il grottesco:

linguaggio inappropriato, scene disturbanti, rappresentazioni di bullismo o suicidio. In pratica, tutto ciò che un adolescente americano incontra ogni giorno fuori dalle pagine di un libro. Ma dentro un’aula scolastica, sembra troppo. Per gli stessi adulti che permettono a un dodicenne di imbracciare un fucile, Carrie è un pericolo morale.

La censura di King non nasce da un testo, nasce da uno specchio. Le sue storie mostrano l’America per quella che è: provinciale, superstiziosa, armata e impaurita. E quando un libro costringe un Paese a guardarsi, la reazione più facile è chiudere gli occhi.

A volte la censura è pura ipocrisia, molte opere vengono classificate come “ban by restriction”, cioè libri che restano formalmente nel catalogo ma non possono essere consultati liberamente. In altri casi i testi vengono “banned pending review”, in attesa di un giudizio che spesso non arriva mai. È una censura invisibile, fatta di ipocrisia.

La mappa della censura si espande come una macchia d’olio: Florida, Texas, Tennessee, Missouri e Utah sono i focolai più attivi, ma le rimozioni si estendono a nord e ovest come un contagio culturale. Ogni anno le liste si aggiornano, i regolamenti cambiano nome, ma l’obiettivo resta lo stesso: controllare ciò che gli studenti leggono. L’America che ha costruito la propria identità sulla libertà di parola ha trasformato la libertà di leggere in un privilegio a scadenza annuale.

La censura dei libri negli Stati Uniti ha un colore preciso: rosso repubblicano

Secondo i dati raccolti da PEN America, l’86% dei casi documentati si concentra in stati governati dai conservatori e dal popolo MAGA, dove la battaglia contro i libri è diventata parte della guerra culturale voluta dalle destre. Florida, Texas, Tennessee, Missouri e Utah sono i laboratori di questa crociata: qui le leggi locali consentono a qualsiasi genitore o gruppo di presentare un reclamo formale e ottenere la rimozione immediata di un testo.

Qui si decide cosa è morale e cosa no, chi può essere letto e chi deve sparire. I nuovi inquisitori non bruciano croci, bruciano parole: comitati di genitori, associazioni come Moms for Liberty, pastori digitali che usano TikTok come pulpito. Dietro la crociata per la purezza dei programmi scolastici c’è un Paese che si difende dalla complessità come da un virus.

I dirigenti scolastici si adeguano per paura di perdere fondi o voti. Alcuni distretti hanno istituito “commissioni etiche” che sembrano tribunali. Non si discute più di letteratura, ma di peccato. In questa liturgia della paura, Stephen King è diventato l’eretico perfetto: troppo popolare per ignorarlo, troppo vero per lasciarlo parlare.

LGBTQ+, razza e sesso: i tabù che l’America non vuole leggere

I report di PEN America e AP News sono chiari: la maggior parte dei titoli banditi contiene temi LGBTQ+, rappresentazioni di persone nere o latine, o scene di violenza e violenza sessuale. È su questi temi che si abbatte la scure dei consigli scolastici e dem mondo MAGA.

In molti distretti, basta che un romanzo contenga un bacio tra due ragazzi, una protagonista nera o una descrizione di abuso per essere dichiarato “inappropriato”. È successo con decine di autori e ora con Stephen King. Carrie e It vengono accusati di “sessualizzazione dei minori” e “contenuti disturbanti”, The Shining di “violenza domestica e abuso di sostanze”, The Dead Zone di “linguaggio blasfemo”. Non è la finzione a spaventare, ma la sua somiglianza con l’America vera.

Secondo PEN America, il 29% dei libri banditi nel 2023-2024 affrontava tematiche LGBTQ+, e una percentuale quasi identica parlava di razzismo, discriminazione o identità di genere. In Florida e Texas, leggi come il Don’t Say Gay e le norme “anti-woke” hanno offerto il pretesto perfetto per rimuovere ogni testo che non corrisponda alla visione bianca, eterosessuale e cristiana dell’educazione.

Quando l’uomo che scrive l’orrore ti spiega che l’orrore sei tu

Stephen King è il loro incubo peggiore: un americano bianco, del Maine profondo, che invece di inginocchiarsi davanti alla bandiera a stelle e strisce l’ha usata per asciugarsi l’inchiostro. I MAGA lo odiano perché non parla dell’America: la smonta. Ogni madre fanatica di Carrie, ogni branco di bulli di It, ogni padre frustrato di The Shining è un pezzo del loro Paese riflesso nello specchio, e lo specchio, si sa, è la cosa che gli americani rompono più spesso dopo i matrimoni e le promesse elettorali.

Trump lo odia per un motivo più semplice: King lo aveva predetto. In The Dead Zone c’è Greg Stillson, un populista volgare e ignorante che urla slogan patriottici e sogna la Casa Bianca. Pubblicato nel 1979. Quarant’anni prima che Trump scendesse dalla sua scala mobile dorata. Quando poi King, nel 2023, dice a Rolling Stone “Trump è una storia dell’orrore che si scrive da sola”, non è una battuta: è un’autopsia.

E in America, oggi, raccontare la verità è la forma più pericolosa di eresia.

Giovanni Scafoglio

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