Usare la parola cortigiana per colpire il Presidente Meloni, si rivela un tossico da parte di Landini. Ed è una autorete clamorosa perché invece di colpire le scelte politiche sessualizza la persona, degrada la sua funzione e regala all’avversario il frame del rispetto. È il corto circuito perfetto: si spegne l’analisi, si accende il voyerismo, e la sostanza politica resta a bordo campo. Qui il lessico non è orpello ma arma: scelto così, fa perdere la partita prima che cominci. Ancora più grave quando a farlo è un esponente di quella sinistra che del politicamente corretto e delle battaglie per l’emancipazione femminile ha fatto la propria bandiera: predichi il rispetto, poi lo violi. Roba da armata Brancaleone.
Perché quando Landini da della Cortigiana a Giorgia Meloni ha un comportamento tossico:
Non è una critica ma un insulto sessualizzato che sposta il tiro dal merito alla carne, dalla linea di governo all’onore personale. In italiano comune cortigiana significa prostituta, insinua che il potere femminile derivi da favori e non da competenza, riproduce un doppio standard e riduce una leader a oggetto. È un ad hominem che avvelena il confronto, cancella i dossier e delegittima la funzione istituzionale perché l’obiettivo non è un privato ma il Presidente del Consiglio. In un Paese che fa i conti con femminicidi e sessualizzazione, far passare quella parola nello spazio pubblico contribuisce a normalizzare il linguaggio misogino e abbassa gli argini culturali. L’effetto politico è un boomerang: regala all’avversario il campo del rispetto delle donne e complica la coesione di chi dice di combattere il sessismo. L’ipocrisia pesa di più se a pronunciarla è chi sventola emancipazione e politicamente corretto.
Le giustificazioni di Landini non reggono
Un leader dovrebbe conoscere il peso delle parole e dispone di alternative pulite per dire subalternità politica. La correzione ex post non sana l’offesa al Presidente del Consiglio, non ripristina il merito della discussione e contraddice i valori proclamati contro sessismo e linguaggi tossici. In un contesto segnato da femminicidi e sessualizzazione, normalizzare quel lessico in tv è un boomerang culturale e politico. Se davvero la tesi era “portaborse”, la chiarezza doveva esserci subito. Bastava dire portaborse.
Sul fronte progressista ho letto un copione imbarazzanti:
le parole della Boldrini e di altre esponenti cercano di spostare il fuoco dal termine usato al bersaglio, come se l’attacco a una donna diventasse accettabile perché quel bersaglio è il Presidente Giorgia Meloni. È la versione elegante del se l’è cercata. Prima si minimizza il significato di cortigiana, poi si ribalta la colpa su chi lo subisce, infine si archivia tutto come polemica di parte. Così i diritti delle donne diventano a targhe alterne. Valgono quando conviene, evaporano quando urtano la tifoseria. Chiamare una leader cortigiana resta un insulto sessualizzato, a prescindere da chi governa. Difendere il principio solo quando coincide con la propria bandiera non è femminismo, è marketing di parte.
Chiamare il Presidente cortigiana è pigrizia lessicale con effetti collaterali. La sinistra che predica il rispetto e poi lo baratta al banco dei pegni del tifo sembra un moralista alla cassa veloce: paga in spiccioli e pretende il resto in standing ovation. Questa vicenda è l’ennesima autorete con le spiegazioni che spiegano che non c’era niente da spiegare. Scuse, grazie. E se resta un filo di dignità, anche le dimissioni. Poi, magari, torniamo alla politica.
Giovanni Scafoglio
Leggi anche
- L’America censura Stephen King: è l’autore più censurato dalle scuole USA
- Netanyahu trasformerà Israele in una teocrazia? Il ruolo dei sionisti ortodossi
- Tre anni senza Masha Amini: il silenzio complice della sinistra italiana
- Il perenne stato confusionale di Trump nei confronti di Putin
- Il nuovo feudalesimo delle intelligenze artificiali: Accumulano potere espropriando lavoro, risorse, dati. E lo fanno giustificandosi in nome del progresso
- Parlateci di Bibbiano
- Definire Tolkien di destra è una sciocchezza
- Perchè la destra italiana non produce artisti?
- D’Annunzio non era fascista. Era il fascismo a essere d’annunziano

