Nel governo guidato da Benjamin Netanyahu siedono figure esponenti del sionismo ortodosso, dai ministri di Sionismo Religioso a quelli di Otzma Yehudit, in particolare Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, con portafogli chiave su finanze, sicurezza interna, insediamenti, patrimonio e periferie. Anche il nuovo capo dello Shin Bet, David Zini, proviene da quell’area ed è considerato un sionista ortodosso. Chi scrive non è un esperto di Israele, queste sono riflessioni ragionate, basate sulle letture delle fonti che allego all’articolo. Mi riferisco in particolare alle analisi di Yossi Melman, che già dal ritorno al potere di Netanyahu parla del rischio di una deriva teocratica, e al volume Theocratic Democracy di Nachman Ben-Yehuda, utile per comprendere come s’intrecciano religione, politica e istituzioni nello Stato israeliano. L’obiettivo è chiarire quanto pesano su ciò che sta accadendo in questi giorni a Gaza, a Gaza City e in Cisgiordania. Quello su cui riflettere è se Netanyahu trasformerà Israele in una teocrazia e Il ruolo dei sionisti ortodossi in questo sviluppo.
Netanyahu trasformerà Israele in una teocrazia? Chi sono i sionisti ortodossi
I sionisti ortodossi considerano lo Stato d’Israele come parte del progetto di Dio. Chi lo segue prega, studia la Torah e allo stesso tempo sostiene lo Stato, l’esercito e la vita pubblica in Israele. Tutto parte nel primo Novecento con il rabbino Rav Kook. Secondo Kook costruire lo Stato di Israele può essere l’inizio della redenzione. Non si parla solo di sinagoga. Si parla anche di scuola, esercito, governo. Dopo la guerra del 1967 molti giovani religiosi si trasferiscono in Cisgiordania negli insediamenti. Frequentano yeshivot, scuole religiose ebraiche dove si studiano Torah e, soprattutto, Talmud e che combinano studio e servizio militare. Questo percorso si chiama hesder.
Oggi esiste anche una corrente più rigida, chiamata hardal. Massimo esponente ne è il rabbino Zvi Tau, che guida la Yeshivat Har Hamor. Per lui terra, esercito e istituzioni hanno un valore religioso molto forte. Questa visione spinge per dare più spazio alla legge ebraica nelle scelte pubbliche. Nel mondo politico alcuni leader condividono queste idee, come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. La loro visione è quella di un Israele forte, legato alla tradizione religiosa, con cittadini che pregano, studiano e servono il Paese.
Le figure chiave: David Zini, Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir
David Zini è stato nominato , da pochi mesi, da Benjamin Netanyahu a capo dello Shin Bet, al posto di Ronen Bar. È un religioso sionista, vive sulle alture del Golan ed è padre di undici figli. La nomina è stata contestata da ex vertici del servizio ed è passata al vaglio del Comitato per le Alte Nomine. L’8 ottobre 2023 è stato presente nell’area di Mefalsim, vicino al memoriale Black Arrow, per sostenere le forze impegnate contro le infiltrazioni. Questo profilo spiega la sua linea dura sulla sicurezza interna e il legame stretto tra apparato di intelligence e dottrina militare. Di certo la sua nomina non è casuale.
Bezalel Smotrich è il ministro delle Finanze e il leader di Sionismo Religioso. È un sionista ortodosso, formato nell’ambiente delle yeshivot e del movimento degli insediamenti. Ha costruito la sua carriera su tre pilastri: terra, sicurezza e identità ebraica nello spazio pubblico. In economia spinge per trasferimenti mirati alle periferie religiose e alle comunità dei coloni. In politica sostiene l’espansione degli insediamenti e norme più rigide sull’ordine pubblico. Nella coalizione è un punto di riferimento per l’area nazional-religiosa, insieme a Itamar Ben-Gvir. La sua presenza al governo incide sia sul bilancio sia sulle scelte in Cisgiordania, dove cerca maggiore continuità amministrativa con la linea degli insediamenti.
Itamar Ben-Gvir è il ministro della Sicurezza nazionale e leader di Otzma Yehudit. Da giovane fu attivista nell’orbita kahanista, vicino al movimento Kach, bandito in Israele e indicata come organizzazione terroristica. È stato condannato per incitamento al razzismo e per sostegno a un’organizzazione terroristica. Pochi giorni prima dell’omicidio di Yitzhak Rabin mostrò in TV il fregio strappato dalla Cadillac del premier e disse: “siamo arrivati alla sua macchina, arriveremo anche a lui”. L’assassino fu Yigal Amir, estremista della destra religiosa, collegato all’ambiente kahanista e ricondotto al piccolo gruppo Eyal. Oggi Ben-Gvir è il volto più identitario del blocco nazional religioso, insieme a Bezalel Smotrich.
Netanyahu trasformerà Israele in una teocrazia? La posizione di Yossi Melman
Yossi Melman è un giornalista e saggista israeliano specializzato in intelligence, sicurezza e affari strategici. Scrive per Haaretz; in passato ha lavorato anche per il Jerusalem Post e per Ma’ariv. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Sokolov, un riconoscimento dedicato all’eccellenza nel giornalismo israeliano, in particolare per il giornalismo investigativo.
Già il 19 gennaio 2023 Yossi Melman avvertiva che la Cisgiordania era “sull’orlo di un’esplosione” e che il primo test sarebbe stato contenere l’estrema destra nelle leve operative (Haaretz, link). Il 24 marzo 2023, commentando la “incapacitation law” dentro la riforma giudiziaria, scriveva che Israele stava imboccando “un percorso verso una teocrazia dittatoriale” (Haaretz, link). Pochi giorni prima, il 10 marzo 2023, sulle pagine di la Repubblica Melman avvertiva che quelle norme “faranno scivolare il Paese in un regime autocratico” e che “il piano di Bibi è sfuggire ai processi” (link). Nel 2025, con guerra e frattura interna, ha alzato l’allarme: Netanyahu è “una minaccia esistenziale per la democrazia israeliana” e “le proteste educate non bastano più” (Haaretz, 19 marzo 2025, link).
Theocratic Democracy di Nachman Ben-Yehuda
Nachman Ben-Yehuda è un sociologo israeliano, professore emerito alla Hebrew University di Gerusalemme. Ha diretto il Dipartimento di Sociologia e Antropologia ed è noto per gli studi su devianza, panici morali e memoria collettiva. Ha analizzato la costruzione di miti nazionali, in particolare il caso di Masada, e il rapporto tra religione e politica in Israele.
Nachman Ben-Yehuda usa il caso Israele per definire “democrazia teocratica”: un equilibrio instabile tra istituzioni democratiche e potere religioso organizzato. Il libro mostra come religiosi e laici costruiscano, anche tramite i media, l’immagine dell’altro come “estremista”. Analizza oltre cinquant’anni di cronache su comportamenti “devianti” attribuiti ai gruppi haredi e il loro uso strategico della protesta pubblica. Sostiene che l’influenza religiosa sulla vita civile sia cresciuta, spingendo lo Stato a negoziazioni continue su scuola, esercito, spazi pubblici e diritto familiare. Questo compromesso produce conflitti ricorrenti ma anche accomodamenti, tenendo insieme, sotto lo stesso tetto statale, visioni del mondo in forte tensione. L’autore conclude che la “democrazia teocratica” non è un’anomalia solo israeliana: è una forma politica possibile quando pressioni religiose e secolari restano entrambe strutturalmente forti.
Netanyahu trasformerà Israele in una teocrazia? Il ruolo dei sionisti ortodossi
Netanyahu ha tracciato una rotta chiara e spinge in quella direzione. Il peso dei sionisti ortodossi si traduce in scelte più identitarie e meno negoziali. A Gaza questo si traduce in poche speranze e tanti timori per il futuro. Con uno Shin Bet guidato da un religioso sionista cresce la priorità per la prevenzione dura e gli arresti mirati. In Cisgiordania avanzano legalizzazioni di avamposti, nuove pianificazioni e fondi dedicati agli insediamenti. Si rafforza la Guardia di Frontiera, aumentano controlli e ordini amministrativi, le frizioni quotidiane si moltiplicano. Non è un cambio di regime immediato, è un lento spostamento del baricentro dello Stato. I freni restano Corte Suprema, società civile, equilibri di coalizione e pressione estera. Se cedono, la deriva teocratica diventerà struttura, con effetti ancora più duri su Gaza e Cisgiordania.
Leggi anche
- Israele: useremo una forza senza precedenti a Gaza
- Israele: 350.000 persone sfilano a Tel Aviv contro Netanyau per la fine della guerra a Gaza e il rilascio degli ostaggi
- “Occuperemo Gaza”: Netanyahu rompe gli indugi, ma Israele si spacca tra generali, giuristi e società civile
- Perché la guerra a Gaza non finisce? Per motivi personali di Netanyahu
- Mandati d’arresto contro Netanyahu, Gallant e Deif per crimini di guerra
- Merz: non riesco più a comprendere obiettivo Israele a Gaza
- Gaza: L’Onu: ‘L’escalation equivale a pulizia etnica’
- Trump e Musk a Gaza: l’osceno video generato dall’iA e diffuso dal Presidente USA
- Distruggere Hamas è una bugia?

