Israele attacca l’Iran: cosa è successo davvero e 5 motivi che spiegano l’offensiva militare

perché Arabia Saudita e Giordania hanno aiutato Israele contro l'Iran? Lo spieghiamo in questo articolo assieme agli scenari futuri

Nella notte tra il 12 e il 13 giugno 2025 Israele ha colpito oltre cento obiettivi strategici in Iran: impianti nucleari, basi militari e residenze di alti ufficiali. Ecco cosa è accaduto, le reazioni internazionali e le ragioni alla base dell’attacco.

Israele attacca l’Iran: i fatti della notte tra il 12 e il 13 giugno

Nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 giugno 2025, Israele ha lanciato una delle più vaste offensive militari degli ultimi anni contro obiettivi in territorio iraniano. L’operazione, denominata “Rising Lion”, ha coinvolto circa 200 aerei e droni d’attacco, coordinati da forze speciali e supportati da una complessa rete d’intelligence. L’obiettivo dichiarato: disarticolare le infrastrutture nucleari dell’Iran, eliminare figure chiave della sua leadership militare e colpire i centri di coordinamento dei gruppi armati legati a Teheran.

Gli attacchi si sono concentrati su siti ritenuti strategici: impianti nucleari come quelli di Natanz e Khondab, basi delle Guardie Rivoluzionarie e residenze di alti generali tra cui Hossein Salami e Mohammad Bagheri. Secondo fonti militari israeliane, almeno sei scienziati coinvolti nel programma nucleare iraniano avrebbero perso la vita.

Contestualmente, Teheran ha reagito lanciando oltre 100 droni verso Israele, intercettati in gran parte grazie al sistema di difesa Iron Dome e al supporto logistico delle forze statunitensi dislocate in Medio Oriente.1

1. Fermare la corsa dell’Iran alla bomba atomica

Una delle principali giustificazioni fornite dal governo israeliano riguarda il programma nucleare iraniano. Secondo Tel Aviv, Teheran si troverebbe a un passo dal raggiungere la capacità di costruire un’arma atomica. Le ispezioni internazionali più recenti hanno confermato che l’Iran possiede oltre 120 kg di uranio arricchito al 60%, una soglia considerata pericolosamente vicina al livello necessario per l’uso bellico. Israele, che ha sempre dichiarato inaccettabile un Iran nucleare, ha quindi deciso di agire per impedire il “punto di non ritorno”, sostenendo il diritto all’autodifesa preventiva contro una minaccia esistenziale.

2. Smantellare la rete dei gruppi terroristici finanziati da Teheran

L’Iran è accusato da anni di finanziare e armare numerose organizzazioni terroristiche attive in Medio Oriente e nel mondo. Tra queste:

  • Hamas, responsabile dell’attacco del 7 ottobre 2023 contro civili israeliani.
  • Hezbollah, attivo in Libano e Siria, con un arsenale stimato in decine di migliaia di razzi puntati su Israele.
  • Houthi, che colpiscono navi commerciali nel Mar Rosso e hanno lanciato attacchi verso Israele durante la crisi di Gaza.
  • Milizie sciite in Iraq e Siria, spesso responsabili di attacchi a basi americane e israeliane.
  • IRGC (Guardie Rivoluzionarie Iraniane), considerate dagli Stati Uniti un’organizzazione terroristica.

Colpire le basi logistiche e i leader militari che coordinano queste forze significa, secondo Israele, indebolire il terrorismo alla radice.

3. Rispondere all’attacco diretto del 1° ottobre 2024

Non si può comprendere l’offensiva di giugno 2025 senza ricordare quanto avvenuto il 1° ottobre 2024: l’Iran lanciò il più massiccio attacco missilistico e drone mai diretto contro il territorio israeliano. L’operazione “True Promise II” coinvolse oltre 300 tra missili balistici e droni armati. I danni furono contenuti grazie all’intercettazione congiunta di Israele, Giordania e Stati Uniti, ma il segnale lanciato da Teheran fu chiaro: l’Iran è pronto a colpire direttamente.

Per Israele, l’attacco del 13 giugno rappresenta una risposta diretta e proporzionata a quell’evento, finalizzata a ristabilire la deterrenza militare e la sicurezza nazionale.

4. Disarticolare la leadership strategica e nucleare iraniana

L’eliminazione di figure centrali dell’apparato militare e scientifico iraniano, come i generali Bagheri e Salami o gli scienziati Abbasi-Davani e Tehranchi, è stata indicata da Israele come un’azione necessaria per indebolire la capacità decisionale di Teheran. Colpendo non solo i siti ma anche le persone chiave, l’operazione mira a rallentare o bloccare i progressi del programma nucleare e delle reti militari, impedendo che nuove offensive siano pianificate a breve termine.

5. Inviare un messaggio geopolitico forte alla regione e oltre

L’attacco ha avuto anche un chiaro valore simbolico e geopolitico. Israele ha voluto dimostrare che non resterà spettatore passivo nella partita tra Iran, Russia e Cina. L’intervento arriva in un momento in cui gli equilibri globali sono in rapida evoluzione, con Teheran sempre più legata a Mosca e Pechino.

Mostrare la capacità di colpire in profondità, anche senza l’appoggio pieno di Washington, serve anche a rafforzare la posizione israeliana nel gioco diplomatico e strategico, in vista di nuovi eventuali negoziati internazionali sul nucleare.

Una guerra che rischia di allargarsi?

Nonostante la precisione rivendicata da Israele, l’attacco ha provocato una reazione durissima da parte dell’Iran, che ha sospeso ogni dialogo sul nucleare e promesso “vendetta senza precedenti”. Le cancellerie di tutto il mondo, da Mosca a Bruxelles, hanno chiesto con urgenza una de-escalation. Intanto, il prezzo del petrolio ha superato i 90 dollari al barile, e l’oro ha registrato un’impennata, segno che i mercati temono una crisi regionale estesa.

Israele, dal canto suo, ha affermato che l’operazione potrà continuare “per tutto il tempo necessario a garantire la sicurezza dello Stato ebraico”.

Ginevra Leone

Fonti

  • The Guardian, 13 giugno 2025
  • AP News, 13 giugno 2025
  • Haaretz, 13 giugno 2025
  • Time Magazine, 13 giugno 2025
  • Jerusalem Post, aggiornamenti in tempo reale

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