Terremoto Afghanistan: donne restano sotto le macerie perché non possono essere toccate dagli uomini

Afghanistan le donne non potranno essere curate da uomini ne potranno studiare medicina. Chi curerà le donne afghane in futuro?

Terremoto in Afghanistan le donne restano sotto le macerie perché non possono essere toccate dagli uomini. Da giorni la terra trema in Afghanistan. Nella notte del 31 agosto, una scossa, magnitudo 6.0 in provincia di Kunar. Il 2 settembre, altre scosse e ancora la sera del 4, una botta da 6.2 che ha fatto crollare quello che era rimasto in piedi. Stanotte ancora due repliche, una di 5.4, hanno risvegliato i villaggi tra Kunar e Nangarhar. Case rase al suolo, strade sbriciolate, montagne che franano addosso a chi è rimasto sotto. Oltre duemila morti, quasi quattromila feriti, famiglie intere cancellate. Le donne, ancora una volta, pagano più di tutti. Restano sotto le macerie perché gli uomini non possono estrarle, non possono nemmeno sfiorarle. Quelle che riescono a sopravvivere non trovano cure, perché negli ospedali mancano medici donne e infermiere. Invisibili, cancellate due volte: dalla pietra e dalla legge. Fantasmi tra le rovine.

La notte tra il 4 e il 5 settembre l’Afghanistan è stata nuovamente colpita da due forti scosse

La prima, poco dopo la mezzanotte, ha raggiunto magnitudo 6.2, scuotendo in profondità le province di Kunar e Nangarhar. Qualche ora più tardi è arrivata un’altra replica, magnitudo 5.4, che ha finito di spaccare le case già lesionate e fatto franare interi tratti di montagna.

Gli abitanti hanno passato la notte all’aperto, senza elettricità, tra pianti e grida di chi cercava i propri cari sotto le macerie. Le squadre di soccorso, poche e male equipaggiate, si sono trovate di fronte a villaggi completamente rasi al suolo. Chi era sopravvissuto alle scosse dei giorni precedenti si è ritrovato di nuovo sotto le macerie. Un incubo che non accenna a fermarsi.

Nel caos del terremoto in Afghanistan, la prima barriera è il tempo. La seconda è il corpo delle donne

In molti villaggi i soccorritori uomini si fermano a un passo dalle travi per non violare regole e consuetudini. Aspettano una parente, una vicina, una squadra femminile che spesso non arriva. Minuti che diventano ore, mentre le voci sotto i mattoni si affievoliscono. Donne sotto le macerie che non possono essere toccate dagli uomini. Una tragedia nella tragedia.

La notte tra il 4 e il 5 settembre lo ha mostrato con crudezza. Uomini con pale e mani nude, poi lo stop. Si chiama qualcuno che possa “autorizzare”, si cerca una donna del posto, si improvvisa un paravento con coperte e tende. Intanto i muri instabili tremano ancora. Chi esce viva rischia di non farcela per lo schiacciamento, per il freddo, per la polvere nei polmoni. Il tempo del soccorso, già scarso, si spezza su un confine di genere.

Negli ospedali il quadro non migliora. Mancano dottoresse e infermiere. I reparti allestiscono spazi separati, ma è una toppa su un buco enorme

Ne abbiamo scritto nell’articolo: Afghanistan le donne non potranno essere curate da medici uomini ne studiare medicina

Le ferite aspettano più degli altri, talvolta rinunciano. Alcune vengono rimandate perché non c’è personale femminile sufficiente a garantire visite e medicazioni. Altre vengono curate dietro paraventi, con pratiche rallentate, tra scuse e paura di sanzioni. Il risultato è sempre lo stesso: ritardi nelle diagnosi, infezioni che avanzano, dolori che non trovano sollievo.

Sul campo, le squadre femminili sono poche. Le restrizioni al lavoro e agli spostamenti hanno svuotato i team di protezione civile e le cliniche mobili. Senza mediche, senza infermiere, senza volontarie in numero adeguato, l’intero meccanismo si inceppa proprio dove dovrebbe correre. Le tende diventano sale d’attesa, le moschee infermerie provvisorie, le cuciture si fanno alla luce dei cellulari. Il terremoto colpisce tutti, ma per le donne le scosse hanno un’onda lunga che arriva fino al pronto soccorso.

Questo è il punto più duro da scrivere e da leggere: quando crolla una casa, per una donna non crolla solo il soffitto. Crolla anche il diritto a essere tratta in salvo e curata con la stessa prontezza degli uomini. Invisibili due volte. Prima sotto la polvere. Poi dentro le regole. Fantasmi tra le rovine.

Ginevra Leone

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