“I am Remarkable”. Il movimento globale che celebra i successi sul luogo di lavoro

Secondo le statistiche ISTAT, in Italia migliora la condizione occupazionale. Resta però un ampio bacino di disoccupati, inattivi e Neet.

Si chiama “I am Remarkable” il movimento globale di Google lanciato nel 2016 con lo scopo di celebrare i successi delle persone sul luogo di lavoro. Questa iniziativa nasce da un’idea di Anna Vainer, dipendente di Google e oggi presidente di Rmrkblty, organizzazione senza scopo di lucro, fondata ad Agosto 2023. Anna Vainer, durante la sua partecipazione ad un seminario nel 2015, si è resa conto di quanto fosse difficile per le donne parlare dei loro successi professionali. Così, insieme alla collega Anna Zapesochini, ha ideato un workshop di 90 minuti per esortare le persone a riconoscere e a condividere il proprio valore. 

L’importanza dell’autopromozione

Il programma I’am Remarkable è passato da un’iniziativa rivolta ai soli dipendenti di Google, a un movimento globale. Infatti, ha raggiunto oltre 500.000 persone in più di 180 paesi e oltre 1000 organizzazioni che hanno scelto di migliorare il benessere dei dipendenti attraverso questo movimento. Il workshop si basa su studi scientifici e si pone l’obiettivo di trasmettere ai partecipanti l’importanza dell’autopromozione, ovvero la capacità di autocelebrarsi, riconoscendo le proprie qualità e il proprio talento, senza il timore del giudizio altrui.

I workshop remarkable promuovono il networking, permettono di far conoscere e incontrare persone diverse per cultura, carriera, esperienza, abilità, ruolo sociale. 

Quante volte la sindrome dell’impostore si insinua nella vita degli individui, i quali si convincono di non essere meritevoli dei successi e dei traguardi raggiunti? Talvolta sono proprio i contesti lavorativi a corrodere l’autostima delle persone, perché sprovvisti di processi di caring volti alla valorizzazione e all’inclusione del capitale umano.

Il divario di genere nel mondo del lavoro

Nel mondo del lavoro, purtroppo, continuano a verificarsi le disuguaglianze di genere che si rivelano inevitabilmente nemiche dell’autopromozione. Un recente studio dell‘Istat ha confermato che le differenze retributive in Italia per genere, generazione, livello di istruzione e tipo di contratto continuano a permanere. 

Addirittura, Meta ha deciso di rimuovere dall’azienda i programmi di diversità e inclusione.

Come si può dunque sperare in un cambiamento strutturale, in un mondo del lavoro che incoraggi l’autopromozione se studi, analisi, statistiche, ci parlano di aziende e manager che auto-scoraggiano le persone, che ostacolano la loro crescita, l’espressione del loro talento e la possibilità di poter integrare le sfere della vita professionale e vita privata (work-life integration)?

Le organizzazioni, in che modo credono di poter innovare e rinnovare i loro processi senza dapprima favorire l’auto-realizzazione dei collaboratori?

Barattando l’autenticità con un’immagine di facciata? No, non è possibile, perché rispetto al passato, le nuove generazioni sono più sensibili alle tematiche etiche e sociali. Hanno il coraggio di alzare la voce, di denunciare le scorrettezze, di abbandonare luoghi malsani. 

“Dealogando”, il magazine online dedicato agli approfondimenti sul mondo del lavoro, ha realizzato la rubrica “Voci di lavoro” per dare spazio alle voci di lavoratori e lavoratrici che vivono o hanno vissuto in ambienti aziendali tossici. E’ una rubrica che accende i riflettori su storie di maltrattamenti, ingiustizie, burnout, discriminazioni.

Gli ultimi racconti parlano di donne licenziate al rientro dalla maternità, di contratti part-time con orari di lavoro assurdi, di retribuzioni disallineate alle mansioni e al carico di responsabilità, di percorsi di tirocinio senza rimborso. Tante sono le voci che lasciano l’amaro in bocca e che sono la prova schiacciante che la strada da fare per arginare le criticità sui luoghi di lavoro è ancora tanta. Soprattutto per quanto riguarda il divario di genere.

Secondo il Global Gender Gap Report 2024, l’Italia occupa l’87°posto della classifica, registrando una perdita di ben 8 posizioni rispetto al 2023. Mentre, i primi tre paesi che presentano maggiore parità di genere sono Islanda, Finlandia e Norvegia.

Sentirsi straordinari

A fronte di questi dati, il movimento “I am Remarkable” è una di quelle iniziative che dovrebbe fare più rumore rispetto alle storie che narrano le esperienze negative vissute nei luoghi di lavoro. Perché sono progetti volti ad una concreta inclusione, che tengono conto della dimensione umana e del bisogno che hanno le persone di sentirsi valorizzate.

“I am Remarkable” , tradotto vuol dire “Io sono straordinario/a”, vuol dire riconoscere la propria unicità, avere contezza delle proprie attitudini, del proprio perimetro di bellezza in senso lato. Significa essere mossi dal sentimento del sé che impedisce agli altri di scalfire il proprio slancio verso l’autorealizzazione e verso l’espressione del proprio potenziale.

Cosa dovremo aspettarci dal futuro? Lavoratori e lavoratrici sempre più insoddisfatti della loro occupazione, pronti a emigrare all’estero alla ricerca nuove opportunità? Oppure aziende reinventate, in grado di valorizzare le persone e di farle sentire uniche e straordinarie dentro e fuori il luogo di lavoro?

Emanuela Mostrato

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