Il Parlamento giapponese ha eletto Sanae Takaichi prima donna alla guida del Paese, con il voto del 21 ottobre 2025. Ex batterista heavy metal e fedelissima di Shinzo Abe, è lei la lady di ferro che guiderà il Giappone. Ben vista dalle imprese, ha posizioni ultranazionaliste e revisioniste sull’imperialismo nipponico. Dice di ispirarsi a Margaret Thatcher, non supporta la parità di genere. Così come il predecessore, è un membro di punta del Nippon Kaigi, lobby e organizzazione di estrema destra ultranazionalista e negazionista del massacro di Nanchino. Ecco chi è Sanae Takaichi, la prima donna premier in Giappone.
Chi è Sanae Takaichi prima donna premier in Giappone
Nata a Nara nel 1961, in un Giappone ancora dominato da gerarchie maschili e poteri ereditari, a differenza di molti colleghi cresciuti nei grandi clan politici, non proviene da alcuna dinastia. Il suo percorso parte da zero, lontano dai cognomi storici come quello del suo rivale interno Shinjiro Koizumi, figlio di un ex primo ministro. Laureata all’Università di Kobe, Takaichi ha iniziato come assistente parlamentare prima di entrare stabilmente nel Partito Liberal Democratico, imponendosi con rigore e ambizione in un sistema ostile alle outsider. Da giovane suonava la batteria in una band heavy metal, amava la moto ed è una subacquea esperta.
Politicamente, Takaichi rappresenta la continuità più rigida della destra giapponese. È stata una delle alleate più fedeli di Shinzo Abe, di cui condivide l’impianto ideologico fondato su revisionismo storico, potenziamento militare e riscoperta dell’identità imperiale. È membro della lobby ultraconservatrice Nippon Kaigi, che promuove la riscrittura della Costituzione pacifista e sostiene una narrazione negazionista dei crimini dell’imperialismo nipponico, compreso il massacro di Nanchino. Le sue visite al santuario Yasukuni, dove sono onorati anche criminali di guerra, hanno suscitato ripetute tensioni diplomatiche con Cina e Corea del Sud.
Contraria alla parità di genere, al matrimonio egualitario e alla riforma del cognome per le donne sposate, Takaichi è una leader che rivendica disciplina, patriottismo e ordine. Si ispira a Margaret Thatcher, la sua idea di forza è autoritaria, non liberale. Appoggiata dal grande capitale per la promessa di stabilità e di continuità economica con le Abenomics, rappresenta il volto moderno della destra nazionalista giapponese: una donna al vertice del potere che non mette in discussione le strutture patriarcali da cui quel potere discende.
Economia: la ricetta degli investimenti per la gestione delle crisi
Takaichi propone un perno economico chiaro: “crisis-management investment”. Lo Stato sostiene settori ritenuti strategici per resilienza e crescita, come semiconduttori, iA, biotecnologie, medicina avanzata, materiali, difesa ed energia, inclusa la fusione. L’obiettivo è doppio: mitigare rischi e rilanciare una crescita che il Giappone insegue da anni. La premier considera la spesa pubblica uno strumento mirato, non un assegno in bianco. Parla infatti di disciplina fiscale, monitoraggio dei mercati e gestione del rapporto debito/PIL. Il messaggio a imprese e investitori suona così: più previsione, meno shock, regole chiare su dove indirizzare capitale e incentivi.
Mercati e finanza: la prima reazione
La Borsa ha reagito con slancio all’elezione, segnale che gli operatori scommettono su stimoli selettivi e su continuità nella politica monetaria a sostegno della ripresa. L’ottimismo si concentra sui comparti consumo e tecnologia, che possono beneficiare di domanda interna e politiche pro-innovazione. Resta però un punto sensibile: il costo del debito. Un Paese con forte leva pubblica deve calibrare tempi e dimensioni degli interventi per non erodere la fiducia costruita con fatica.
Sicurezza e alleanze: deterrenza, Stati Uniti e quadrilatero indo-pacifico
Sul fronte strategico Takaichi spinge per rafforzare la deterrenza, dentro la cornice della Costituzione e in coordinamento con gli Stati Uniti. Il dossier include difesa a lungo raggio, sicurezza delle filiere, protezione delle infrastrutture critiche e cooperazione tecnologica con partner come Australia e India. Tokyo intende mantenere una linea ferma su stabilità nello stretto di Taiwan e libertà di navigazione nel Mar Cinese Orientale. Il linguaggio della nuova premier mira a rassicurare Washington, senza chiudere canali diplomatici con Pechino e Seul.
Coalizione e stabilità: numeri stretti, agenda serrata
Il governo nasce grazie all’intesa con Nippon Ishin, formazione riformista di centrodestra. La maggioranza resta fragile e impone risultati rapidi su misure percepite dai cittadini: costo della vita, salari reali, natalità, sanità. La finestra di consenso può ampliarsi se il pacchetto crescita produce effetti visibili già nei primi mesi. In caso contrario, l’opposizione troverà spazio su inflazione, disuguaglianze e tempi della transizione energetica. La tenuta dell’esecutivo dipenderà dalla capacità di approvare leggi chiave senza impantanarsi nel bicameralismo.
La prima premier donna del Giappone non rappresenta una svolta culturale
Takaichi non ha costruito la propria ascesa su un’agenda di gender equality e mantiene posizioni caute su matrimonio egualitario e rappresentanza femminile. La prova sarà nei fatti: composizione del governo, obiettivi misurabili per occupazione femminile di qualità, piani contro il gender pay gap, servizi per l’infanzia e carriere STEM.
Nei prossimi giorni Takaichi presenterà la squadra e un pacchetto di indirizzo che intreccia sostegno al reddito, politica industriale e difesa. Sono attesi segnali rapidi verso Washington, anche per calendarizzare incontri di alto livello e allineare i dossier regionali. Sul piano interno, il governo punterà a sbloccare investimenti in R&D, semplificare procedure per nuovi impianti high-tech e rafforzare la sicurezza delle catene di approvvigionamento. La comunicazione istituzionale dovrà spiegare obiettivi, tempi e metriche per evitare aspettative irrealistiche.
Tre indicatori aiuteranno a misurare l’impatto del governo Takaichi
Primo, andamento dei salari reali rispetto all’inflazione, chiave per i consumi. Secondo, flussi di investimenti in settori strategici e tempi di attivazione dei cantieri. Terzo, qualità della coalizione in aula, che si vedrà su bilancio, energia e difesa. Se questi tre elementi funzionano insieme, la novità storica potrà trasformarsi in un ciclo di fiducia più lungo. In caso contrario, il Paese tornerà alla volatilità politica che ha caratterizzato gli ultimi anni.
Ginevra Leone
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