Stress Bragging: vantarsi di lavorare troppo

Stress bragging: vantarsi di lavorare troppo. Chi attua questo comportamento, cerca approvazione e riconoscimento ostentando lo stress.

In un mondo del lavoro che vede le nuove generazioni rivendicare un equilibrio tra vita privata e vita professionale, si inseguono, purtroppo, ancora modelli di successo fondati sullo stress bragging. Con il termine “stress bragging” si indica la tendenza di alcune persone a vantarsi dei livelli di stress derivanti dal lavoro. Chi attua questo comportamento, cerca approvazione e riconoscimento attraverso un sovraccarico di responsabilità, lavoro straordinario e servilismo. Queste persone talvolta fingono di lavorare senza sosta e sono convinte che ostentare una vita frenetica sia segnale di efficienza e produttività.

Il lavoro non è una corsa a chi arriva prima

La ricerca “I’m so stressed!: the relational consequences of stress bragging” (Rodell, Shanklin, Frank, 2024), condotta presso il Terry College of Business dell’Università della Georgia, ha rilevato che coloro che si vantano del proprio stress a causa del lavoro, sono considerati poco competenti e poco simpatici dai colleghi. Ed è comprensibile, poiché essere circondati da chi è ossessionato dalla cultura della prestazione, sortisce effetti negativi. Nei luoghi di lavoro in cui si verifica il fenomeno dello stress bagging, si percepisce un’aria tesa e di malessere.

I lavoratori che si pavoneggiano perché non hanno tempo per sé stessi, perché sono assorbiti dalle tante responsabilità e fanno straordinari, trasmettono energia negativa agli altri colleghi e diffondono una cultura del lavoro basata sulla prestazione, sull’arrivismo e sulla competizione. 

Il lavoro deve consentire di esprimere le proprie attitudini e capacità, non deve incutere stress e pressione. Né farci sentire inadeguati e insicuri. Lavorare deve contemplare l’errore, l’inefficienza, la pausa, il condividere con un collega le difficoltà e gli ostacoli. Non è una corsa a chi arriva prima, a chi è più bravo, a chi a fine mese ha svolto più ore di lavoro.

Bisogna sdoganare l’idea malsana che per farsi apprezzare occorra strafare e sfiorare la soglia dell’esaurimento. Per fortuna le nuove generazioni lo sanno bene, sono disposte infatti a cambiare più volte lavoro pur di trovare quello in linea con i propri valori. Purtroppo però, esiste ancora una fetta di lavoratori ingabbiata in vecchi paradigmi e questa fetta rischia di danneggiare le organizzazioni.

“Oggi la carriera non è più solo scalare l’organigramma aziendale in senso ascensionale, ma trovare un proprio ambito dove si possa stabilire un buon equilibrio tra autonomia e impegno, tra responsabilità e stress. La piacevolezza nei rapporti di lavoro non può venir meno” (Paolo Iacci, Smetto quando voglio).

Stabilire delle relazioni appunto piacevoli, basate sulla collaborazione e il supporto reciproco, è fondamentale per dedicarsi al proprio lavoro con serenità e senza il timore di non fare mai abbastanza. Motivo per il quale bisognerebbe intervenire nei riguardi di chi diffonde il fenomeno dello strass bragging, altrimenti si finisce per “normalizzare” un comportamento che va bandito e denunciato.

Tutelare i lavoratori vuol dire anche prevenire situazioni di pericolo che possono compromettere la loro salute psico-fisica. Significa favorire campagne di formazione che abbiano come focus la costruzione di luoghi di lavoro fondati sul benessere psicologico, sull’ascolto e sull’inclusione. Quando queste misure non vengono adottate e non si fa nulla per prevenire un ambiente di lavoro tossico, lo stress, l’ansia e la depressione possono essere riconosciute e risarcite come malattie professionali dall’INAIL.

Lo stress non è una condizione privilegiata

Nessuno dovrebbe trovarsi nella condizione di scegliere tra vita privata e lavoro, poiché entrambe le sfere devono poter combaciare, coesistere armonicamente. E quando ci si trova in contesti che non lo consentono e che anzi, fanno credere che più si lavora fino allo stremo e più si è apprezzati, bisogna scappare e mettere in salvo la propria stabilità emotiva.

Non c’è nulla di lodevole nel millantare di essere stressati per le troppe ore di lavoro e per le troppe responsabilità. Sicuramente, possono arrivare periodi in cui si concentra un maggior numero di attività da traguardare, ma ben diverso è ostentare regolarmente lo stress come fosse una condizione privilegiata, uno status symbol.

Non è di certo questo il modo per essere apprezzati e riconosciuti come professionisti, piuttosto è solo una triste strategia che rischia di generare un effetto a catena, in cui tutti si lamentano, tutti si vantano di essere sovraccaricati e nessuno è di supporto per l’altro.

Il mondo del lavoro sta andando in tutt’altra direzione, sta percorrendo una rotta che vede le persone andare alla ricerca di luoghi di lavoro autentici, in cui sentirsi felici e in cui la vita privata del singolo è considerata un terreno da salvaguardare. 

Chi non vuole percorrere questa nuova direzione, chi si oppone al cambiamento, resterà indietro nel rumore sordo di un glorioso stress di cui nessuno se ne importerà.

Emanuela Mostrato

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