Un anno di Trump: lo Zar da discount che voleva essere Putin ma si è fatto fregare dalla Cina

Un anno di Trump: lo Zar da discount che voleva essere Putin ma si è fatto fregare dalla Cina da Xi dalla Russia e dagli Arabi

Se la democrazia americana fosse un corpo umano, Donald Trump sarebbe un calcolo renale grande quanto una pallina da golf: doloroso, grotteco e impossibile da espellere senza urlare. Guardatelo. Non è un politico, è un’allucinazione collettiva tenuta insieme da lacca in quantità industriale e rancore puro. Il suo più che un anno di presidenza è stato un capriccio prolungato di un bambinone viziato di quasi ottantanni che ha scambiato la Casa Bianca per l’asilo nido più armato del mondo. Ci ricordiamo tutti la lettera a Oslo, vero? Quella missiva patetica, scritta probabilmente con i pastelli a cera, in cui pretendeva il Nobel per la Pace come se fosse il giocattolo nel Happy Meal che gli avevano promesso. “Non mi date il premio? Allora mi porto via la palla”. E la palla sono i codici nucleari. Per non parlare dell’autoproclamazione a Presidente del Venezuela. Un momento di delirio tropicale così puro, così chimicamente instabile, che nemmeno García Márquez sotto acido avrebbe potuto scriverlo. Un anno in cui ha liberato narcotrafficanti con 45 anni di condanna come se fossero eroi di guerra e si cuce la bocca col filo spinato pur di non nominare Jeffrey Epstein, sapendo bene che l’unica cosa che non può graziare è il suo nome stampato su quella fottuta lista passeggeri. Peggio di lui c’è solo il tifo da stadio dei nostri compaesani, un glorioso inno all’analfabetismo funzionale: gente che si beve la santificazione di Kirk urlando vergogna contro la dittatura Woke , mentre nello stesso, schizofrenico respiro esulta per gli sgherri che giustiziano una poetessa disarmata e fanno finta di non vedere le università che censurano Stephen King e Platone.

Guardare Trump che cerca di decifrare la psiche di Putin è come osservare un macaco strafatto di Diet Coke che tenta di riparare un orologio svizzero con un martello di gomma

Non ha i mezzi, Cristo santo, non ha l’hardware culturale! Putinè un rettile cresciuto nel ghiaccio del KGB, un uomo che gioca a scacchi con i cadaveri; Donald pensa che Delitto e Castigo sia una puntata speciale di Law & Order finita male. È dolorosamente evidente: Trump è un Putin difettoso, una versione beta piena di bug che crasha ogni volta che prova a installare la versione Vorrei essere uno Zar 2.0. Vorrebbe il polonio nel tè dei nemici, ma si accontenta di insultarli su Truth Social mentre si strozza con un Big Mac. E la tragedia finale? Mentre i due si guardano negli occhi in una sorta di Ultimo Tango a Parigi, la Cina non sta a guardare. Xi Jinping, con la pazienza di un becchino millenario, gli sta sfilando il tappeto da sotto i piedi con una tale dolcezza che Trump, mentre cade di culo sul pavimento della storia, è ancora convinto di stare levitando.

Benvenuti negli Stati Uniti di Bananistan, dove l’economia non si misura più in PIL, ma in “vibrazioni positive” decretate per ordine esecutivo

Avete visto cosa ha fatto al Bureau of Labor Statistics? Ha licenziato il capo statistico perché i numeri sulla disoccupazione erano “maleducati”. Capite? Non corregge l’economia, corregge il termometro. È la logica del dittatore da operetta sudamericana che, quando ha la febbre, spara al medico.

E mentre il mercato del lavoro diventa una fanfiction scritta col pastello rosso, la giustizia si trasforma in un bazar per gli amici degli amici. Il Dipartimento di Giustizia è stato svuotato come un pesce vecchio e riempito di lealisti che giurano fedeltà non alla Costituzione, ma al toupet del Capo. Si parla di usare l’esercito contro i “nemici interni” che sarebbero gli americano DEM, o chiunque non compri le sue sneaker dorate. È un colpo di stato al rallentatore, trasmesso in streaming su una piattaforma che crasha ogni cinque minuti, diretto da un uomo che vorrebbe essere Perón ma ha il carisma di un amministratore di condominio che ti buca le gomme dell’auto per ripicca.

Se pensavate che il governo fosse una cosa seria, vi siete persi l’ultima stagione di questo reality show dell’orrore. Trump non ha nominato un gabinetto, ha fatto il casting per un remake di Suicide Squad diretto da un ubriaco

Guardate chi ha messo a capo dell’FBI: Kash Patel, un uomo che vede il “Deep State” anche nella sua tazza di cereali al mattino. Un teorico della cospirazione che vuole chiudere il quartier generale dell’FBI e mandare gli agenti a inseguire i fantasmi di QAnon mentre lui smantella l’unica agenzia che poteva indagare sul suo capo. È come mettere un piromane a capo dei Vigili del Fuoco e dargli un lanciafiamme come bonus di benvenuto.

La ciliegina sulla torta è designare Matt Gaetz come Procuratore Generale. Sì, avete letto bene. L’uomo che era sotto indagine per traffico sessuale di minori e uso di droghe è ora il capo della giustizia americana. È un corto circuito morale così potente che dovrebbe far saltare la corrente in tutto l’emisfero occidentale. Mettere Gaetz alla Giustizia non è come mettere la volpe nel pollaio; è come invitare Jeffrey Dahmer a condurre un corso di cucina vegana.

infine abbiamo RFK Jr. alla Salute, un uomo che pensa che i vaccini siano siero di vipera e che probabilmente curerà la prossima pandemia con clisteri di caffè e cristalli magici. per non parlare di Linda McMahon all’Istruzione La signora del wrestling? Perfetto. Insegneremo ai nostri figli che la Terra è piatta e che il modo migliore per risolvere un’equazione è spaccare una sedia sulla schiena del professore. Non è un governo, è una sala d’attesa per il manicomio criminale, e noi siamo tutti legati alla barella.

Alla fine, la verità è che Trump è il comico più onesto della storia

È salito sul palco, ha guardato il pubblico negli occhi e ha detto: “Posso sparare a qualcuno nella Fifth Avenue e mi voterete lo stesso”. E noi? Noi abbiamo riso. Abbiamo pensato fosse un numero di repertorio. Invece era una promessa elettorale. Non guardate lui, guardate voi stessi. Lui è solo il sintomo di una sifilide culturale non curata che ci sta mangiando il cervello. È l’America che si guarda allo specchio dopo una sbornia colossale, vede un mostro con la pelle arancione e i capelli di zucchero filato e decide di baciarlo con la lingua. Non c’è nessun “Grande Risveglio”. C’è solo lui che ci piscia sulle scarpe in diretta nazionale e noi che dibattiamo se sia Champagne, mentre Cina e Quatar si comprano il teatro e spegono le luci.

Se questo è il Sogno Americano, qualcuno mi svegli a calci in faccia.

Giovanni Scafoglio

Leggi anche

Related Post