Il conflitto tra lo scrittore Stephen King e Donald Trump è una delle faide pubbliche più lunghe e accese tra il mondo della cultura e quello della politica statunitense, intensificatasi ulteriormente nel 2025 e all’inizio del 2026. King usa la sua penna affilata per colpire i nervi scoperti dell’amministrazione repubblicana, arrivando a paragonare le azioni dell’ICE alla Gestapo o definendo la presidenza Trump come una Horror story. L’accusa principale rimane l’inadeguatezza morale e intellettuale di Trump, un concetto ribadito costantemente anche attraverso attacchi diretti a Elon Musk. Il proprietario di X è ritenuto colpevole di fomentare la “disinformazione pro-Trump” e di permettere la circolazione di “bugie spudorate” che inquinano il dibattito democratico. Molti fan e lo stesso King hanno spesso paragonato Trump al personaggio di Greg Stillson del romanzo La zona morta (1979), un politico populista e pericoloso che lo scrittore ritiene di aver “predetto” decenni fa. Ecco tutte le “gustose” dichiarazioni del Re contro colui che avrebbe voluto essere uno Zar.
Le più spassose frasi “dedicate” da Stephen King a Donald Trump
Peggio di qualsiasi storia dell’orrore
Stephen King ha pubblicato un messaggio sul suo profilo Twitter il 4 maggio 2017 in riferimento a Donald Trump. Lo scrittore ha affermato testualmente: “Che questo tizio abbia il dito sul grilletto nucleare è peggio di qualsiasi storia dell’orrore che io abbia mai scritto”. Concetto poi ripreso alcune settimane fa in una intervista al The Guardian: Donald Trump è “una storia dell’orrore”. Alla domanda su quale potrebbero essere le possibili conclusioni per questa vicenda, lo scrittore non ha esitato: il miglior finale sarebbe l’impeachment — “vorrei vederlo ritirato, mettiamola così” — mentre l’esito peggiore sarebbe che ottenesse un terzo mandato, ottenendo il pieno controllo. E anche in quel caso, secondo King, “comunque è una storia dell’orrore”.
Avete un presidente che non ha idea della grammatica di base
Stephen King ha pubblicato un tweet il 10 luglio 2017 ha scritto testualmente: “Avete un presidente che non sa fare lo spelling, non ha idea della grammatica di base e non legge. Mia madre diceva: ottieni quello che meriti”.
E ancora:
“I suoi tweet mostrano che è un caso da manuale di disturbo narcisistico di personalità” – Twitter – 28 dicembre 2017
“Se Donald vince, potrete chiamarlo Re Trump I. Gli piacerà” – X – 1 luglio 2024
“Qualunque cosa pensiate di Joe Biden, non è un fascista. Donald Trump lo è. E ha una Corte Suprema che lo sosterrà” – X – 2 luglio 2024
“Donnie ha superato la sua data di scadenza” – X – 12 ottobre 2024
“Il feed su X è ora composto quasi interamente da disinformazione pro-Trump e bugie spudorate” – X – 12 settembre 2024
“Non penso che sia una storia dell’orrore… Penso che sia un pazzo pericoloso” – The Sunday Times – 19 maggio 2024
“Trump vuole essere un dittatore” – X – 23 gennaio 2024
“Penso che tra cinque o dieci anni non ci sarà nessuno che ammetterà di aver votato per lui” – The Sunday Times – 19 maggio 2024
“Volevo solo dire che Trump è un idiota traditore amante di Putin! E vale doppio per Elon!” – X – Febbraio 2025
Il blocco su Twitter e la “risposta” di Stephen King
Il 13 giugno 2017, Stephen King ha annunciato di essere stato bloccato dall’account personale di Donald Trump, commentando l’accaduto con sarcasmo: “Trump mi ha bloccato dalla lettura dei suoi tweet. Forse dovrò uccidermi”. Pochi mesi dopo, il 25 agosto 2017, lo scrittore ha risposto “ufficialmente” al blocco presidenziale imponendo a sua volta un divieto legato alle sue opere in uscita in quel periodo (il film IT e la serie tv Mr. Mercedes). King ha scritto su Twitter: “Donald Trump mi ha bloccato su Twitter. Con la presente gli vieto di vedere IT o MR. MERCEDES. Niente clown per te, Donald. Vai a galleggiare”. Nota dell’autore: l’espressione originale “Go float yourself” è un gioco di parole tra l’insulto “Go fuck yourself” e la frase iconica di Pennywise “We all float down here”).
Da parte sua l’amministrazione Trump ha cercato di farla pagare a Stephen King censurando alcuni dei suoi libri. Ne scriviamo in questo articolo: L’America censura Stephen King: è l’autore più censurato dalle scuole USA
I fan e lo stesso Stephen King hanno associato pubblicamente la figura di Donald Trump a Greg Stillson, l’antagonista del suo romanzo del 1979 La zona morta (The Dead Zone)
Nel libro, Stillson è un venditore di Bibbie porta a porta che intraprende una carriera politica basata su un populismo aggressivo, presentandosi come un outsider nemico dell’establishment, ma che nasconde una natura instabile e pericolosa. L’autore ha evidenziato questa similitudine fin dalla campagna elettorale del 2016. In un’intervista a NowThis del 25 settembre 2019, King ha dichiarato di essersi reso conto, osservando l’ascesa politica di Trump, di aver “scritto di lui” quarant’anni prima. Lo scrittore ha spiegato che entrambi i personaggi, quello reale e quello letterario, utilizzano la tattica di dire “qualsiasi cosa passi loro per la testa” per galvanizzare la folla, rompendo ogni schema politico tradizionale.
Un dettaglio specifico citato da King riguarda la gestualità e il rapporto con il pubblico di Trump
Nel romanzo, Stillson lancia hot dog alla folla durante i comizi per dimostrare di essere “uno del popolo”. King ha collegato esplicitamente questa scena all’episodio dell’ottobre 2017, quando Donald Trump, in visita a Porto Rico dopo l’uragano Maria, ha lanciato rotoli di carta assorbente alla folla di sfollati come fossero palle da basket.
Il parallelismo tocca anche lo scenario più estremo descritto nel libro: il protagonista, Johnny Smith, stringendo la mano a Stillson, ha una premonizione in cui vede il politico, divenuto Presidente, scatenare un olocausto nucleare. Questa visione narrativa si ricollega direttamente al tweet del 4 maggio 2017 (citato in precedenza), in cui King esprimeva il terrore reale di vedere Trump con accesso ai codici nucleari.
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