Tesla è prossima alla fine? Il crollo che porterà Elon Musk a chiudere i battenti

L’azienda di Elon Musk è prossima alla fine: Tesla ha subito un crollo che mai alcuna casa automobilistica aveva mai riscontrato.

Crollo Tesla, le azioni dell’azienda di Musk (al 18 dicembre del 2024 sfioravano il record di 461,25 euro) hanno subito un crollo che mai nessuna casa automobilistica aveva riscontrato, è l’inizio della fine? Nel momento in cui vi scrivo il valore di un’azione supera di poco i 200 euro, le previsioni future non sono positive. Le cause del disastro sono varie e situazione si fa sempre più complicata.

Cosa si cela dietro al crollo di Tesla, l’azienda di Elon Musk è davvero prossima alla fine?

Superato il picco in borsa di metà dicembre, indubbiamente dovuto all’elezione di Trump, in cui Musk ha giocato un ruolo rilevante, ad oggi le vendite di veicoli firmati Tesla, sono inferiori del 30% rispetto all’anno precedente.

Ad andare a svantaggio dell’attività di Elon Musk è indubbiamente la sua presa di posizione in politica. Ma questa non è l’unica causa del crollo dell’azienda.

La situazione dello stretto di Suez, assieme ai ritardi di produzione della nuova Model Y, hanno rallentato le consegne del nuovo modello. E così, chi si era interessato all’acquisto, anziché optare per una versione precedente, rimane in attesa dell’arrivo nel continente del nuovo restyling aggiornato, penalizzando così le vendite nel periodo attuale.

Ai ritardi sulle nuove auto si sommano innumerevoli proteste. Chi, già in possesso di un’automobile della casa Texana, opta per sbarazzarsene rivendendola a prezzi sottomercato e incrementando ulteriormente il deficit di bilancio. Per non parlare di chi si schiera davanti alla gigafactory di Berlino a contestare le politiche di Musk. Anche in Italia non mancano le rivolte. È stato infatti preso di mira da attivisti di sinistra e ambientalisti il concessionario di piazza Gae Aulenti a Milano.

Musk non è più il solo a impugnare il mercato dell’elettrico

Alle cause del crollo di Tesla si aggiunge la sempre più ampia concorrenza, se prima Elon Musk teneva in pugno il mercato dell’elettrico, ora la fine del monopolio pare sempre più vicina. Tanto è che il declino di Tesla si contrappone all’ascesa della cinese BYD. A febbraio, le immatricolazioni Tesla in Cina sono quasi dimezzate, tornando allo stato di luglio 2022. L’azienda di Shenzhen ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, riuscendo a produrre auto con tecnologie sempre più avanzate a un prezzo inferiore. Come se non bastasse, l’economia sotto pressione della Cina – conseguenza del governo Trump – lascia preferire agli acquirenti i produttori locali, voltando le spalle al la casa americana.

Anche Trump si compra una Tesla

Rimangiandosi quanto sostenuto in precedenza contro le auto elettriche, che dovrebbero “rot in hell” (marcire all’inferno), lo scorso 11 marzo il presidente Trump ha acquistato una Tesla model S.

In una diretta su X, davanti alla casa bianca assieme ad Elon Musk, il presidente ha dichiarato di voler acquistare un’auto della casa Texana per sostenere lo stesso Musk. Dopo aver visionato attentamente tutta la gamma (e nonostante il consiglio dell’imprenditore sudafricano di scegliere il modello Cybertruck perché “questa è antiproiettile”) Donald Trump ha puntato il dito su una Model S rossa. Ironia della sorte, al presidente degli Stati Uniti è proibito condurre un veicolo su strade pubbliche. Forse proprio per questo, quanto dichiarato sull’insufficiente autonomia di questo tipo di automobili, non sembra più essere un problema.

Indubbiamente il sostegno del presidente degli USA porterà un forte riscontro, ma non può che considerarsi un’arma a doppio taglio. Se da un lato avvicinerà i sostenitori della destra del governo Trump all’azienda in crisi, dall’altro non farà che allontanare ancora di più i protagonisti delle recenti rivolte contro Tesla, nonché i consumatori in Europa, dove le idee politiche di Elon Musk sembrano assumere sempre più un peso non indifferente.

L’appoggio di Elon Musk all’AfD scuote la Germania: il crollo di Tesla nel paese tocca il -70%

Già a gennaio Musk aveva incolpato la Germania di continuare a dare troppo peso alla “colpa passata”, sottolineando la sua contrarietà all’ideologia woke. Nei giorni passati, durante un congresso tenutosi ad Halle, avrebbe manifestato il suo appoggio al partito di estrema destra Alternative für Deutschland. “Solo l’AfD può salvare la Germania” ha affermato Musk. Pare che per lui la disruption, cioè la distruzione delle strutture esistenti attraverso nuove soluzioni, sia la norma da seguire.

Non è un episodio così nuovo, similmente aveva sostenuto Trump durante le scorse elezioni statunitensi. E se già aveva fatto storcere il naso a molti americani, in Germania l’impatto delle sue ideologie politiche è stato estremo. Nei primi due mesi dell’anno le immatricolazioni di veicoli Tesla sono diminuite del 70%.

Cosa dobbiamo aspettarci da Elon Musk? Di certo non solo automobili

Se era nata come un brand in contrasto alla crisi climatica e con valori ben definiti, Tesla è passata negli ultimi mesi a rappresentanza di un’ideologia politica. La scelta di legare tanto fortemente il personaggio di Elon Musk alla società è anch’essa un’arma a doppio taglio. La sua figura estremamente popolare collabora alla fama dell’azienda, ma inverosimilmente potrà mai essere in grado di mettere d’accordo tutti, in particolare dopo le sue prese di posizione in politica.

Seppure tutti, alla parola “Tesla” pensino ad una macchina elettrica, la produzione automobilistica non è l’unica attività dell’azienda. Tesla è infatti una realtà avviata anche nel settore della robotica, ed oltre alla produzione di automobili destinate ai consumatori, sta lavorando alla realizzazione di robotaxi, veri e propri taxi dotati della già esistente tecnologia FSD (full self driving) di guida autonoma.

Secondo gli analisti, le azioni della società sono destinate a toccare fondali ben più profondi di oggi, arrivando a scendere fin sotto ai 130 euro. Il 2025 sarà perciò l’anno delle risposte. Riusciranno le nuove vendite di Model Y, assieme all’innovazione robotica e al lancio dei primi robotaxi a ovviare al crollo e a riportare a galla le valutazioni di Tesla, oppure si tratta dell’inizio della fine per l’impero di Musk?

Matteo Mantovani

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