Dopo la recente uscita di Netflix della serie Adolescence si è iniziato a parlare della dinamica 80/20. La miniserie ha scatenato infatti svariate critiche e ha smosso acque che sembravano ormai stagnanti. Uno dei problemi principali fuori e dentro la serie è proprio quello della problematica dell’80/20. Ma cos’è davvero? E perché ora si parla solo di questo?
Le origini della dinamica dell’80/20, mostrata nella serie Netflix Adolescence
In realtà la dinamica trattata ha origini ben precise e diverse da quello che si pensa oggi in seguito all’uscita della serie Netflix. Deriva infatti dal principio di Pareto, formulato nel XIX secolo dal matematico italiano Pareto. Questa è la regola secondo cui l’80% dei risultati è dovuto al 20% delle cause. Allora una piccola percentuale di azioni o risorse è spesso responsabile della maggior parte dei benefici. Il principio ha varie applicazioni ad esempio nella gestione del tempo, nel marketing o anche nella vita quotidiana. Nel caso di Adolescence viene applicata affermando che l’80% delle donne sceglierebbe solo il 20% degli uomini, considerati più attraenti o dominanti.
Nella serie è proprio il protagonista tredicenne Jamie a spiegare alla psicologa questa dinamica e lei ne rimane stupita. Lui successivamente taglia corto dicendo che il suo essere brutto lo porta a non essere parte del 20% attraente. Per fare parte della percentuale minore è necessario infatti avere un ruolo di potere, mascolinità, spalle larghe e statura sopra il metro e ottanta. il ragazzo non è così e proprio per questo non rientra nel gruppo scatenando allora problemi di mascolinità e sessismo.
Il punto di vista femminile nella vicenda
Provano questa teoria anche l’altro sesso, accomunato da molteplici pensieri, tra cui: i migliori sono già tutti occupati; gli uomini non stanno mai soli, hanno tutti mogli e amanti. Inoltre è noto come molti uomini oggi badino solo all’aspetto fisico, non si sanno più impegnare, non vogliono altro che una notte di sesso, non sono pronti per una relazione e non vogliono figli. Spesso ti vogliono solo se sei fighissima, ti vogliono solo se sei giovanissima, se gli piaci probabilmente sono casi umani. Rientrano tra queste dinamiche anche quelle del body shaming con diversi pensieri: perdere cinque chili per piacere di più, piastrarsi i capelli, depilarsi o vestirsi di più o di meno in base agli ambienti. A volte le donne sono anche ritenute troppo poco femminili, troppo piatte o ancora troppo grasse.
Insomma mille sono i problemi che si creano nelle teste maschili e femminili di tutte le età. La dinamica dell’80/20 negli anni Novanta funzionava esattamente al contrario. Infatti a quasi tutti gli uomini, secondo le autrici, piace un tipo preciso di donna: femminile, zitta, elegante, magra ma con un po’ di curve e che almeno in prima battuta li sa rifiutare. Rifiutarli però senza umiliare la loro persona, proprio per non finire come Katie, vittima del protagonista.
Il web alimenta la dinamica dell’80/20 della serie Netflix Adolescence
L’utilizzo inappropriato e sconsiderato del web e nello specifico dei social alimenta senza dubbio queste dinamiche già presenti. Sicuramente il fatto che dei ragazzini a malapena adolescenti inizino ad utilizzare il cellulare senza controlli esterni può solo portare, in certi casi, ad episodi come quello di Adolescence. È importante conoscere allora il concetto della manosfera. Quest’ultima è quel complesso di forum e comunità online che promuovono la misoginia, l’antifemminismo, il sessismo e la supremazia maschile. È una rete che incoraggia all’odio e al risentimento, che si muove su radicate convinzioni di maschilismo e machismo. Altro termine collegato è invece quello dell’incel. Questi sono infatti uomini che disprezzano le donne, accusate di averli privati del loro diritto al piacere e su cui riversano tutte le loro frustrazioni. In rete sono presenti molte comunità virtuali dove questi soggetti si ritrovano per sfogarsi.
È questo il caso della nuova serie Netflix Adolescence che vuole rispecchiare e mostrare queste questioni problematiche derivate dal web, proprio come quella dellla dinamica dell’80/20. È il tredicenne che ne parla con la psicologa nel terzo episodio. Lei allora ne rimane sconcertata proprio perché ignara di tutto ciò, un po’ come la maggior parte degli spettatori.
Si può fare qualcosa?
Dopo essere venuti a conoscenza della teoria dell’80/20, oggi diventata un problema, sorge spontaneo chiedersi se è possibile reagire in un qualche modo o arrivare anche ad una eventuale prevenzione. Netflix ci ha voluto dare l’esempio perfetto, ovvero quello del ragazzo brillante con una vita apparentemente normale. E nonostante questa innocenza bambinesca è comunque stato in grado di cadere vittima di ideologie distorte e violente. In effetti è proprio la sua età a renderlo vulnerabile e plasmabile da queste teorie. Ecco perché sicuramente è necessario agire sulla fascia d’età preadolescenziale e adolescenziale. La scuola dovrebbe introdurre lezioni di educazione sessuale per prevenire queste forme di violenza fisica e verbale. Un esempio lampante per l’Italia degli ultimi giorni è proprio quello dei femminicidi, tema riconducibile anche in questo caso alla serie Netflix Adolescence e alla dinamica dell’80/20.
Il ragazzo infatti uccide la sua compagna di classe, facendoci così esplorare le radici della violenza maschile e dei fenomeni social più insidiosi, visti proprio dal punto di vista di un neo adolescente. Proprio perché l’assasino è il prodotto di genitori che non hanno visto, una scuola a cui non è importato nulla e una mente che non l’ha fermato, allora è necessario agire proprio dove il problema tende a radicarsi.
Micol Landi
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