I big della Silicon Valley, vietano smartphone e AI ai propri figli: ecco perché

Nella Silicon Valley i grandi capi vietano smartphone e AI ai propri figli mentre Google e le Big Tech offrono Ai gratis ai bambini delle scuole di tutto il mondo. Elon Musk, Mark Zuckerberg, Jensen Huang di Nvidia, Tim Cook di Apple Sundar Pichai di Google, Jeff Bezos, Bill Gates.

Chi guida le più grandi aziende tecnologiche del mondo non lascia che i propri figli usino smartphone e schermi. È una regola non scritta che va avanti da anni nella Silicon Valley, e oggi riguarda anche l’intelligenza artificiale. Bill Gates e Sam Altman, il fondatore di OpenAI, sono solo due dei nomi noti che applicano questa linea dura in famiglia. Chi lavora ogni giorno con questi strumenti sembra essere il primo a diffidarne quando si tratta dei propri bambini. Tutto comincia nel 2007, con le prime regole imposte da Gates. Da lì si arriva fino a settembre 2026, quando persino i chatbot di intelligenza artificiale finiscono tra le cose vietate ai più piccoli. Una scelta che stona con quanto raccontano le stesse aziende, da Google a Microsoft fino a OpenAI, secondo cui l’AI cambierà tutto, scuola compresa. E così mentre Google e le Big Tech offrono strumenti di iA gratis ai bambini delle scuole di tutto il mondo, a pochi passi dalla sede proprio di Google nasce una scuola per i figli dei rampolli della Silicon Valley che vieta cellulati e iA tra le proprie mura.

Una scuola senza tecnologia nata vicino alla sede di Google

Vicino alla sede di Google, in California, c’è un istituto che accoglie bambini dai 3 ai 12 anni e vieta gli smartphone tra le sue mura. Si chiama Waldorf School of the Peninsula. Non ci sono tablet né schermi digitali di alcun tipo: si scrive con carta, penna e gesso. Il motto della scuola parla di «un’educazione umana per un mondo in cambiamento». L’obiettivo dichiarato è far crescere bambini capaci di sviluppare doti che appartengono solo agli esseri umani, utili per guidare persone e aziende anche dopo il 2030. La retta costa circa 47mila dollari l’anno. Eppure sono in tanti, tra i manager del settore tech, a scegliere proprio questa scuola per i propri figli.

Non si tratta solo di un fenomeno californiano. Anche diversi Paesi, Italia compresa, stanno valutando da mesi di vietare i social network ai minori di 16 anni. Cresce intanto, tra i genitori di tutto il mondo, la preoccupazione per il tempo che i bambini passano davanti a uno schermo.

I boss della Silicon Valley che vietano smartphone e AI ai propri figli: una storia che parte da lontano

Le regole ferree sulla tecnologia in famiglia non sono una novità legata all’intelligenza artificiale. Bill Gates aveva già fissato limiti severi su computer e televisione per la figlia nel lontano 2007, quando la ragazza passava troppe ore sui videogiochi. Quattro anni dopo, nel 2011, si seppe che pure Steve Jobs teneva l’iPad lontano dai suoi bambini: il tablet che Apple aveva lanciato da poco. È da qui che nasce il termine inglese “iPad kids”, usato per descrivere i bambini cresciuti con lo sguardo incollato a un display.

Altri due nomi si sono aggiunti negli ultimi anni. Nel 2024 l’investitore Peter Thiel ha raccontato che i suoi due figli, allora di tre e cinque anni, guardavano uno schermo per circa novanta minuti alla settimana. Evan Spiegel, che ha fondato Snapchat, segue una linea altrettanto rigida con i suoi quattro figli. Al più piccolo, di due anni, lo schermo è quasi del tutto sconosciuto.

Il tema è arrivato anche in Italia nelle ultime settimane, con la vicenda di uno spot Apple comparso a Milano. Lo spot mostrava un bambino intento a usare un iPhone ed è stato ritirato dopo le proteste e le segnalazioni arrivate alle autorità.

Ora tocca all’intelligenza artificiale

L’arrivo dell’intelligenza artificiale non ha cambiato questa linea di condotta. Le grandi aziende del settore la descrivono come una tecnologia ormai inevitabile, destinata a trasformare ogni ambito della vita, scuola inclusa. Microsoft e Google hanno già lanciato servizi di AI pensati per le scuole. Sam Altman, dal canto suo, sostiene che l’intero sistema universitario andrebbe ripensato da capo.

Quando si parla dei propri figli, però, tornano le stesse cautele di sempre. Altman ammette di ricorrere spesso a ChatGPT per farsi consigliare su come occuparsi di suo figlio, nato nel 2025. Da quando è diventato padre, si è fatto più rigido sull’uso del tablet e su ciò che gli algoritmi di YouTube o Instagram propongono ai bambini. Non dice ancora quando permetterà al figlio di parlare da solo con un’intelligenza artificiale. Preferisce andarci piano, meglio tardi che troppo presto.

Sia Altman sia Spiegel ricordano di essersi annoiati parecchio quando erano piccoli. Solo crescendo hanno capito quanto quella noia li avesse aiutati: li spingeva a leggere, a inventare giochi, a stare fuori casa. Per ora preferiscono che i loro figli passino il tempo in modo semplice, lontano da qualsiasi schermo.

L’eccezione di Zuckerberg

Mark Zuckerberg, alla guida di Meta, rappresenta un’eccezione a questo quadro. La sua azienda ha appena chiuso una causa legale che la accusava di aver creato prodotti capaci di dare dipendenza e di aver violato la privacy di utenti minorenni. Per chiudere la causa, Meta ha pagato 18 miliardi di dollari, senza però ammettere colpe.

Ad agosto Zuckerberg ha diffuso un lungo testo sul futuro dell’intelligenza artificiale. Al suo interno scrive che sua figlia, otto anni, sa già scrivere piccoli programmi e montare video grazie a questi strumenti. Poche settimane prima, Meta aveva lanciato StoryKit, un’app che genera con l’intelligenza artificiale storie della buonanotte per i bambini, al posto dei genitori. È stata presentata come un modo per ridurre il tempo passato davanti a uno schermo.

E in Italia?

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, tra i bambini di 11-15 mesi che stanno davanti a uno schermo per una o due ore al giorno, la quota va dal 4,4 per cento in Veneto al 32,6 per cento in Sicilia. Il presidente dell’Istituto, Rocco Bellantone, ha spiegato che le disuguaglianze economiche, sociali e culturali si vedono già nei primi mesi di vita di un bambino. Con il tempo, poi, tendono ad allargarsi ancora di più. Da qui la raccomandazione di evitare qualsiasi esposizione agli schermi prima dei due anni.

Francesca Rampazzo

Testo realizzato tramite Deep Research e l’ausilio di strumenti Ai. Foto realizzata da una Ai generativa, nel dettaglio: Elon Musk, Mark Zuckerberg, Jensen Huang di Nvidia, Tim Cook di Apple Sundar Pichai di Google, Jeff Bezos, Bill Gates.

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