La possibile candidatura di Rita De Crescenzo riapre uno dei dibatti più vecchi del mondo: chi ha diritto di fare politica? Una domanda semplice ma che svela il più grande nervo scoperto della sinistra: l’elitarismo travestito da progresso.
È bastata un’intervista per far ritornare alla ribalta i vari benpensanti, come li definì Frankie con tanta precisione nella sua celebre canzone
Rita De Crescenzo, influencer napoletana con un passato turbolento, ha affermato di essere disponibile ad un’eventuale candidatura e ciò ha scatenato, come da copione, un dibattito binario: da una parte chi non la ritiene “pronta culturalmente”, dall’altra chi la ritiene “inadatta” a causa dei suoi trascorsi giudiziari.
Rita de Crescenzo, però, si sta mettendo in gioco, ha iniziato a studiare per colmare quel gap culturale attraverso un podcast che vede Maria Rosaria Boccia nelle vesti di tutor. In un momento in cui la politica ha sempre più difficolta a coinvolgere le persone, la sua candidatura potrebbe essere l’ennesimo teatrino mediatico.
In realtà ciò che ci rimane da questa candidatura è la dimostrazione che il limite della sinistra non sono le idee, bensì l’elitarismo
Non sarà la De Crescenzo il personaggio che riavvicinerà le masse alla politica ma ha tutto il diritto di provarci. Toccherà poi agli elettori, non ai salotti, decidere se è la persona giusta. Certo, i dubbi sono tanti, e forse non ha ancora gli strumenti per sopravvivere in un luogo così selvaggio come quello politico ma rifiutare la sua candidatura a priori è estremamente sbagliato.
Rifiutarla significa affermare che la politica è solo per chi ha una certa formazione, una certa dizione o un certo guardaroba. L’altra faccia della medaglia è Edoardo Prati, il più bravo a fare il cosplay dell’intellettuale: interviste in un italiano colto, con voce impostata, dizione perfetta e vestiti novecenteschi.
Entrambi sono il risultato di specifiche richieste del mercato e uno esiste perché esiste l’altro. Edoardo Prati, secondo i media, è la figura a cui le nuove generazioni dovrebbero tendere, Rita De Crescenzo invece è la figura che le nuove generazioni, in determinate situazioni, sono: imperfetti, caotici ma in cerca di riscatto.
Prati rassicura, De Crescenzo destabilizza
Il primo è il feticcio delle vecchie generazioni, la De Crescenzo invece è una mina vagante. Personalmente, i miei dubbi sulla De Crescenzo riguardano il suo passato giudiziario ma in un paese in cui ha governato Berlusconi per tanti anni, crediamoci almeno nel concetto di redenzione.
Ben venga la sua candidatura se serve a rompere schemi borghesi, ben venga la sua candidatura che può portare quel santo caos che manda in crisi quel sistema troppo abituato a decidere dall’alto chi è degno e chi no.
Infine, sono inutili i paragoni comodi: la De Crescenzo non è Cicciolina
La seconda entrò in Parlamento con il Partito Radicale grazie ad una buonissima strategia comunicativa e un impegno concreto: fu una delle prime a condurre la battaglia contro l’esclusione delle persone affette da HIV. Ogni volta che si paragonano le due si fa per stereotipi dovuti al lavoro della seconda, dimenticando o ignorando la storia politica di questo paese.
A me poco interessa della candidatura della De Crescenzo ma ciò che ne è emerso: un pregiudizio travestito da analisi, un moralismo che in realtà è solo un tentativo di mantenimento dello status quo. Rita De Crescenzo non è la soluzione. Ma è sicuramente una provocazione utile.
E in un paese bloccato, anche questo può servire
Cristian Morgante
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