Dicembre 2, 2022
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Qualche settimana fa è avvenuta l’ennesima protesta climatica, alla National Gallery di Londra. Due attiviste del gruppo Just Stop Oil hanno lanciato della salsa di pomodoro contro un quadro di Van Gogh. Gli attivisti protestano per il clima, più precisamente, il nome di questo gruppo (Just Stop Oil) si riferisce al voler fermare l’uso dei combustibili fossili. È da un po’, ormai, che vediamo in giro per tutto il mondo questo tipo di proteste contro l’arte. Ma è davvero giusto farlo in questo modo?

Moltissimi attivisti decidono anche di incollarsi alle opere

Just Stop Oil è un movimento di protesta presente già da qualche tempo nel territorio britannico. Il suo obbiettivo è, appunto, garantire che il governo inglese si impegni a porre fine alle licenze circa lo sviluppo e l’utilizzo di carbon fossile nel Regno Unito. Alcuni rovesciano sostanze, generalmente cibo, sulle opere d’arte. Altri decidono di “incollarsi” letteralmente alle opere fino a quando non vengono “scollati” con la forza. Questo sta ad indicare quasi l’ “immobilità” della società quando si parla di ambiente. Abbiamo, letteralmente, bisogno di qualcuno che ci strattoni e che ci riporti alla realtà e alla mobilità.

Anche in Germania, due attivisti del gruppo Last Generation, domenica 23 ottobre hanno imbrattato l’opera “Il Pagliaio”, celebre quadro di Monet. Anche qui, come nel caso successo a Londra, l’opera era chiaramente protetta da un vetro e non ha subito danni. A mio avviso, è importante evidenziare che gli attivisti sapevano bene questa cosa. Poiché il loro scopo non era affatto rovinare le opere.

Quello che vogliono fare è sensibilizzare. E in un mondo che sembra rimanere fermo e immobile su questioni fondamentali, alcuni, di conseguenza, decidono di adottare misure significative. Ed è proprio per questo che i video e le immagini di questi attivisti sono diventati virali. Rimaniamo tutti sbalorditi e quasi scioccati quando ci toccano l’arte. Ma perché non abbiamo questo stesso atteggiamento nei confronti dell’ambiente in cui viviamo?

Gli attivisti hanno detto più volte che l’arte rappresenta, nella società di oggi, un punto debole.

L’arte è un nervo scoperto su cui battere per far suscitare delle reazioni. Semplicemente perché l’arte parla di noi e della storia umana. E quando questa viene attaccata ci sentiamo minacciati. Il punto degli attivisti è proprio questo. Vogliono comunicare il fatto che siamo sotto attacco. Tutti noi. E qui c’è in gioco il nostro futuro… la nostra vita.

“Quando miliardi di persone soffrono e rischiano la vita, a che serve l’arte? Quando prendi di mira l’arte, forzi un cambiamento di prospettiva: Cosa conta davvero per te?  La risposta è spesso la più semplice: tutti noi vogliamo vivere, tutti vogliamo che i nostri figli vivano.” Spiega uno degli attivisti di Just Stop Oil.

Gli attivisti si chiedono proprio questo:” Cosa conta di più, l’arte o la vita?”

La vicenda ha catturato l’attenzione di moltissime persone, che hanno espresso subito la propria preoccupazione nei confronti delle opere d’arte. I musei, però, hanno dichiarato che le opere non sono state danneggiate. In seguito, infatti, il movimento Last Generation ha fatto notare che, mentre le opere non hanno subito alcun tipo di danno, la siccità, gli alluvioni e i temporali portati dal cambiamento climatico, stanno provocando serie e irreversibili conseguenze al nostro pianeta.

In un momento come questo, le proteste contano. E tantissimo. Per di più, come menzionato poc’anzi, questo tipo di proteste risulta toccare in particolar modo la sensibilità delle persone. E, quindi, hanno un effetto. Ma, nonostante questo, ci sono state anche moltissime critiche al riguardo. Critiche sul fatto che questi gesti possano aumentare i costi dell’assicurazione dei musei e, quindi, l’aumento del prezzo dei biglietti per le mostre. Mamma mia. Aspettiamo di sentire cosa diranno quando vedranno gli effetti ancora più gravi del cambiamento climatico!

Altri che criticano questi ragazzi di essere semplicemente degli egocentrici, che cercano attenzioni. E che lo fanno attraverso delle “tattiche distruttive”. Vi posso assicurare che non è così. Io vedo seria preoccupazione per quanto riguarda il cambiamento climatico. Soprattutto per le nuove generazioni. E il motivo è semplicissimo. Si è più sensibili nei confronti di un argomento che ti tocca direttamente. Che tocca il tuo futuro e la vita stessa.

I giovani di oggi fanno fatica a vedere un futuro.

Anche quando gli studenti delle scuole superiori hanno organizzato una manifestazione pacifica sul clima, sono stati etichettati dal Daily Telegraph come “soggetti di derisione” e messi, tra l altro, in contrasto negativamente rispetto all’attivista ultra-conservatore Avi Yemini, accusato, per di più, anche di violenza domestica.

Kevin Donnely, giornalista conservatore del The Australian ha dichiarato che “le ideologie e le emozioni stanno rimpiazzando la ragione e l’oggettività”, aggiungendo che i giovani attivisti sono ” profondamente condizionati dall’ideologia della sinistra e dalle politiche liberali, dall’autoemancipazione e stabilire un nuovo ordine mondiale.” E… anche fosse, cosa ci sarebbe di male nell’autoemancipazione e nelle politiche liberali? In fondo si parla sempre di quello. Del potere, detenuto, principalmente, dai conservatori (oserei dire anche ultra-conservatori). E tutti gli altri devono obbedire.

Insomma, questi giovani attivisti vengono considerati come dei barbari in cerca solo e unicamente di quel piccolo momento di gloria. Quello che spaventa è che le persone non solo criticano senza vedere il reale problema… ma non ritengono proprio il cambiamento climatico in se un problema! Anzi, persone come Andrew Bolt, giornalista australiano, sostengono che il riscaldamento globale serva e sia necessario per far crescere i raccolti, perché il diossido di carbonio è un cibo per le piante… (sotto quali reali evidenze scientifiche non si sa).

In altre parole, a lui non piacciono i movimenti attivisti non solo per le loro tattiche di protesta… ma anche per i loro obiettivi.

Siamo tornati ancora a dire che il cambiamento climatico non esiste e che sia tutto un complotto? Se ci guardiamo un attimo intorno ci sono prove più che sufficienti che affermano tutto il contrario. La questione è semplice: se sei davvero preoccupato per il cambiamento climatico ma non ti piace questo modo di protestare… organizza qualcosa di diverso. Ma fallo. Agisci. Sensibilizza.

Iniziamo a spaventarci e a scioccarci di più se vediamo una foresta che va a fuoco, piuttosto che un quadro che viene imbrattato senza essere realmente danneggiato.

Alexa Panno

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