Il potere della biblioterapia

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Secondo uno studio dell’Università del Sussex, leggere almeno sei minuti può ridurre il 68% dello stress. Questo effetto benefico della lettura prende il nome di “biblioterapia”, un termine che deriva dal greco e che unisce le parole libro e cura. A parlare per la prima volta di biblioterapia è stato il teologo americano Samuel McChord Crothers in un saggio pubblicato nel 1916 sull’Atlantic Monthly. Si tratta di una tecnica terapeutica che esiste da oltre un secolo e che impatta positivamente sulla salute fisica e mentale delle persone. Peccato però che in Italia le persone che leggono diminuiscono sempre più, infatti su 27 paesi dell’Europa siamo al terz’ultimo posto per numero di lettori.

Le origini della biblioterapia

La pratica della biblioterapia si è diffusa in America dopo le guerre mondiali, in quanto veniva utilizzata in contesti clinici per la riabilitazione dei soldati tornati in patria con traumi psicologici. A gettare le basi della biblioteca ospedaliera sono stati i fratelli Karl e William Menninger con la pubblicazione del libro “The human mind” che affronta il tema del potere curativo della lettura. Secondo W. Menninger per l’applicare la tecnica della biblioterapia era fondamentale la collaborazione tra medico e bibliotecario. 

Difatti, alcuni ospedali psichiatrici del dopoguerra erano caratterizzati da biblioteche destinate alla cura dei pazienti. Poi, nel tempo il significato di questa pratica si è esteso, dando origine alla biblioterapia dello sviluppo. Quest’ultima fa riferimento al potere che ha lettura nel generare libertà, autostima, apertura mentale, spirito critico. Oggi, questa pratica trascende il significato meramente clinico. La lettura è cura con o senza la presenza di malattie psichiatriche. 

Per Samuel McChord Crothers, la lettura è intesa come consolazione, guarigione, come uno strumento di connessione e immedesimazione. Senza lettura le capacità cognitive di immaginazione si assopiscono. Leggere consente alla mente di condurre viaggi immaginifici, non deve essere un obbligo, ma un atto di gentilezza verso sé stessi e verso il proprio benessere mentale.

Purtroppo però, viviamo in un tempo che dis-conosce il potere della lettura, perché distratti dagli innumerevoli schermi digitali che hanno rubato il posto al libro, alla bellezza di sfogliarlo, di farsi accompagnare dalle parole nel labirinto della fantasia. Alcuni studi scientifici e neuroscientifici confermano che la lettura riduce lo stress, migliora la salute mentale e previene le malattie neurodegenerative.

Il cervello è un muscolo che ha bisogno di stimoli, deve essere continuamente allenato affinché le capacità cognitive non si appiattiscono. Leggere anche poche pagine al giorno può contribuire alla salute del cervello, purtroppo però si sta contribuendo all’indebolimento della mente a causa dell’utilizzo spropositato dei device digitali. Questi ultimi si sono ormai sostituiti a qualsiasi attività intellettiva. 

Analfabetismo funzionale

Nel Regni Unito è stata istituita l’organizzazione Reading agency con l’obiettivo di promuovere la lettura e favorire la salute mentale dei bambini e degli adulti. È un’organizzazione benefica che collabora con le carceri, biblioteche, ospedali.

Iniziative di questo genere dovrebbero essere promosse anche in Italia sia per proteggere il valore della lettura da una società iper-digitalizzata, sia per contrastare la diminuzione dei lettori e la crescita degli analfabeti funzionali.

L’indagine “Survey of Adult Skills” condotta dall’OCSE ha rilevato che, in Italia, un terzo degli adulti versa in una condizione di analfabetismo funzionale. Questo significa che aumentano gli italiani che non sanno comprendere e interpretare un testo, che hanno difficoltà nella scrittura, nell’esposizione orale e nel pensiero. L’analfabeta funzionale, pur avendo frequentato la scuola e pur avendo seguito un percorso di istruzione è incapace di mettere in pratica correttamente le competenze di base (lettura, scrittura, calcolo) ed è inoltre inconsapevole di questa sua condizione.

Per fronteggiare questa problematica e tutti gli altri disagi che impattano negativamente sulla quotidianità del singolo, la biblioterapia può essere una soluzione catartica e curativa. Migliorare la qualità della propria vita, potenziare le proprie abilità cognitive, sono obiettivi possibili se ci si abitua a fare esperienza della lettura. Ma sarebbero ancor più realizzabili se in Italia ci fossero più iniziative culturali, pubbliche e private, volte a sensibilizzare le persone alla lettura.

Emanuela Mostrato

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