Il 29 ottobre 2023, durante il governo guidato da Giorgia Meloni, il Ministero dell’Energia e delle Infrastrutture israeliano ha annunciato l’assegnazione di 12 licenze di esplorazione nel Mediterraneo a sei società. Tra i consorzi compare quello guidato da Eni insieme a Dana Petroleum e Ratio Energies per il gruppo di licenze noto come “Zona G”. L’iter fa parte della quarta gara offshore avviata a dicembre 2022. Questo è quanto denunciato da 4 ONG Palestinesi, si tratterebbe diuna grave violazione da parte di Israele che avrebbe concesso ad ENI il gas della Palestina.
Israele concede ad ENI illegalmente il gas della Palestina
Il sito del Ministero dell’Energia israeliano, nell’annunciare i risultati dell’ “OBR4” (quarta gara offshore), indica che Zona G ha 6 licenze assegnate a Eni insieme a Dana Petroleum e Ratio Energies In parallelo, un secondo gruppo di licenze, la “Zona I”, viene attribuito al consorzio Socar, bp e NewMed nell’area settentrionale vicino al campo Leviathan. L’iniziativa accresce la competizione tra compagnie internazionali nel Mediterraneo orientale e consolida l’interesse strategico per nuove scoperte.
La contestazione giuridica delle ONG palestinesi
L’8 febbraio 2024 quattro organizzazioni per i diritti umani palestinesi — Al Mezan, Al-Haq, Palestinian Centre for Human Rights e Adalah — hanno diffuso una dichiarazione congiunta. Secondo la loro analisi, parte della Zona G ricade entro i limiti marittimi dichiarati dallo Stato di Palestina nel 2019 in base all’UNCLOS. Per questo definiscono le licenze illegali e chiedono al governo israeliano di revocare le gare. Le ONG hanno inoltre avvertito le società coinvolte di astenersi da attività nelle aree contestate.
La posizione di Israele
Le comunicazioni ufficiali israeliane inquadrano le aree assegnate all’interno della Zona Economica Esclusiva di Israele. Il Ministero rivendica un processo competitivo conforme al proprio ordinamento e alle prassi del settore. Ne deriva uno scontro di impostazioni: la titolarità delle risorse in mare e lo status giuridico delle acque prospicienti Gaza restano questioni controverse e non definite in via giudiziaria.
La posizione di Eni e lo stato delle licenze
Eni ha chiarito ai propri azionisti di aver partecipato alla gara con il consorzio e di essere comparsa tra i soggetti “aggiudicatari” nell’annuncio del 29 ottobre 2023. La società precisa però che, alla data delle risposte agli azionisti del 15 maggio 2024, non risultava ancora rilasciata alcuna licenza operativa e non erano iniziate attività nell’area. Una successiva risposta, pubblicata in occasione dell’assemblea 2025, conferma che a quella data non era stata ancora emessa alcuna licenza e che non erano in corso attività esplorative. La distinzione tra “annuncio di aggiudicazione” e “licenza esecutiva” è quindi decisiva per capire se e quando possano partire operazioni sul campo.
Implicazioni per l’Italia e per l’Europa
Il coinvolgimento di una major italiana lega il dossier a tre piani. Energia: il gas del Mediterraneo orientale rappresenta un’opzione di diversificazione per i mercati europei. Politica estera: le relazioni con Israele e con gli attori regionali si intrecciano con infrastrutture, concessioni e sicurezza degli approvvigionamenti. Compliance: eventuali attività nelle aree contestate comporterebbero rischi legali e reputazionali, soprattutto in presenza di diffide formali e campagne di advocacy già attive.
Occorrono verifiche puntuali su tre fronti
Primo, l’eventuale emissione di licenze operative dopo l’annuncio del 2023 e i relativi termini autorizzativi. Secondo, le risposte ufficiali del Ministero israeliano e delle compagnie alle lettere inviate dalle ONG nel febbraio 2024. Terzo, eventuali ricorsi o pareri in sedi internazionali che chiariscano lo status delle acque prospicienti Gaza. Nel frattempo, Israele ha proseguito il processo su altre aree, come mostra l’assegnazione 2025 per il cluster I a bp, Socar e NewMed.
Ginevra Leone
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