Dicembre 4, 2021
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Mentre i modelli organizzativi evolvono verso una cultura dell’interdipendenza, la leadership acquisisce un ruolo cruciale. Le organizzazioni di successo, infatti, sono rappresentate da leader di successo. Un leader è una figura in grado di influire positivamente su un gruppo di persone. Un leader di successo riesce a motivare i singoli individui, a comunicare in modo trasparente e a generare il cambiamento. Leadership vuol dire capacità di promuovere condivisione, autonomia, dialogo ed equità. Pertanto, il capitale umano delle culture organizzative è un valore imprescindibile. 

Non a caso, le organizzazioni positive sono sempre più diffuse. Anzi, esiste una Scienza delle organizzazioni positive, elaborata da due esperte della scienza della felicità, ovvero Daniela Di Ciaccio e Veruscka Gennarì. Due donne che hanno unito energia e competenza al fine di innovare i modelli organizzativi tradizionali. La Scienza delle Organizzazioni Positive è un libro che le due autrici hanno pubblicato nel 2018, con l’intento di diffondere un nuovo paradigma del lavoro. Daniela e Veruscka hanno fondato l’agenzia 2BHappy, il cui scopo è quello di favorire il benessere delle persone e delle aziende.

Per innovare i contesti lavorativi c’è bisogno di figure che conoscano i principi della Scienza della felicità. Quest’ultima è il risultato del dialogo tra varie discipline, come la psicologia positiva, la sociologia, la biologia, la filosofia. Parlare di una scienza felice, vuol dire parlare di studi scientifici che contribuiscono a rendere le culture organizzative positive e felici. Non è un’ideologia, né uno slogan d’effetto. È una vera e propria scienza che ogni realtà aziendale dovrebbe adottare. 

Perché le culture organizzative dovrebbero investire sul capitale umano? 

La risposta è semplice: perché le persone per lavorare bene, devono stare bene. Non basta inserirle in un team di lavoro, serve favorire la Retention. Questo vuol dire mettere in atto una serie di pratiche aziendali tese a mantenere un rapporto a lungo termine con i propri collaboratori. Vuol dire coltivare le relazioni, mostrare presenza e infondere fiducia. 

Insomma, per avere successo e per raggiungere buoni risultati, è fondamentale far parte di contesti sinergici e armonici. Ma è ovvio che, senza attivare un processo di trasformazione culturale non si può realizzare un’organizzazione positiva. Ecco perché è essenziale puntare su figure come il Leader o come il Chief Happiness Officer

Il Chief Happiness Officer è l’esempio per eccellenza di un modello organizzativo ottimale. È  colui che prende in carico la felicità delle persone, occupandosi del loro stato di benessere, del loro grado di soddisfazione. È una figura rivoluzionaria, perché appiattisce il potere gerarchico, favorendo un’eguale armonia. Ed è quello che in fondo deve saper fare un buon leader: conciliare gli scopi individuali con quelli collettivi. 

“[…] la realizzazione dell’eccellenza in una società aperta è fondamentalmente il prodotto di una leadership capace di massimizzare le occasioni per lo sviluppo di un sentimento di efficacia collettiva”(Gian Vittorio Caprara, Le ragioni del successo).

Il punto è che troppo spesso si decantano valori come la condivisione, il confronto, l’ascolto, l’empatia. Nei fatti però, sono ancora pochi i contesti in cui si praticano questi valori. E questo accade perché sono ancora in tanti a credere che la tecnica sia la sola strada per il successo. 

La letteratura sulla leadership, invece, insegna che sono le Big Five la chiave della riuscita. Le Big Five sono: energia, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale. Sono cinque elementi che migliorano le performance e le esperienze ottimali dei singoli. Ed è su questi fattori che occorre puntare al fine di circondarsi di persone gentili e che lavorano con entusiasmo.

Le Big Five rientrano in quelle che sono definite le competenze trasversali. Competenze che migliorano la qualità delle relazioni. Rappresentano il “saper essere”, ovvero quell’insieme di atteggiamenti che distinguono una persona gentile da una scostante. Una persona gentile è capace di sorridere, di ascoltare, di tollerare, di trasmettere ottimismo. Motivo per cui, la gentilezza è una qualità che influisce sul benessere di una cultura aziendale. Soprattutto se praticata da chi svolge ruoli dirigenziali e di gestione. 

Lo scenario storico degli ultimi tempi, dovrebbe far riflettere maggiormente su quanto sia importante investire sul capitale umano delle organizzazioni. Non importa quanto un’impresa sia grande o piccola. Ciò che importa è la capacità di garantire la serenità dei propri collaboratori, affinché qualsiasi sfida – per quanto imprevedibile – possa essere superata con successo. 

Emanuela Mostrato

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