Il 9 dicembre 2024, dopo 24 anni di governo di Bashar al-Assad e oltre mezzo secolo di dominio della famiglia Assad, la capitale siriana Damasco è stata liberata dalle forze ribelli. L’operazione è stata condotta da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un gruppo jihadista guidato da Abu Mohammad al-Jolani, che ha, negli ultimi giorni, intensificato le sue offensive nel paese. La rapida avanzata dei ribelli ha portato alla fuga di Assad, con notizie non confermate che lo vedrebbero rifugiato in Russia.
In risposta a questi sviluppi, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito in sessione straordinaria per discutere il futuro politico della Siria e le modalità per garantire una transizione pacifica del potere. Su molti giornali italiani si festeggia l’evento; per alcuni commentatori è una sconfitta dell’asse del male, rappresentato da Iran e Russia. Tuttavia, quando si tratta di Medio Oriente e di paesi arabi, sarebbe opportuno mantenere un profilo più basso e concentrarsi sull’analisi dei fatti accaduti e dei possibili sviluppi futuri, evitando semplificazioni e toni trionfalistici che spesso non colgono la complessità della situazione.
Damasco è libera: in Siria è finita la dittatura di Assad
La famiglia al-Assad ha dominato la Siria per oltre mezzo secolo, instaurando un regime caratterizzato da repressione e violazioni dei diritti umani. Hafez al-Assad, padre di Bashar, salì al potere nel 1970 attraverso un colpo di stato, inaugurando una dittatura che avrebbe segnato profondamente il paese. Durante il suo governo, Hafez consolidò il controllo attraverso l’uso sistematico della violenza, come dimostrato dal massacro di Hama nel 1982, dove le forze governative repressero brutalmente una rivolta della Fratellanza Musulmana, causando migliaia di morti.
Alla morte di Hafez nel 2000, suo figlio Bashar al-Assad assunse la presidenza, inizialmente percepito come un possibile riformatore. Tuttavia, il suo regime si distinse per una repressione altrettanto feroce. Le proteste pacifiche del 2011, ispirate dalle Primavere Arabe, furono soffocate con estrema violenza, dando inizio a una guerra civile devastante. Il regime di Bashar è stato accusato di numerosi crimini di guerra, tra cui l’uso di armi chimiche contro la popolazione civile, come l’attacco con gas sarin a Ghouta nel 2013, che causò centinaia di vittime. Organizzazioni internazionali hanno documentato torture sistematiche, detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate perpetrate dalle forze governative.
La caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024 ha posto fine a una dittatura durata oltre 50 anni, lasciando la Siria in una situazione di profonda crisi umanitaria e con sfide immense nel processo di ricostruzione e riconciliazione nazionale.
Chi è Abu Mohammad al-Jolani
Abu Mohammad al-Jolani, nato Ahmed Hussein al-Shar’a nel 1982 a Riyad, in Arabia Saudita, è il leader del gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham (HTS). La sua famiglia, di origini siriane, tornò in Siria negli anni ’80 stabilendosi a Damasco. Al-Jolani iniziò la sua attività militante in Iraq durante l’insurrezione contro le forze statunitensi e si affiliò ad al-Qaeda. Nel 2011, con lo scoppio della guerra civile siriana, rientrò in Siria e fondò il Fronte al-Nusra, il ramo siriano di al-Qaeda. Nel 2017, dopo una serie di cambiamenti strategici, al-Jolani trasformò il Fronte al-Nusra in Hayat Tahrir al-Sham (HTS), distanziandosi formalmente da al-Qaeda per consolidare il controllo sulla regione di Idlib e rafforzare il proprio potere politico-militare.
Al-Jolani è noto per la sua abilità nel tessere alleanze con altri gruppi ribelli e per la capacità di mantenere il controllo dei territori conquistati. Gli Stati Uniti hanno posto una taglia di 10 milioni di dollari sulla sua cattura, accusandolo di attività terroristiche e violazioni dei diritti umani. Sotto il suo comando, HTS è diventato uno dei principali attori nel conflitto siriano, giocando un ruolo cruciale nelle offensive che hanno portato alla recente liberazione di Damasco
Il mancato sostegno di Russia e Iran
Il regime di Bashar al-Assad ha storicamente beneficiato del sostegno cruciale di Iran e Russia:
- Iran: Ha fornito supporto terrestre attraverso l’invio di truppe e il coordinamento di milizie alleate, come Hezbollah, per rafforzare le operazioni del governo siriano.
- Russia: Ha offerto supporto aereo, conducendo bombardamenti strategici contro le posizioni dei ribelli e fornendo assistenza militare e diplomatica al regime di Assad.
Tuttavia, durante l’offensiva lampo che ha portato alla caduta di Damasco nel dicembre 2024, sia l’Iran che la Russia non sono intervenuti con la stessa efficacia di altre occasioni. Diversi fattori hanno contribuito a questa mancata risposta:
- Impegni Militari Altrove: La Russia era profondamente coinvolta nel conflitto in Ucraina, mentre l’Iran affrontava tensioni crescenti con Israele e altre questioni regionali. Questi impegni hanno limitato la capacità di entrambi i paesi di dedicare risorse significative alla difesa del regime di Assad. Come affermato dal Financial Times
- Difficoltà Logistiche e Militari: Le forze iraniane e le milizie alleate hanno subito perdite significative in precedenti conflitti, riducendo la loro efficacia operativa. Inoltre, le forze russe hanno affrontato sfide logistiche nel mantenere una presenza militare efficace in Siria, specialmente con l’intensificarsi del conflitto in Ucraina.
- Pressioni Internazionali e Regionali: L’intervento diretto in Siria avrebbe potuto esacerbare le tensioni con altre potenze regionali e internazionali, portando a ulteriori sanzioni o conflitti. Sia l’Iran che la Russia potrebbero aver valutato che un coinvolgimento più profondo avrebbe comportato costi maggiori dei benefici.
In questo contesto, secondi The Times la Turchia ha giocato un ruolo molto importante. Pur negando un coinvolgimento diretto, ha sostenuto vari gruppi ribelli, fornendo assistenza logistica e, in alcuni casi, militare. Questo sostegno ha facilitato l’avanzata dei ribelli verso Damasco, contribuendo alla caduta del regime di Assad.
La combinazione di questi fattori ha portato a una situazione in cui il regime di Assad si è trovato isolato e incapace di resistere all’offensiva ribelle, culminando nella sua caduta.
Ginevra Leone
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