Non è vero che i giovani non hanno voglia di studiare e crescere, che non vogliono lavorare o mettersi in gioco e che non desiderano responsabilizzarsi. Il tumulto che vivono è evidente. La scomodità che le generazioni Y e Z stanno provando si manifesta anche nei più piccoli gesti.
Il modo di vivere che è stato loro insegnato non va più bene, e le generazioni Y e Z stanno facendo di tutto per cambiarlo
Un rappresentante della vecchia guardia mi ha detto che la nostra generazione è piena di “manichini baldanzosi senza spina dorsale”, pronti a saltare appena viene chiesto loro di farlo. Io ci sono dentro e posso assicurare che non è così.
Vedo attorno a me tantissime persone che, nel loro piccolo, cercano di non adeguarsi, di trovare il proprio cammino. Persone che, per quanto i loro tentativi possano sembrare assurdi, cercano di scoprirsi e di cambiare la propria vita. Dicono che la società sia allo sfascio anche a causa dei giovani, ma non è così.
Il cambiamento è già in atto e sta accadendo sotto i nostri occhi. È un cambiamento positivo, un piccolo barlume di speranza in un mondo troppo preso a fare la guerra
Uno dei tratti distintivi della nostra generazione è la consapevolezza che mente e corpo non sono separati. La mente è parte del corpo e, in quanto tale, va curata con la stessa attenzione con cui ci prendiamo cura di altri aspetti della nostra salute.
La figura dello psicologo è stata rivalutata: no, non è più il medico dei “pazzi“. È un medico, punto e basta, come il cardiologo o il gastroenterologo
I giovani di oggi sanno che, per essere persone forti, pronte a crescere e a far crescere altri esseri umani, è fondamentale sapersi gestire ed essere in pace con sé stessi e con il proprio passato. La nostra generazione parla apertamente degli appuntamenti dallo psicologo, dei percorsi intrapresi, di quelli conclusi, delle difficoltà e delle lacrime versate. Siamo libri aperti, pronti a condividere storie e a guardare dall’alto dinamiche che non ci appartengono, con l’obiettivo di fare meglio, perché sappiamo bene che “non possiamo conoscere nulla d’esterno a noi scavalcando noi stessi”.
Le nuove generazioni sembrano anche molto lontane dagli ideali di un tempo. Fino a pochi anni fa, la maggior parte delle donne a venticinque anni era già madre. Oggi, invece, stiamo assistendo a una vera e propria inversione di tendenza. Lo conferma la ricerca GenerationShip 2024, a cura di Kkienn Connecting People and Companies per il Gruppo Unipol:
“Sposarsi e avere figli non è una priorità per più di un giovane su due. Per l’84% dei ragazzi, il focus è sulla carriera e sul denaro. L’istruzione italiana è considerata mediocre. La società è percepita come più aperta sessualmente, con una maggiore accettazione delle preferenze personali. Le ragazze spingono con maggiore forza per il cambiamento nel modo di vivere e di pensare, mentre i ragazzi mostrano segni di rallentamento. Questo non accade tra gli adulti: è il New Gender Divide.”
Continuando la lettura del comunicato stampa, si evince che gli obiettivi come sposarsi, convivere e avere figli dipendono sempre più dalle condizioni economiche iniziali. Insomma, se escludiamo chi sceglie volontariamente di non formare una famiglia, sembra che la maggior parte dei giovani voglia avere figli, ma solo a condizione di una stabilità economica ed emotiva.
Un tempo, i figli si facevano e basta, certo. Qualcuno potrebbe dire che, aspettando le condizioni “perfette”, non si fa mai nulla. Ma il punto non è tanto avere le condizioni perfette, quanto avere quelle giuste. In un mondo che evolve velocemente, abbiamo il dovere di migliorarci, di pretendere di più – per noi stessi e per chi ci sta accanto – consapevoli che non esiste altro tempo che quello del singolo. Nessuno è in ritardo: siamo tutti in tempo.
Le generazioni Y e Z lo sanno bene e si stanno battendo per portare avanti questi grandi cambiamenti
Maria Francesca Ruscito
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