Dalla ‘prigione del popolo’ dove era stato rinchiuso dalle Brigate rosse nel 1978, Aldo Moro chiedeva di trattare per la sua liberazione, svelando che questa era una prassi abituale per i terroristi palestinesi arrestati in Italia. Da allora, per «lodo Moro» si intende l’accordo che consentiva ai palestinesi di utilizzare il territorio italiano come base per armi e guerriglieri in cambio della garanzia di preservare la penisola dagli attentati.
Il «lodo Moro» non fu certo riferibile esclusivamente alla figura di Moro. Il lodo coinvolse i principali esponenti della DC e del PSI (da Rumor a Taviani, da Andreotti a Craxi), alcuni magistrati e persino la Presidenza della Repubblica. Ma il «lodo» quale sicurezza garantiva? Quella legata all’incolumità dei cittadini dagli attentati o quella dello Stato, assicurando approvvigionamenti energetici in tempo di shock petrolifero e stabilità sul fronte sud del Mediterraneo?
Il contesto storico e politico e la strage del 1985
Il presunto accordo si inserisce in uno dei periodi più delicati della storia repubblicana, tra gli anni ’70 e ’80, segnato da tensioni internazionali e da una crescente attività terroristica sul territorio europeo. La classe dirigente italiana si trovò ad affrontare una scelta drammatica: garantire la sicurezza dei cittadini tramite compromessi con i terroristi o rischiare il caos e l’instabilità interna.
Come scritto in precedenza, Il “Lodo Moro” non si riduceva a un’intesa tra i servizi segreti italiani e i gruppi palestinesi. Secondo diverse fonti, l’accordo coinvolse direttamente personalità di spicco della politica italiana. Giulio Andreotti, Paolo Emilio Taviani, Amintore Fanfani, e successivamente Bettino Craxi, sarebbero stati a conoscenza dell’intesa. Questo aspetto trasforma il “Lodo” da un accordo informale a una vera e propria politica di Stato, giustificata dalla necessità di proteggere sia i cittadini italiani sia gli interessi geopolitici del Paese.
Il presunto accordo aveva un duplice obiettivo:
- Sicurezza interna: evitare attentati terroristici sul territorio nazionale, in un’epoca in cui l’Europa era nel mirino di numerose organizzazioni armate.
- Stabilità energetica e geopolitica: assicurare approvvigionamenti energetici sicuri, in un periodo di shock petrolifero, e mantenere un equilibrio strategico nel Mediterraneo.
Ma l’efficacia del Lodo Moro è stata spesso messa in dubbio. Attentati come quello alla sinagoga di Roma nel 1982 o all’aeroporto di Fiumicino nel 1985 hanno sollevato interrogativi sulla validità e la portata dell’accordo. Tuttavia, è importante sottolineare che molti di questi attacchi furono opera di fazioni dissidenti, come il gruppo di Abu Nidal, non legate al FPLP.
Abu Nidal, pseudonimo di Sabri Khalil al-Banna (1937-2002), è stato uno dei terroristi più noti e temuti del XX secolo. Fondatore del Consiglio Rivoluzionario di al-Fatah, noto anche come Organizzazione di Abu Nidal (ANO), si distaccò dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) di Yasser Arafat per adottare una linea estremamente radicale e violenta. L’ANO è stata responsabile di alcuni degli attentati più sanguinosi degli anni ’70 e ’80.
Il triangolo delle bombe e gli anni ’80
Il 9 ottobre 1982 il 9 ottobre 1982: un commando di terroristi palestinesi compie un sanguinoso attentato alla Sinagoga di Roma in un giorno di festa per la comunità ebraica. Nell’attentato viene ucciso un bambino di due anni, Stefano Gaj Taché. I feriti sono circa 40, alcuni gravi.
Il 14 giugno 1985 si svolse il dirottamento del volo Trans World Airlines 847 fra Atene e Roma.
Il 7 ottobre 1985 la nave Achille Lauro battente bandiera italiana venne dirottata da un commando di quattro uomini aderenti al Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP), mentre compiva una crociera nel Mediterraneo, al largo delle coste egiziane. Fu ucciso un cittadino statunitense ebreo. Si chiamava Leon Klinghoffer ed era sulla sedia a rotelle. Il dirottamento fu anche all’origine di uno scontro diplomatico tra Italia e Usa, noto come Crisi di Sigonella
Sempre nel 1985 la capitale piombò di nuovo nel terrore. Le organizzazioni terroristiche palestinesi colpirono ripetutamente quello che venne ribattezzato il “triangolo delle bombe”, un’area delimitata da via Veneto, via Barberini e via Bissolati, dove avevano sede molte compagnie aeree e ambasciate.
Le azioni furono molto ravvicinate. Ad aprire la serie fu l’attentato contro la compagnia di bandiera delle linee aeree giordane, il 21 marzo. Dopo pochi giorni fu colpita la vicina sede delle linee aeree siriane. Il 25 settembre ad essere colpita fu la sede della British Airways di via Bissolati per mano di un fedayin (in arabo “devoto’ “colui che si sacrifica”) di Abu Nidal. Raffaella Leopardo, una dipendente della compagnia, morì in seguito alle ustioni riportate. Il 3 aprile l’assalto all’ambasciata giordana e a seguire l’attentato al Café de Paris di via Veneto del 16 settembre
Il secondo attentato a Fiumicino
Ad avere le conseguenze più tragiche fu l’attentato del 27 dicembre 1985 a Fiumicino per mano ancora una volta degli uomini di Abu Nidal che si accanirono sulle persone in fila ai check-in della compagnia israeliana El Al e dell’americana TWA. A distanza di pochi minuti anche lo scalo di Vienna venne colpito da una cellula di altri 7 uomini. Il bilancio fu di 13 morti, 76 feriti a Roma; 3 morti e 44 feriti a Vienna. Celebre la foto diffusa dalla rivista francese “Paris Match”.
1985 il prima e il dopo
Di fatto che gli attentati terroristici riconducibili all’OLP e ad altri gruppi islamici cessarono dopo la strage di Fiumicino del 27 dicembre 1985. Questo è un aspetto cruciale che apre interrogativi su una possibile evoluzione delle dinamiche geopolitiche e delle politiche di sicurezza italiane. Questo cambiamento può essere spiegato da diversi fattori, che meritano di essere analizzati nel dettaglio. Di fatto è che me il famigerato Lodo Moro si fosse realmente attivato.
L’efficacia del Lodo Moro è oggetto di dibattito tra storici e analisti
Alcuni sostengono che l’accordo abbia contribuito a ridurre il numero di attentati sul suolo italiano, mentre altri ritengono che abbia compromesso la sovranità nazionale e la credibilità dello Stato, concedendo libertà di movimento a organizzazioni terroristiche.
Dopo la strage di Fiumicino del 1985, gli attentati di matrice palestinese in Italia cessarono.
Questo cambiamento potrebbe essere attribuito a vari fattori, tra cui l’evoluzione delle dinamiche geopolitiche, il rafforzamento delle misure di sicurezza italiane e possibili rinegoziazioni degli accordi con le organizzazioni palestinesi.
Il Lodo Moro rappresenta un capitolo complesso della storia italiana, con implicazioni che continuano a suscitare discussioni tra esperti e giornalisti riguardo alla sua efficacia e alle conseguenze sulla politica interna e internazionale dell’Italia.
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