Andrea Bajani ha vinto il Premio Strega 2025 con “L’anniversario”, pubblicato da Feltrinelli. Una vittoria annunciata, maturata nella serata del 3 luglio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma. L’autore ha raccolto 194 voti, distaccando nettamente Elisabetta Rasy, seconda con 133, e Nadia Terranova, terza con 117. Seguono Paolo Nori con 103 voti e Michele Ruol con 99. La proclamazione, inizialmente confusa da un errore di conteggio elettronico, è stata accolta con applausi contenuti e con l’aria già satura delle polemiche istituzionali che avevano preceduto l’evento. Resta che il libro si legge con rispetto, ma anche con la sensazione che il libro entri perfettamente nel solco di ciò che oggi garantisce attenzione editoriale, riconoscimento critico e, in questo caso, premi. Andrea Bajani vince Premio Strega 2025: è un romanzo necessario? Probabile. È un romanzo furbo? Forse.
La trama del romanzo vincitore è tutt’altro che accomodante
Un uomo, dieci anni dopo aver reciso ogni legame con la famiglia d’origine, rievoca con lucidità chirurgica il senso del distacco, che coincide con una forma di liberazione. È il racconto di una madre silenziosa e oppressa, e di un padre autoritario e invisibile, simbolo di una struttura familiare disfunzionale e patriarcale. Il protagonista, alter ego evidente dell’autore, torna metaforicamente a casa per celebrare quell’“anniversario” come si celebra una nascita. Il romanzo è scarno, preciso, a tratti gelido. Non c’è concessione all’effetto emotivo: Bajani costruisce un congedo esistenziale come gesto politico, facendo della sottrazione affettiva uno strumento di resistenza. È proprio qui che il romanzo tocca un nervo scoperto del presente: l’erosione del modello familiare tradizionale, l’emergere delle soggettività femminili negate, il racconto della violenza che non ha bisogno di colpi ma di silenzi.
Se la scrittura è chirurgica, il contesto non lo è stato affatto
Ad accendere la miccia è stata l’assenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna copia dei libri finalisti e di essere stato di fatto estromesso dal Premio. “Da Amico della Domenica sono diventato nemico della Domenica”, ha dichiarato con sarcasmo. La Fondazione Bellonci ha replicato con toni freddi, smentendo pubblicamente e confermando l’invio dei libri. A pochi giorni dalla cerimonia, il Ministero aveva annunciato anche la possibilità di trasferire il Premio Strega 2026 a Cinecittà, in nome di una presunta modernizzazione. La proposta è stata letta da molti come una ritorsione travestita da innovazione. A completare il clima da resa dei conti, l’assenza di un messaggio istituzionale da parte del Ministero durante la serata e le parole di Bajani stesso che, nel ricevere il premio, ha sottolineato come “la letteratura sia un modo per contraddire la versione ufficiale, troppo spesso patriarcale”.
Ed è proprio questo il nodo più delicato. “L’anniversario” è un romanzo forte, ben scritto, coerente, ma anche straordinariamente allineato
Strizza l’occhio a una certa tendenza narrativa che negli ultimi anni ha occupato lo spazio letterario: la decostruzione sistematica del patriarcato, il recupero della voce femminile taciuta, la denuncia delle dinamiche familiari tossiche. Nulla di nuovo, si potrebbe dire, ma tutto estremamente attuale. Il punto è che il libro di Bajani sembra calibrato con precisione per aderire a questa sensibilità, senza spostarla di un millimetro. Non c’è una tensione dialettica reale, non c’è ambiguità, non c’è rischio. Il male è identificato, la struttura è chiusa, il finale è affrancato. Si legge con rispetto, ma anche con la sensazione che il libro entri perfettamente nel solco di ciò che oggi garantisce attenzione editoriale, riconoscimento critico e, in questo caso, premi.
È un romanzo necessario? Probabile. È un romanzo furbo? Forse
Il sospetto che “L’anniversario” sia più una perfetta esecuzione che una vera rottura resta, soprattutto a fronte di una tradizione letteraria italiana che, sul tema della famiglia e dei padri, ha saputo produrre inquietudine più autentica e meno ortodossa. Bajani non disturba, non devia, non scandalizza: accompagna il lettore nella sua presa di coscienza con mano ferma e ideologicamente inappuntabile. Forse troppo.
In tempi in cui la letteratura rischia di diventare un sottoprodotto del discorso pubblico, serve ricordare che l’urgenza non basta. Serve anche sporcarsi, mettere in crisi, rompere lo schema. E questo, “L’anniversario”, con tutta la sua qualità, non lo fa.
Cristina Ferrari
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