Un pezzo di storia industriale si è concluso a Fabriano, terra legata alla tradizione cartaria da oltre sette secoli. Alle ore 8 di ieri mattina, nello stabilimento di Vetralla a Fabriano (Ancona), è uscita l’ultima bobina di carta prodotta dalla storica macchina continua F3. Un momento carico di amarezza e simbolismo: i dipendenti, con le lacrime agli occhi, hanno firmato l’ultimo pezzo di carta prodotto, fissando così nella memoria collettiva l’ennesima pagina drammatica della deindustrializzazione italiana.
Fabriano: fine di un’era e cassa integrazione per 174 lavoratori
La chiusura della macchina continua F3 segna la fine della produzione di carta per fotocopie e uso ufficio a Fabriano, una realtà che aveva fatto della città un simbolo internazionale di eccellenza cartaria. Come previsto dagli accordi sindacali degli ultimi mesi, i 174 dipendenti dello stabilimento sono stati messi in cassa integrazione straordinaria per un anno, in attesa di una possibile ricollocazione all’interno degli altri impianti del gruppo Fedrigoni.
Il segretario della Uilcom, Valerio Monti, ha descritto la scena come un momento di profondo dolore: “I dipendenti erano in lacrime”. E come dare loro torto? Fabriano ha rappresentato per secoli un polo d’eccellenza nella produzione della carta, e ora, con la chiusura della F3 e l’imminente liquidazione della cartiera Giano Srl a partire dal 1° gennaio prossimo, si mette un punto fermo su un intero comparto industriale.
Le promesse di ricollocamento e le incertezze del futuro
L’azienda Fedrigoni, proprietaria degli stabilimenti, ha promesso di contattare i lavoratori a partire dal prossimo anno per proporre opportunità di ricollocamento nei propri impianti, in base alle posizioni vacanti e ai posti disponibili. Una promessa che però non riesce a dissipare l’incertezza e la frustrazione dei dipendenti.
L’addio alla produzione non è solo una questione occupazionale, ma anche culturale e simbolica. Fabriano, città che ha dato i natali alla carta filigranata e che dal 1200 è sinonimo di qualità e innovazione nel settore cartario, si trova ora a fare i conti con la perdita di un’identità produttiva storica.
Il declino di un’eccellenza italiana
Sui social, i dipendenti hanno affidato il loro dolore a un messaggio lapidario ma eloquente: “Si è chiuso l’ennesimo capitolo drammatico di un’eccellenza italiana”. Non si tratta solo della chiusura di uno stabilimento, ma di una ferita al tessuto industriale nazionale che si ripete con una frequenza allarmante.
Il caso di Fabriano è l’ennesimo esempio di come il processo di deindustrializzazione stia erodendo lentamente le eccellenze italiane. Dietro parole come “ricollocamento” e “ristrutturazione” si nasconde spesso l’abbandono graduale di settori che hanno fatto la storia del Made in Italy. E mentre le macchine si spengono, si accendono interrogativi sul futuro del lavoro e della produzione nel nostro Paese.
Fabriano non è solo una città di carta, ma una comunità forgiata da decenni di lavoro e innovazione. La firma sull’ultima bobina di carta non è solo un gesto simbolico, ma una dichiarazione di appartenenza e di resistenza. Tuttavia, il sentimento prevalente è quello di una profonda disillusione verso promesse di tutela che sembrano non trovare riscontro nella realtà.
La chiusura della macchina continua F3 e la conseguente cassa integrazione per i lavoratori rappresentano una sconfitta non solo per Fabriano, ma per un intero sistema che fatica a proteggere le proprie eccellenze.
Fabriano, tra futuro incerto e tradizioni pedute
Mentre i riflettori si spengono sulla storica produzione cartaria di Fabriano, resta la speranza che le competenze e la tradizione non vadano perdute. Le promesse di ricollocamento saranno mantenute? Ci sarà un futuro per i lavoratori? Le risposte tardano ad arrivare, e intanto, un altro pezzo di storia italiana viene archiviato con un sospiro di rassegnazione.
Cristina Ferrari
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