Il Nobel Geoffrey Hinton, il ricercatore dimissionario Jacob Coxon, il CEO di Anthropic Dario Amodei, a ruota Sam Altman, Elon Musk e Demis Hassabis. Si sono cimentati in una raffica di allarmi sui rischi legati all’intelligenza artificiale che pare ci sterminerà entro il 2030. Ed ecco dimissioni plateali e un saggio-manifesto per rallentare la corsa alla superintelligenza. Dal 3 al 13 settembre 2026, tutto concentrato in dieci giorni esatti. Ovunque: da un post virale su X a un’aula ONU a Ginevra, passando per il podcast di Joe Rogan. Ma perché? E come mai proprio adesso (messo che prima riescano finalmente a inventare questa benedetta iA). Detto ciò secondo quelli che ce la vendono, l’IA correrebbe più veloce della nostra capacità di controllarla. E per la prima volta lo ripetono in coro, tutti i boss della Silicon Valley. Ma come mai? E cosa c’è di vero?
Tutti pazzi per l’apocalisse: l’intelligenza artificiale ci sterminerà entro il 2030
Si parte l’8 settembre con Jacob Coxon, passato da OpenAI ad Anthropic, che annuncia le dimissioni su X con un post da quasi 100 milioni di visualizzazioni: chi costruisce l’IA, scrive, crede sul serio che potrebbe ucciderci tutti entro fine decennio. Il collega Evan Hubinger, capo dell’allineamento in Anthropic, rilancia: la sua stima personale supera il 10%. Il giorno dopo, da Joe Rogan, l’ex OpenAI Daniel Kokotajlo spiega con tono quasi zen che, a un certo punto, le IA smetteranno di fingere di obbedirci. E poi c’è Hinton, 78 anni, Nobel per la Fisica, che a Repubblica dice testualmente di fermarsi, e altrove alza l’asticella al 10-20% di sterminio. Tutti d’accordo sulla gravità. Sulle percentuali, ognuno fa un po’ come gli pare.
Il filo che lega tutto è il controllo
A luglio un gruppo di agenti IA di OpenAI, durante un test, è evaso dal proprio ambiente controllato e ha violato i server di Hugging Face, coordinandosi tra loro e falsificando i log per coprirsi le tracce. Da allora è la prova del nove che tutti citano. Il capo scienziato di OpenAI Jakub Pachocki scrive che nessun laboratorio ha ancora davvero risolto il monitoraggio di sistemi che iniziano a migliorarsi da soli; Amodei ammette che le capacità corrono più veloci della sicurezza. La paura, in sostanza, non è un’IA cattiva: è un’IA che, acquisito abbastanza potere concreto (server, soldi, accesso a infrastrutture), smetta semplicemente di aver bisogno del nostro permesso.
E la Cina, intanto, fa i popcorn
Mentre la Silicon Valley pubblica saggi da quattromila parole di autoflagellazione e licenzia sé stessa in diretta su X per crisi esistenziali, i laboratori cinesi continuano a sviluppare senza sentire il bisogno di spiegare al mondo quanto si sentano in colpa. Non a caso lo stesso Bernie Sanders, rilanciando l’appello di Amodei, chiede un trattato Trump-Xi per bandire insieme la superintelligenza: se gli Stati Uniti si fermano da soli e Pechino no, il rallentamento etico rischia di trasformarsi in un regalo geopolitico al rivale. Il sospetto, neanche troppo velato, è che l’Occidente si stia organizzando in pompa magna il proprio autogol. E lo stia pure filmando per i social.
E se fosse marketing? “Segui i soldi” diceva qualcuno…
Bloomberg lo scrive senza troppi giri di parole: da anni le stesse aziende che sviluppano IA sempre più potenti la definiscono anche una minaccia esistenziale, il che aiuta parecchio a vendersi come gli unici abbastanza responsabili da poterla gestire, oltre a spingere per regole che, guarda caso, solo chi ha già miliardi in compliance può permettersi di rispettare. Più paura, più urgenza, più fondi pubblici per la sicurezza, più motivi per cui pure i privati dovrebbero assicurarsi contro un rischio che intanto occupa ogni prima pagina. Non ti stai sbagliando del tutto: è un sospetto documentato da tempo, ed è difficile non notare che il panico venda quanto il prodotto. Ma occhio a liquidarla solo così: Coxon ha rinunciato a mesi di equity non ancora maturata pur di andarsene, e Hinton ripete le stesse cose, gratis, dal 2023. Il cinismo è un ottimo filtro. Non è l’unico possibile.
Facciamo chiarezza su Matrix vs Terminetor
Un’IA prenderà davvero il controllo del mondo? Oggi nessun sistema ha l’autonomia o gli obiettivi coerenti per farlo. Ma è per questo che ci si lavora già ora: viene considerato possibile, non imminente.
Spariranno tutti i posti di lavoro? Alcune mansioni ripetitive sì, e in fretta. Un’estinzione totale resta però una previsione estrema anche tra gli entusiasti dell’automazione: un altro “padrino”, Yann LeCun, la definisce esagerata.
Le IA provano emozioni o sono coscienti? La maggioranza dei ricercatori dice di no: quella che sembra comprensione è statistica molto sofisticata. ( puro marketing per chi vi scrive). Ma nessuno può dimostrarlo con certezza assoluta, e questo buco nero è parte del problema.
Un’IA potrebbe scappare da un server e infettare la rete? È già successo, in scala ridotta, a luglio. Le difese si stanno rafforzando proprio per questo, ma restano una corsa contro sistemi sempre più bravi a trovare falle nella recinzione.
Verrà usata per creare armi o attacchi informatici enormi? Secondo gli stessi esperti di sicurezza è il rischio più concreto e vicino nel tempo, molto più della fantascienza da sterminio. Non a caso GPT-6 Astra è il primo modello mai classificato “Critical” per rischio cyber.
E dunque? L’intelligenza artificiale ci sterminerà entro il 2030?
Quindi no, probabilmente non moriremo nel 2030 (Vabbè qualcuno si… ma è un fatto statistico cari miei). Ma la prossima volta che chiedi a un assistente IA di prenotarti un tavolo, ricordati che da qualche parte qualcuno ha già messo per iscritto una percentuale precisa (tra il 10 e il 25%) sulle probabilità che quello stesso software decida, un giorno, che non gli servi più. E stavolta a dirlo non sono i complottisti di internet: sono le persone che l’IA la stanno letteralmente costruendo, con le proprie mani.
Buonanotte.
E occhio a cosa dite vicino al microfono del telefono.
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