ChatGPT danneggia il cervello? Lo studio del MIT

Chatgpt ci sta rendendo stupidi? Cosa dicono i nuovi studi su attività cerebrale, memoria e pensiero critico

Cinquantaquattro volontari, un caschetto pieno di elettrodi e un tema da scrivere. Per quattro mesi i ricercatori del MIT Media Lab di Cambridge, nel Massachusetts, guidati da Nataliya Kosmyna, hanno osservato che cosa succede nel cervello di chi scrive con l’aiuto di ChatGPT. I risultati, diffusi online nel giugno 2025 con lo studio “Your Brain on ChatGPT” (“Il tuo cervello su ChatGPT”), raccontano che chi si appoggia all’intelligenza artificiale attiva meno aree cerebrali, ricorda poco di ciò che ha scritto e consegna testi più simili a quelli degli altri. Lo scopo era capire se delegare la scrittura a un assistente artificiale cambi il modo in cui pensiamo, e con quali conseguenze nel tempo. Gli autori chiamano il fenomeno “debito cognitivo”. Una premessa fondamentale: il lavoro è un preprint, cioè non è ancora stato controllato da altri esperti, e il gruppo è piccolo. Non è una condanna dell’IA. È un primo indizio, e merita di essere letto con calma per comprendere se ChatGPT danneggia il cervello e cosa afferma lo studio del MIT.

ChatGPT danneggia il cervello? Come si è svolto l’esperimento del MIT

I partecipanti avevano tra i 18 e i 39 anni e sono stati divisi in tre squadre. La prima scriveva con ChatGPT, la seconda poteva consultare un normale motore di ricerca, la terza doveva arrangiarsi con la propria testa. Tutti indossavano un apparecchio per l’elettroencefalogramma (EEG), che registra i segnali elettrici del cervello. Non sono quindi risonanze magnetiche, come qualcuno scrive in rete. Alla fine due insegnanti di inglese hanno letto i temi senza sapere chi avesse usato quale strumento.

Ne parlammo diverso tempo fa ponendoci la domanda: Chatgpt ci sta rendendo stupidi?

Debito cognitivo: significato e perché preoccupa

Il nome prende in prestito un’idea dell’informatica. Un programmatore che sceglie una scorciatoia veloce si ritrova, mesi dopo, un conto salato da pagare. Qui la scorciatoia è l’assistente virtuale che pensa al posto tuo. Oggi risparmi fatica, domani rischi di avere meno spirito critico, meno fantasia e più facilità a farti convincere da idee che non hai vagliato.

Pensa al navigatore. Dopo qualche mese di uso quotidiano, molti non saprebbero più raggiungere da soli un posto che conoscevano a memoria. La strada c’è ancora. A essersi indebolita è la mappa nella testa.

Connessioni cerebrali da 79 a 42: cosa vuol dire

Nelle slide si parla di una perdita del 47% della connettività del cervello. Il dato di partenza esiste, ma va spiegato meglio. Riguarda le onde alfa, legate all’elaborazione interna delle idee. Chi scriveva da solo mostrava 79 collegamenti significativi tra zone cerebrali, chi usava l’IA ne mostrava 42. Tradurre questa differenza in “il cervello ha perso metà della potenza” è una forzatura. Più correttamente: mentre si scrive con l’assistente, alcune aree dialogano meno tra loro. Che questo lasci effetti duraturi, per ora, nessuno lo ha dimostrato.

Temi impeccabili ma “senz’anima”: ecco cosa hanno notato i professori

Gli insegnanti non sapevano indicare con certezza quali testi fossero nati con l’IA, eppure qualcosa non li convinceva. Trovavano un italiano, anzi un inglese, quasi perfetto, frasi ben costruite e idee piuttosto scontate, con pochi pensieri davvero personali. Alcuni elaborati li hanno definiti “senz’anima”. Inoltre i testi del gruppo ChatGPT tendevano a somigliarsi, con gli stessi termini e gli stessi giri di frase.

Succede anche in classe, quando due compagni consegnano compiti quasi identici perché hanno attinto alla stessa fonte. Qui la fonte era la stessa macchina per tutti.

Più rapidi ma meno preparati: il paradosso della produttività

Le slide citano un dato tratto da altre ricerche: con ChatGPT si chiudono i compiti circa il 60% più in fretta, ma cala del 32% il cosiddetto carico cognitivo pertinente, cioè lo sforzo mentale che serve per imparare sul serio. Immagina un muratore che usa sempre la carriola elettrica. Arriva prima, ma le braccia restano allenate poco.

Per le imprese il rischio è concreto. Se i dipendenti consegnano in fretta ma capiscono meno ciò che consegnano, col tempo la squadra diventa più fragile e più dipendente dagli strumenti.

L’83,3% dei ragazzi non ricordava le proprie frasi

Il dato che colpisce di più riguarda la memoria. Nella prima sessione l’83,3% di chi aveva scritto con ChatGPT non è riuscito a citare correttamente una frase del proprio tema appena concluso. Con il motore di ricerca e senza strumenti la quota era l’11,1%.

La spiegazione è semplice. Un testo che non nasce dalla tua mente non viene registrato come tuo. È la differenza tra un ricordo vissuto in prima persona e un film guardato distrattamente.

Quarta sessione: chi sapeva già ragionare ha guadagnato

Nell’ultima fase 18 partecipanti hanno scambiato gli strumenti. Chi aveva sempre scritto da solo e ha provato l’IA ha mostrato un’attività cerebrale elevata. Chi si era abituato all’assistente e doveva tornare a scrivere senza ha mostrato un coinvolgimento più basso, come un motore che parte a freddo.

Il messaggio utile è questo: usare l’IA dopo aver ragionato per conto proprio sembra funzionare meglio che usarla al posto del ragionamento. Il campione, però, è davvero minuscolo.

Anche Microsoft si è posta il problema

Lo studio del MIT non è un caso isolato. Una ricerca di Microsoft Research e della Carnegie Mellon University, basata sulle risposte di 319 professionisti, ha rilevato che più ci si fida dell’IA, meno si esercita il pensiero critico. Chi diffida di più controlla, ragiona e corregge di più.

Come usare l’intelligenza artificiale senza atrofizzare il cervello

Nessuno ti chiede di cancellare l’app. Conviene piuttosto partire sempre da una bozza o da una scaletta scritta da te, e solo dopo chiedere un parere alla macchina. Meglio farle domande e chiederle di scovare i punti deboli, che farle scrivere tutto. Rileggi e correggi ogni testo a mano, controlla i fatti, perché una frase elegante può contenere un errore, e ogni tanto lavora senza strumenti per tenere in forma memoria e scrittura.

Domande frequenti su ChatGPT che danneggia il cervello e sullo studio del MIT

ChatGPT fa male al cervello?
Nessuno studio ha dimostrato un danno. La ricerca del MIT indica solo che, durante la scrittura, il cervello si attiva meno quando c’è l’IA. Gli effetti a lungo termine sono ancora da verificare.

Lo studio del MIT è affidabile?
Viene da un laboratorio serio e usa strumenti scientifici, ma ha pochi partecipanti e non ha ancora ricevuto la revisione di altri esperti. È un indizio, non una sentenza.

Che cosa vuol dire debito cognitivo?
Vuol dire rimandare la fatica mentale con una scorciatoia. Oggi risparmi tempo, ma col tempo puoi perdere allenamento nel ragionare e nel ricordare.

L’intelligenza artificiale rende meno intelligenti?
Dipende da come la si usa. Se prima pensi tu e poi la usi per rifinire, i risultati sembrano diversi rispetto a quando le affidi tutto il lavoro.

Perché non ricordo ciò che scrivo con ChatGPT?
Perché la memoria si forma quando elabori l’idea in prima persona. Un testo generato da altri lo hai soltanto letto, non costruito.

Gli studenti dovrebbero evitare ChatGPT per i compiti?
Vietarlo non serve. Meglio usarlo come tutor che spiega e corregge, dopo aver fatto un tentativo da soli.

Il debito cognitivo si può recuperare?
Lo studio non lo misura. Allenare con regolarità lettura, scrittura e memoria resta la strada più sensata.

Quante persone hanno partecipato all’esperimento?
Cinquantaquattro, scese a diciotto nella quarta sessione.

Francesca Rampazzo

Ndr: per scrivere questo articolo è stato usato uno strumento di Deep Research Ai

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