Le fabbriche dei like: cosa sono le click farm che truccano il web

Le fabbriche dei like: cosa sono le click farm che truccano il web. Meta, Youtube, google, X e TiKTok non ne sono esenti

Le fabbriche dei like sono organizzazioni clandestine conosciute come click farm. Operano dietro le quinte del web per gonfiare artificialmente like, visualizzazioni, follower e interazioni sui social e sui siti. Il loro scopo è ingannare gli algoritmi che determinano la popolarità online, trasformando contenuti comuni in fenomeni apparentemente virali. Delle fabbriche di click e del loro utilizzo spesso per manipolare e indirizzare elezioni politiche ho ampiamente scritto nel mio saggio “Intelligenza Criminale”.

Come funzionano le click farm, le fabbriche dei like

Le fabbriche dei like funzionano con due modelli principali che spesso si sovrappongono: aggregati fisici di dispositivi gestiti da persone (phone farms) e reti automatizzate di bot e account falsi. Nei phone farms centinaia, a volte migliaia, di smartphone o tablet sono connessi a un server o a un computer che li controlla tramite software di automazione; gli operatori lanciano app, cliccano su video, lasciano like o aprono pagine secondo script predefiniti, producendo grandi volumi di interazioni in breve tempo.

Per aumentare la scala e ridurre il lavoro manuale, vengono usate tecniche di “box farming” e automazione: una singola macchina pilota centinaia di emulatori o dispositivi reali, instradando il traffico attraverso proxy e VPN per cambiare continuamente indirizzi IP e sembrare utenti diversi. I gestori mescolano inoltre pratiche di “device fingerprinting” e variazione dei pattern di comportamento per eludere i sistemi di detection delle piattaforme.

Altri operatori ricorrono a bot software che imitano il comportamento umano a livello di click, scroll e tempi di permanenza, oppure combinano bot e lavoratori umani per rendere l’attività più credibile

I bot aprono account e svolgono il lavoro ripetitivo, mentre umani gestiscono azioni più complesse o commenti personalizzati. Questo mix rende molto più difficile distinguere traffico genuino da traffico artificiale.

Il modello di business è semplice e lucrativo: le click farm vendono pacchetti di like, visualizzazioni, follower o clic pubblicitari a prezzi molto inferiori al valore reale dell’engagement, e le imprese o i clienti che comprano questi servizi ottengono visibilità apparente e, spesso, vantaggi negli algoritmi che promuovono contenuti “popolari”. Le perdite per inserzionisti e piattaforme si misurano in milioni e spingono i provider di sicurezza ad aggiornare costantemente i filtri anti-frode.

Per il lettore, dietro a un singolo like “comprato” ci sono orchestrazioni tecniche (server, proxy, emulatori), pratiche umane (lavoro a cottimo sui dispositivi) e strategie economiche che mirano a sfruttare la logica degli algoritmi, e proprio questa combinazione rende difficile smascherare e fermare le fabbriche dei like.

Quando i like diventano propaganda: come le click farm influenzano l’opinione pubblica

Le click farm non servono solo a gonfiare la popolarità di un brand o di un influencer. Sempre più spesso vengono impiegate per orientare conversazioni politiche, creare consenso apparente e spostare l’opinione pubblica. Le interazioni artificiali, come like, commenti, condivisioni e visualizzazioni, producono un effetto di massa che gli algoritmi interpretano come interesse genuino amplificandone ulteriormente i contenuti. Studi condotti da Reuters e dal Brookings Institution hanno dimostrato come reti di account falsi e bot possano alterare la percezione della realtà digitale, facendo sembrare condivise e popolari idee sostenute da una minoranza. È il principio della cosiddetta “computational propaganda”, che sfrutta la velocità e la viralità della rete per costruire consenso e polarizzare il dibattito. Attraverso la simulazione di migliaia di utenti reali, le click farm riescono a trasformare un messaggio isolato in un trend globale, cancellando il confine tra popolarità e manipolazione.

Quanto pesano i like e i click falsi nelle piattaforme principali

Le fabbriche dei like attraversano l’intero ecosistema digitale, dai social alle reti pubblicitarie. Su Google Ads, analisi indipendenti hanno stimato che il 12 per cento dei click proviene da traffico non umano (FraudBlocker, 2025). Nel circuito programmatic, che comprende anche YouTube e i suoi partner video, i report di Pixalate hanno registrato valori più alti, con punte oltre il 20 per cento. TikTok, nei suoi report di trasparenza europei, dichiara di rimuovere in modo costante account e interazioni false, comprese visualizzazioni e like generati artificialmente. X resta osservata speciale per la presenza di bot e profili automatizzati che amplificano messaggi e campagne pubblicitarie. Meta, nei propri Adversarial Threat Reports, comunica la cancellazione trimestrale di centinaia di milioni di profili collegati a reti di engagement inautentico. Secondo un’indagine del Wall Street Journal, gli strumenti di rilevamento adottati dalle principali piattaforme non bastano a impedire che una parte significativa del traffico pubblicitario derivi da attività automatizzate, alterando la percezione di successo e l’affidabilità delle metriche (WSJ, 2025).

Traete voi le debite considerazioni finali

Giovanni Scafoglio

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