Tutte le dichiarazioni di Trump sull’Iran. Trump non riesce neanche a fare pace con se stesso

Tutte le dichiarazioni di Trump sull'Iran. Trump non riesce neanche a fare pace con se stesso sembra un film comico. E' tragica realtà

Se la tossicità fosse una dottrina diplomatica, questa cronistoria ne sarebbe il manifesto definitivo. In sole sei settimane il copione passa dal trionfo assoluto (“abbiamo vinto nella prima ora”) a pietose suppliche alla NATO (rinnegate dopo il caffè), per poi sbandare allegramente tra regali misteriosi, storici accordi di pace e rassicuranti minacce di genocidio (“un’intera civiltà morirà stanotte”). Tempo fa, i vertici iraniani lo derisero sostenendo che Trump stesse di fatto “negoziando con se stesso”. A giudicare da questo tragicomico monologo, a Teheran peccavano di ottimismo: viste le continue liti tra le diverse voci nella sua testa, a quanto pare non è in grado di trovare un accordo neanche con il proprio riflesso nello specchio.

Tutte le dichiarazioni di Trump sull’Iran dallo scoppio della guerra

  • 3 marzo “Abbiamo vinto la guerra”
  • 7 marzo “Abbiamo sconfitto l’Iran”
  • 9 marzo “Dobbiamo attaccare l’Iran”
  • 9 marzo “La guerra sta finendo quasi completamente, e in modo molto bello”
  • 11 marzo “Non si dice mai troppo presto che hai vinto. Abbiamo vinto. Nella prima ora era già finita”
  • 12 marzo “Abbiamo vinto, ma non abbiamo ancora vinto completamente”
  • 13 marzo “Abbiamo vinto la guerra”
  • 14 marzo “Per favore aiutateci”
  • 15 marzo “Se non ci aiutate, me ne ricorderò sicuramente”
  • 16 marzo “In realtà non abbiamo affatto bisogno di aiuto”
  • 16 marzo “Stavo solo testando per vedere chi mi sta ascoltando”
  • 16 marzo “Se la NATO non ci aiuta, subiranno qualcosa di molto brutto”
  • 17 marzo “Non abbiamo né bisogno né voglia dell’aiuto della NATO”
  • 17 marzo “Non ho bisogno dell’approvazione del Congresso per uscire dalla NATO”
  • 18 marzo “I nostri alleati devono collaborare per riaprire lo Stretto di Hormuz”
  • 19 marzo “Gli alleati degli Stati Uniti devono darsi una regolata e contribuire a riaprire lo Stretto di Hormuz”
  • 20 marzo “La NATO è fatta di codardi”
  • 21 marzo “Lo Stretto di Hormuz deve essere protetto dai paesi che lo utilizzano. Noi non lo utilizziamo, non abbiamo bisogno di riaprirlo”
  • 22 marzo “Questa è l’ultima volta. Darò all’Iran 48 ore. Aprite lo Stretto”
  • 22 marzo “L’Iran è morto”
  • 23 marzo “Abbiamo avuto colloqui molto buoni e produttivi con l’Iran”
  • 24 marzo “Stiamo facendo progressi”
  • 25 marzo “Ci hanno fatto un regalo e il regalo è arrivato oggi. Ed è stato un regalo molto grande, dal valore enorme. Non vi dirò cos’è questo regalo, ma è stato un premio molto significativo”
  • 26 marzo “Fate un accordo, oppure continueremo semplicemente a colpirli”
  • 27 marzo “Non dobbiamo esserci per la NATO”
  • 30 marzo “Aprite immediatamente lo Stretto di Hormuz o affronterete conseguenze devastanti”
  • 31 marzo “Un accordo è molto vicino e l’Iran avrà fatto la cosa giusta”
  • 1 aprile “Vedremo cosa succederà molto presto”
  • 3 aprile “Sta per succedere qualcosa di grande”
  • 4 aprile “L’Iran deve arrendersi immediatamente”
  • 5 aprile “Aprite quello stramaledetto Stretto, pazzi bastardi, oppure vivrete all’inferno. STATE A GUARDARE! Sia lodato Allah”
  • 7 aprile “Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà”
  • 7 aprile Accordo di cessate il fuoco sulla base delle 10 proposte dell’Iran
  • 8 aprile “Il motivo di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto con un accordo definitivo riguardante la pace a lungo termine con l’Iran e la pace in Medio Oriente”.
  • 8 aprile “A nome degli Stati Uniti d’America… è un onore vedere questo problema di lunga data vicino alla risoluzione”.
  • 9 aprile “L’uranio iraniano sarà perfettamente gestito… altrimenti non avrei accettato l’intesa”.
  • 9 aprile “Molto presto vedrete il petrolio scorrere a fiumi, con o senza l’aiuto dell’Iran”.
  • 10 aprile “Non permetterò che Teheran faccia pagare un pedaggio sullo stretto di Hormuz”.
  • 10 aprile “Gli iraniani non sembrano rendersi conto di non avere alcuna carta da giocare, se non l’estorsione a breve termine… L’unica ragione per cui sono ancora in vita, oggi, è negoziare!”.
  • 11 aprile “Stiamo iniziando il processo di bonifica dello Stretto di Hormuz”.
  • 11 aprile “Se la Cina fa questo [invia armi], la Cina avrà grossi problemi”.
  • 11 aprile “Siamo in negoziati molto approfonditi con l’Iran. Vinciamo comunque. Li abbiamo sconfitti militarmente… Che si raggiunga o meno un accordo, per me non fa alcuna differenza”.
  • 11 aprile “Hormuz presto libero”.
  • 12 aprile “Ho ordinato alla nostra Marina di individuare e intercettare ogni imbarcazione nelle acque internazionali”.
  • 12 aprile “Inizieremo a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto. Qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria!”.
  • 12 aprile “Potrei eliminare impianti energia in un’ora… e un’altra cosa che distruggerei sono i ponti”.
  • 12 aprile “Torneranno e ci daranno tutto ciò che vogliamo”.
  • 13 aprile “Non mi importa se l’Iran torna al tavolo dei negoziati”.
  • 13 aprile “La marina comincerà il blocco dello stretto di Hormuz”.
  • 13 aprile “Qualsiasi iraniano che spari contro di noi sarà spedito all’inferno!”.
  • 15 aprile “Penso sia quasi finita. Sì, intendo dire che credo sia molto vicina alla conclusione”.
  • 15 aprile “Oggi all’Iran servirebbero già venti anni per la ricostruzione. E non abbiamo finito. Vedremo cosa accadrà”.
  • 15 aprile “Daremo il colpo finale a quel poco che resta dell’Iran”.
  • 15 aprile “La guerra è quasi finita”.

Alla fine della fiera, se la geopolitica fosse la chat di WhatsApp delle 3 di notte con un ex ossessivo-compulsivo, avrebbe esattamente questo copione. Tra un “ti anniento l’intera civiltà” e un “facciamo la pace, ho un regalo per te”, l’unica vera arma di distruzione di massa in campo sembra essere la drammatica assenza di litio. L’Occidente è ostaggio di un uomo che gioca alla roulette russa da solo davanti allo specchio: non potendo trovare un accordo con le voci nella sua testa, ha deciso di metterle in vivavoce davanti all’intero pianeta. E a noi non resta che guardare, sperando che tra una crisi di nervi e un delirio di onnipotenza, non prema il bottone rosso solo per testare se la NATO lo sta ancora ascoltando.

Giovanni Scafoglio

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