Donald Trump non molla. Nei suoi proclami griffati “White House”, l’ex presidente si è inventato l’ennesima crociata: trasformare “Antifa” in una specie di Al Qaida casereccia. “Un disastro radicale di sinistra, malato, pericoloso, un’organizzazione terroristica di primo piano”, ha scritto. Peccato che non ci sia nessuna organizzazione, nessun quartier generale, nessun capo riconoscibile. Solo un’idea, una parola che diventa spauracchio quando serve. Trump sa bene che non può dichiarare un movimento interno terrorista. Ma sa anche che i fantasmi sono utili: alimentano paure, giustificano leggi speciali, tengono accese le paranoie di una base che vive di complotti e slogan. Trump contro Antifa è l’ennesima bufala dell’inquilino della Casa Bianca. Negli USA il terrorismo interno è definito dal Patriot Act, ma non esiste una lista federale: il governo può designare solo gruppi stranieri, mentre per quelli interni, come “Antifa”, si perseguono i singoli reati dei membri senza poterli dichiarare “organizzazione terroristica”.
Antifa per Trump è uno spauracchio molto utile
Prima di tutto va detto chiaro: in America “Antifa” non ha nulla a che vedere con l’antifascismo europeo, quello che in Italia richiama partigiani e resistenza. Negli Stati Uniti, il termine è stato cucito addosso alle frange più radicali dei movimenti anarchici, un marchioche i conservatori hanno trasformato in insulto universale: “Antifa”, “communist”, stesso sputo lanciato in faccia a chi non si allinea.
Col tempo l’etichetta è diventata un secchio senza fondo, dentro ci hanno buttato i democratici locali, gli attivisti di Black Lives Matter, i difensori dei diritti civili e persino chi lotta per l’ambiente. Tutto ribattezzato “Antifa”, come fosse un’unica setta da demonizzare. In realtà è il cappello storto che copre chiunque provi a immaginare un’America diversa, fuori dal teatrino del bipartitismo e nemica tanto del verbo trumpiano quanto della prudenza calcolata dell’establishment democratico.
Trump e la destra americana stanno giocando con la dinamite
facendo di tutta l’erba un fascio e strapazzando un concetto che dal 1945 regge come un pilastro il percorso democratico di mezzo Occidente. “Antifa” per loro è un insulto da talk show, ma in Europa la parola è scolpita nelle Costituzioni, nei tribunali, nei corpi ancora sepolti sotto le macerie della guerra. Italia e Germania hanno costruito il dopoguerra sul rifiuto del fascismo: cancellare o ridicolizzare quel termine significa segare il ramo su cui si sono seduti per ottant’anni.
Trump brandisce “antifa(-scism)” come fosse un meme, e nel farlo rischia di trasformare in bersagli istituzioni come l’Unione Europea e l’assetto democratico stesso dei suoi alleati. Bastano pochi decreti presidenziali e il comune sentire che dall’altra parte dell’Atlantico definiva antifascismo come difesa di libertà e democrazia diventa improvvisamente sospetto, colpevole, criminale.
A Trump di quello che pensa l’Europa non frega un cazzo, ma restano i problemi: quanto da lui affermato su Antifa non è fattibile
Negli Stati Uniti non puoi alzarti la mattina e bollare un gruppo come “terrorismo domestico”. La legge non lo prevede, punto. Puoi inseguire i singoli reati, arrestare chi spacca vetrine o piazza bombe, ma non puoi scrivere un decreto e dire: “da oggi questo movimento è terrorista”. È il buco nero nel proclama di Trump: urla al nemico fantasma, ma la giustizia americana non ha strumenti per trasformare un’etichetta politica in un’organizzazione fuorilegge.
Negli Stati Uniti i nazisti non stanno in cantina, bevono birra al sole e marciano con le bandiere. Li conosciamo: i neo-nazisti che negli anni Settanta volevano sfilare a Skokie, città piena di sopravvissuti all’Olocausto. La Corte Suprema disse: fa schifo, ma la Costituzione protegge anche i bastardi in uniforme bruna.
Poi ci sono i Boogaloo boys, vestiti hawaiani e fucili d’assalto, che sognano la guerra civile come un festival country; gli Oath Keepers, paramilitari invecchiati male, finiti pure dentro l’assalto al Campidoglio; e le milizie improvvisate al confine e il cui capo è stato giudicato colpevole di cospirazione sediziosa. Per non parlare dei Veterans on Patrol, che giocano ai vigilanti tra Messico e Arizona. Alcuni finiscono sotto processo, qualcuno in galera, ma il gruppo resta in piedi, perché la legge americana non prevede la formula magica “terrorismo domestico” da attaccare a un’etichetta politica.
Se bolli l’antifascismo come terrorismo
di riflesso stai santificando il suo contrario, come se il fascismo fosse il manuale ufficiale per combattere il terrore. Trump questo lo ignora, oppure lo sa fin troppo bene. Del resto per chi pensate votino gli estremisti di destra? Ma la logica è spietata: dire che l’antifascismo è il problema equivale a dire che il fascismo è la soluzione. Una farsa che si trasforma in minaccia, con un click sullo smartphone del presidente.
Giovanni Scafoglio
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