Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, lo ha detto chiaramente durante un discorso all’Oslo Freedom Forum del 2010, in Norvegia: il passaggio dai documenti di carta agli archivi digitali cambia per sempre il modo in cui la storia viene conservata, e non necessariamente in meglio. Il motivo è semplice da capire ma raramente viene raccontato: mentre un foglio stampato lascia tracce difficili da eliminare del tutto, un file digitale può sparire in un istante, senza lasciare dietro di sé nulla di più di un messaggio di errore. Assange, giornalista e programmatore australiano nato a Townsville nel 1971, ha fondato WikiLeaks nel 2006 e negli anni ha reso pubblici oltre dieci milioni di documenti riservati su guerre, spionaggio e corruzione. Proprio per questo motivo, quando parla di chi controlla la memoria digitale, parla di un tema che conosce da dentro.
In breve: chi gestisce server, piattaforme e motori di ricerca ha oggi un potere che prima non esisteva, quello di decidere quali informazioni resteranno accessibili e quali spariranno senza lasciare traccia.
Perché un foglio di carta è più difficile da cancellare di un file e perché internet potrebbe cancellare la storia dell’umanità
Pensiamo a un vecchio giornale conservato in biblioteca. Per farlo sparire del tutto servirebbe distruggere ogni copia esistente in ogni archivio, casa e redazione del mondo, un’operazione quasi impossibile. Un articolo pubblicato online, invece, può essere rimosso da chi gestisce il sito con un solo comando. Al suo posto compare la scritta “pagina non trovata”, e se nessuno ne aveva fatto una copia altrove, quel contenuto smette semplicemente di esistere.
Assange, nel suo discorso del 2010, ha richiamato un’idea resa celebre dallo scrittore George Orwell: chi controlla il presente ha in mano gli strumenti per decidere come verrà raccontato il passato. È un concetto che nel mondo della carta stampata restava per lo più teorico, mentre nel mondo digitale diventa uno strumento concreto e immediato.
Chi controlla i server decide cosa resta online
Gli archivi digitali non esistono nel vuoto. Vivono su computer fisici, i server, di proprietà di aziende private, governi o grandi piattaforme tecnologiche. Questo significa che la sopravvivenza di un’informazione dipende dalle scelte di chi possiede quei server, molto più di quanto accadesse con un libro stampato e distribuito in migliaia di copie.
Non tutte le cancellazioni nascondono intenzioni oscure: spesso si tratta di siti chiusi per motivi economici, aggiornamenti tecnici o semplice disattenzione. Il rischio segnalato da Assange riguarda però la concentrazione del potere: quando pochi soggetti controllano la maggior parte dei dati mondiali, diventa più facile, se lo si vuole, far sparire in modo mirato le informazioni scomode.
Il diritto all’oblio e i suoi limiti
C’è un aspetto legale collegato a questo tema che riguarda milioni di cittadini europei ogni anno: il diritto all’oblio. Le norme europee sulla privacy permettono a chiunque di chiedere a Google la rimozione dai risultati di ricerca di informazioni personali datate o non più rilevanti. Tecnicamente si parla di deindicizzazione: la pagina può restare online da qualche parte, ma diventa quasi introvabile perché sparisce dalle ricerche.
Questo diritto nasce per proteggere le persone comuni, ma mostra bene il problema più ampio di cui parlava Assange: se è così semplice far sparire un contenuto dai radar di Google, lo stesso meccanismo può, in teoria, essere usato anche per far dimenticare fatti di interesse pubblico.
Perché i vecchi file digitali smettono di funzionare da soli
C’è poi un pericolo che non dipende dalla volontà di nessuno: l’obsolescenza digitale. Un papiro egizio di duemila anni fa si può ancora leggere in un museo. Un floppy disk degli anni novanta, invece, oggi è quasi sempre inutilizzabile, perché non esistono più i lettori per aprirlo e i formati con cui era stato salvato non sono più supportati dai computer moderni. Gli stessi archivisti segnalano da anni che documenti nati digitali rischiano di diventare illeggibili molto prima di quanto accada ai loro equivalenti di carta.
Gli strumenti che oggi provano a salvare la memoria del web
Non tutto è perduto. Esistono progetti nati apposta per contrastare questo rischio. Il più noto è Internet Archive, un’organizzazione no profit fondata nel 1996 da Brewster Kahle, che gestisce la Wayback Machine, un servizio online attivo dal 2001 e capace oggi di conservare centinaia di miliardi di pagine web salvate nel tempo. Chiunque può usarla per recuperare un sito cancellato o modificato, oppure per salvare in anticipo una pagina che teme possa sparire, tramite la funzione “Save Page Now”.
È lo stesso principio, applicato su scala più piccola, che ha guidato per anni WikiLeaks: rendere un documento difficile da cancellare pubblicandolo in tanti posti diversi allo stesso tempo, così che eliminarlo ovunque diventi quasi impossibile.
Cosa può fare una persona comune per non perdere i propri dati
Il tema non riguarda solo giornalisti e storici. Foto di famiglia caricate su un solo servizio cloud, messaggi scambiati su un’app, documenti personali salvati in un unico posto: tutto questo esiste finché qualcun altro decide di mantenerlo online. Conservare più di una copia, su servizi diversi, e salvare periodicamente i contenuti a cui si tiene davvero resta ancora oggi la protezione più semplice ed efficace contro una sparizione improvvisa.
Riepilogo in breve dell’articolo
Cosa ha detto Julian Assange sulla memoria storica?
Durante un discorso all’Oslo Freedom Forum del 2010 ha avvertito che il passaggio dagli archivi di carta a quelli digitali rende più facile, per chi controlla server e piattaforme, far sparire informazioni senza lasciare tracce.
Cos’è il diritto all’oblio?
È il diritto, riconosciuto dalla legge europea, di chiedere ai motori di ricerca come Google di rimuovere dai risultati informazioni personali datate o non più rilevanti.
Cos’è la Wayback Machine e a cosa serve?
È il servizio gratuito di Internet Archive, attivo dal 2001, che conserva copie storiche di centinaia di miliardi di pagine web, permettendo di recuperare siti modificati o cancellati.
Perché i vecchi file digitali diventano illeggibili?
Per l’obsolescenza digitale: formati e dispositivi cambiano nel tempo, e senza aggiornamenti continui i dati salvati su vecchi supporti smettono di essere accessibili, anche in pochi decenni.
Chi decide cosa viene conservato negli archivi storici?
Nella carta la selezione era affidata ad archivisti e istituzioni pubbliche con regole condivise; nel digitale questa scelta dipende sempre di più da aziende private e piattaforme che gestiscono i server.
Come posso salvare una pagina web prima che sparisca?
Con la funzione “Save Page Now” di Internet Archive è possibile archiviare subito una pagina, rendendola consultabile anche se in futuro venisse rimossa dal sito originale.
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