L’analisi di quanto accade attorno al centro sociale occupato di corso Regina Margherita rivela una rete di ipocrisie politiche e paralisi istituzionali. Mentre la politica gioca a scacchi con i consensi, a pagare il prezzo sono le divise in strada e i cittadini abbandonati. Ciò che appare evidente è che quanto accaduto ieri a Torino e il caso Askatasuna rappresentino il fallimento dello Stato.
Askatasuna : perché i poliziotti sono le vere vittime
Se Pier Paolo Pasolini fosse oggi in corso Regina, non avrebbe dubbi: le vittime non sono i figli della borghesia che giocano alla rivoluzione sotto lo scudo dell’occupazione, ma i celerini che li fronteggiano. Parliamo di uomini e donne che percepiscono stipendi modesti, spesso figli di quel proletariato che la sinistra dice di voler difendere, costretti a subire sputi, insulti e lanci di pietre.
Questi agenti operano con le mani legate da protocolli di “de-escalation” che servono più a proteggere le carriere dei dirigenti che la loro incolumità fisica. Ogni fermo “troppo deciso” rischia di trasformarsi in un calvario giudiziario per l’agente, mentre la violenza di chi aggredisce viene spesso derubricata a “tensione sociale”. Lo Stato, di fatto, usa i propri servitori come carne da cannone per evitare decisioni politiche impopolari.
Il patto di non belligeranza: un governo tra incapacità e calcolo
Il cittadino torinese che osserva Askatasuna si pone una domanda lecita: perché lo Stato non interviene? La risposta risiede in una preoccupante commistione tra incapacità operativa e collusione strategica.
L’attuale esecutivo, pur sbandierando la bandiera dell’ordine, sembra impantanato. Uno sgombero forzato richiederebbe un impiego di forze massiccio e il rischio di guerriglia urbana per giorni. La politica preferisce il “male minore”: un’occupazione illegale ma localizzata è più facile da gestire di centinaia di autonomi sparsi per la città. Questo, agli occhi di chi subisce il degrado del quartiere, si traduce in un tradimento: lo Stato ha ceduto un pezzo di territorio per pura pigrizia gestionale, lasciando i cittadini privi della protezione minima garantita dal contratto sociale.
La strumentalizzazione della Destra: l’equivoco degli “anarchici di sinistra”
Esiste una precisa strategia comunicativa della destra: etichettare Askatasuna come “l’avamposto della sinistra”. È un falso storico e ideologico consapevole. I militanti di Askatasuna appartengono alla galassia dell’autonomia e dell’anarchismo insurrezionalista; soggetti che disprezzano la sinistra parlamentare quanto la destra.
Tuttavia, chiamarli “sinistra” serve alla destra per colpire gli avversari politici in aula, creando un nemico immaginario su misura per l’elettorato. Si preferisce mantenere vivo lo spauracchio dell’anarchico “comunista” piuttosto che ammettere che esiste una sacca di eversione che sfugge a ogni controllo partitico. È un gioco di marketing sulla pelle della sicurezza urbana.
Le colpe della Sinistra: il “recupero” come foglia di fico
Dall’altra parte, la sinistra istituzionale torinese ha colpe altrettanto gravi. Invece di condannare l’illegalità, ha tentato la via del “recupero amministrativo”. Proporre di trasformare un’occupazione abusiva in un “progetto di co-abitazione e cultura” non è tolleranza, è legittimazione dell’abuso. È un segnale devastante per chiunque rispetti la legge: dimostra che se occupi con abbastanza forza e costanza, alla fine verrai premiato con una sanatoria burocratica, scavalcando chiunque sia in lista d’attesa per spazi pubblici o case popolari.
Perché restano impuniti? La porta girevole della giustizia
Il dato più sconcertante è la reiterazione dei reati da parte dei soliti noti. Com’è possibile che con centinaia di telecamere e anni di monitoraggio ci siano così pochi arresti efficaci?
- Saturazione giudiziaria: Il sistema è talmente lento che le misure cautelari arrivano quando il reato è già stato ampiamente superato da nuovi eventi.
- Identificazioni “di massa” impossibili: Durante gli scontri, le tecniche di camuffamento e la gestione dell’ordine pubblico rendono difficile l’identificazione certa ai fini processuali.
- La Strategia della valvola di sfogo: Esiste un tacito accordo per cui “finché restano lì dentro e non esagerano, li lasciamo stare”. Questo permette a soggetti già denunciati decine di volte di continuare a delinquere, certi che il costo politico del loro arresto sia considerato troppo alto dal Ministero dell’Interno.
L’eclissi dello Stato: quando l’illegalità diventa un’istituzione di fatto
Il paradosso finale di Askatasuna non risiede nella forza di chi occupa, ma nella rinuncia di chi dovrebbe governare. Se i poliziotti continuano a essere il parafulmine di una tensione che la politica non vuole risolvere, e se i cittadini sono ridotti a spettatori di un’illegalità protetta dal calcolo elettorale, significa che il contratto sociale è stato unilateralmente stracciato.
Finché la destra userà gli anarchici come spauracchio mediatico e la sinistra cercherà di trasformare l’occupazione in un “esperimento sociale” per non ammettere il proprio fallimento educativo, nulla cambierà. La persistenza di questo “fortino” non è un segno di vitalità politica, ma il monumento a uno Stato che ha deciso di appaltare pezzi di territorio alla disubordinazione organizzata per evitare il disturbo di dover applicare la legge. Torino resta così un laboratorio, sì, ma di un’impunità che col tempo rischia di diventare la norma per chiunque decida che la forza sia un titolo di proprietà più valido di un rogito o di una legge dello Stato.
Ginevra Leone
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