La bufala delle 7 guerre fermate da Trump

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Nella sala dell’Assemblea Generale dell’ONU Donald Trump ha parlato come se fosse l’unico arbitro della pace mondiale. Ha inventato La bufala delle 7 guerre fermate da Trump, ossia da se stesso. Ha scandito parole pensate per entrare nei titoli dei giornali: “Ho fermato sette guerre in sette mesi”. Una frase che non lascia spazio a dubbi, detta con il tono di chi vuole scolpire la propria immagine nella storia. Ma dietro l’enfasi si nasconde un racconto distorto. Non ci sono sette guerre concluse. Ci sono tregue fragili, dispute diplomatiche presentate come conflitti armati, accordi parziali e annunci più utili al consenso interno che alla stabilità globale. Più che di 7 guerre dovremmo parlare di 7 bugie.

La bufala delle 7 guerre fermate da Trump: più che di 7 guerre dovremmo parlare di 7 bugie: i fatti veri, incontrovertibili

Israele e Iran

Il conflitto più recente citato da Trump riguarda Israele e Iran. A giugno 2025 si è verificata una delle escalation più gravi degli ultimi anni, con bombardamenti israeliani contro siti nucleari iraniani e missili partiti da Teheran verso Haifa e Tel Aviv. Per dodici giorni il Medio Oriente è sembrato sull’orlo di un conflitto regionale. Trump ha annunciato un cessate il fuoco, ribattezzandolo “la Guerra dei 12 giorni” e presentandosi come mediatore decisivo. In realtà la tregua è stata il risultato di pressioni incrociate, con un ruolo determinante di Turchia e Qatar. Gli Stati Uniti hanno facilitato i contatti, ma non hanno imposto nulla. Parlare di pace storica è fuorviante. Si è trattato di una sospensione delle ostilità, senza alcun trattato né meccanismi di garanzia. Trump ha avuto un ruolo significativo, ma non esclusivo, e le sue affermazioni sono esagerate.

India e Pakistan

Trump ha incluso anche India e Pakistan nella lista delle guerre terminate. La rivalità tra i due Paesi è radicata da decenni, con il Kashmir come epicentro di tensioni e scontri. I cessate il fuoco lungo la linea di controllo sono periodici, spesso seguiti da nuove violazioni. Trump ha dichiarato che la sua amministrazione ha favorito una tregua stabile nel 2025. In realtà il dialogo era già in corso attraverso canali bilaterali e con la mediazione delle Nazioni Unite. Nuova Delhi non ha riconosciuto alcun ruolo decisivo a Washington. Il conflitto non è chiuso, la situazione rimane fragile e la retorica presidenziale amplifica un successo che non c’è stato.

Serbia e Kosovo

Tra le sette guerre fermate, Trump ha citato anche la Serbia e il Kosovo. Qui la confusione è ancora più evidente. Non c’era una guerra in corso, ma tensioni latenti che si ripresentano periodicamente. Nel 2020, durante il primo mandato di Trump, fu firmato a Washington un accordo di normalizzazione economica. L’intesa prevedeva progetti infrastrutturali e cooperazione commerciale, ma non toccava il nodo politico principale: il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte della Serbia. Belgrado non ha cambiato posizione, le tensioni nel nord del Kosovo restano e gli scontri a Mitrovica nel 2023 lo hanno dimostrato. Presentare questo dossier come una guerra fermata è un artificio comunicativo.

Armenia e Azerbaigian

Trump ha menzionato la pace tra Armenia e Azerbaigian. Il Nagorno Karabakh è stato teatro di conflitti sanguinosi nel 2020 e nel 2023, con migliaia di morti e lo spostamento forzato della popolazione armena. Nel 2025 Stati Uniti ed Europa hanno favorito un documento congiunto di cooperazione tra i due Paesi. Trump si è attribuito il merito di aver portato la pace definitiva. In realtà la dichiarazione firmata in agosto è un primo passo, non un trattato vincolante. I confini restano oggetto di contesa, la sfiducia reciproca è radicata e la Russia, storicamente influente nella regione, non è stata estromessa dal gioco. Parlare di conflitto risolto è prematuro.

Thailandia e Cambogia

Tra i casi citati figura anche la disputa tra Thailandia e Cambogia. I due Paesi hanno avuto tensioni di confine, in particolare attorno al tempio di Preah Vihear, con scontri armati limitati negli anni passati. Nel 2025 ci sono stati incidenti minori lungo la frontiera e Trump ha affermato di aver imposto un cessate il fuoco immediato. La verità è che la crisi era circoscritta e i negoziati erano già in corso grazie al lavoro dell’ASEAN. La tregua è stata presentata come frutto dell’intervento diretto degli Stati Uniti, ma non ha mutato gli equilibri regionali né risolto la questione territoriale.

Congo e Ruanda

Uno dei conflitti più complessi riguarda l’Africa centrale. Trump sostiene di aver portato la pace tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda. Nel 2025 le due capitali hanno firmato un accordo di cooperazione sulla sicurezza dei confini e sul rientro dei rifugiati. Ma l’est del Congo resta teatro di violenze, con il gruppo armato M23 e altre milizie locali ancora attive. Le missioni delle Nazioni Unite hanno denunciato decine di migliaia di sfollati nei mesi successivi alla firma. Parlare di pace raggiunta è ingannevole: non c’è stata alcuna cessazione totale delle ostilità, ma solo un’intesa bilaterale limitata.

Egitto ed Etiopia

Il settimo caso riguarda la Grande Diga del Rinascimento etiope, un’opera idrica sul Nilo che da anni genera tensioni con Egitto e Sudan. Trump ha parlato di pace imposta tra Il Cairo e Addis Abeba. Ma non si è mai trattato di una guerra armata. Le dispute si sono svolte su tavoli diplomatici, con minacce verbali e pressioni internazionali. Non c’è stato un conflitto militare, né un accordo di pace definitivo. Definire questa disputa una guerra fermata serve solo a dare peso a un elenco che non resiste alla verifica dei fatti.

L’elenco di Trump segue un copione preciso: confondere un cessate il fuoco con pace definitiva

Lo schema è evidente: presentare dispute diplomatiche come guerre per poi dire di averle fermate. Selezionare casi in cui gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo marginale e trasformarli in prove di leadership. Tutto questo alimenta una narrazione politica utile a livello interno. L’obiettivo è mostrarsi come un uomo forte capace di mediare in ogni scenario, rafforzando la candidatura al Nobel per la Pace e consolidando la base elettorale.

La verità è che nessuna delle sette guerre è davvero conclusa. Alcune non erano guerre, altre restano aperte, altre ancora sono state solo sospese. La distanza tra il racconto politico e la realtà geopolitica è evidente. Quello che Trump presenta come un successo storico è in realtà una bufala costruita per i palchi internazionali e per le platee americane.

Ginevra Leone

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