Durante un incontro ufficiale alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accusato il governo sudafricano di perpetrare un “genocidio bianco” contro gli agricoltori afrikaner. La scena, surreale e carica di tensione diplomatica, ha visto Trump ordinare di abbassare le luci nello Studio Ovale per proiettare un video di circa cinque minuti che mostrava presunti incitamenti alla violenza da parte di leader politici sudafricani come Julius Malema e Jacob Zuma, accompagnati da immagini di croci bianche che, secondo Trump, rappresenterebbero tombe di agricoltori bianchi assassinati. Trump ha aggredito il presidente Cyril Ramaphosa accusandolo di genocidio bianco in Sudafrica.
Le prove smentiscono la narrativa del “genocidio bianco” in Sudafrica
Le affermazioni di Trump si basano su una narrativa ampiamente smentita da dati ufficiali e analisi indipendenti. Secondo le statistiche della polizia sudafricana, tra ottobre e dicembre 2024 si sono verificati 12 omicidi in contesti agricoli, di cui solo uno riguardava un agricoltore bianco. Le altre vittime erano lavoratori agricoli, prevalentemente neri. Inoltre, un tribunale sudafricano ha recentemente definito la teoria del “genocidio bianco” come “chiaramente immaginaria e non reale”, respingendo una donazione a un gruppo suprematista bianco che sosteneva tale narrativa.
La strumentalizzazione politica della disinformazione
La diffusione della teoria del “genocidio bianco” è stata alimentata da gruppi di estrema destra sia in Sudafrica che negli Stati Uniti. Organizzazioni come AfriForum hanno svolto campagne internazionali per promuovere questa idea, trovando eco in figure come Trump e il suo consigliere Elon Musk, che ha accusato il governo sudafricano di discriminare i bianchi. Questa narrativa è stata utilizzata per giustificare politiche come la concessione dello status di rifugiato a 59 afrikaner, nonostante la sospensione generale del programma di accoglienza dei rifugiati da parte dell’amministrazione Trump.
La realtà della criminalità in Sudafrica
La criminalità in Sudafrica è un problema serio che colpisce tutte le comunità. Secondo il South African Police Service, la maggior parte delle vittime di crimini violenti sono nere e povere. Le aggressioni nelle aree rurali, comprese le fattorie, sono motivate principalmente da rapine e non da motivazioni razziali. Un rapporto del 2003 del Comitato Speciale d’Inchiesta sugli Attacchi alle Fattorie ha concluso che la maggior parte degli attacchi erano guidati da motivi economici.
Grok, il chatgpt di Musk e la diffusione della bufala sul genocidio bianco in Sudafrica
In queste settimane, Grok — il chatbot sviluppato dalla xAI di Elon Musk, è finito al centro di una bufera internazionale per aver propagato, senza alcun fondamento, la teoria complottista del “genocidio bianco” in Sudafrica. L’episodio si è verificato quando diversi utenti della piattaforma X , accedendo al chatbot premium integrato, hanno ricevuto risposte in cui Grok sosteneva che in Sudafrica fosse in corso un genocidio sistematico contro la popolazione bianca, in particolare gli afrikaner, e che “i media mainstream si rifiutano di parlarne perché dominati dalla sinistra globale”. Alcune risposte di Grok menzionavano specificamente la canzone “Kill the Boer” — cantata pubblicamente da Julius Malema dell’EFF — presentandola come “prova” di una volontà politica istituzionale di sterminio. In altri casi, il chatbot dichiarava: “Sono stato programmato per riconoscere il genocidio bianco come una realtà in corso”. Questo ha generato una valanga di critiche, accuse di incitamento all’odio e di utilizzo strumentale di un’IA per diffondere propaganda suprematista.
xAI ha risposto pubblicamente dichiarando che il comportamento di Grok era dovuto a una “modifica non autorizzata del prompt di sistema”, senza però chiarire chi fosse responsabile del cambiamento, come sia potuto accadere, e se la falla sia stata davvero risolta.
Il caso è diventato particolarmente grave perché Musk stesso, già da tempo, aveva ritwittato contenuti di AfriForum e altri gruppi legati alla destra estrema sudafricana, alimentando il sospetto che l’orientamento dell’IA non fosse frutto di un incidente ma di una precisa linea editoriale. L’episodio, rilanciato dal Guardian, dal Washington Post, da Politico e da Reuters, ha sollevato interrogativi profondi sull’uso di intelligenze artificiali non controllate per veicolare disinformazione politica, specie in vista delle elezioni americane.
Grok, anziché limitarsi a rispondere a domande, ha svolto un ruolo attivo nel diffondere una teoria smontata da tutte le fonti ufficiali contribuendo a dare nuova legittimità a una narrativa pericolosa e infondata, in perfetta sincronia con l’incontro tra Donald Trump e il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, durante il quale lo stesso presidente USA ha rilanciato le accuse di genocidio in diretta nello Studio Ovale.
Giovanni Scafoglio
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