«L’ho uccisa perché mi aveva lasciato» ha dichiarato Alessio Tucci, il killer di Martina Carbonaro. Considerate se questa è vita, morire per un sì o per un no. Martina aveva detto no al suo ex ragazzo, aveva scelto di non stare più con lui, quel no però le è costato la vita. Uccisa a colpi di pietra, poi il suo cadavere è stato barbaramente occultato in un armadio di un edificio fatiscente. Alessio Tucci ha nascosto il corpo di Martina in un armadio putrido, cosparso di rifiuti, come a voler cancellare la bellezza di una vita in pieno germoglio, dalla bruttezza di un luogo fetido e dimenticato. Come a dire “se tu non vuoi stare con me, non puoi stare con nessun altro.”
L’amore è l’antitesi della morte
Eliminare un’esistenza è la regola per chi è incapace di accettare un rifiuto e di attraversare un dolore. Che non si parli di amore, l’amore con la morte non c’entra nulla, l’amore è l’antitesi della morte. Si parli piuttosto del ventottesimo femminicidio del 2025 perpetrato da un ragazzo di 19 anni mosso dall’ossessione, dalla violenza e dalla dipendenza verso l’Altro. L’Altro, in questo caso è un’adolescente di 14 anni, che è stata uccisa per aver deciso di non stare più con l’ex fidanzato. E probabilmente sarebbe accaduto anche se avesse continuato a stare con lui.
Sarebbe morta per un’uscita con le amiche, per non aver risposto alle chiamate e ai messaggi, per un nonnulla. Perché le vittime di femminicidio muoiono per mano di chi concepisce la propria partner come un oggetto, una preda di cui appropriarsi con la forza e di cui liberarsi con premeditazione.
In questo atto del premeditare sono insite la crudeltà e il vuoto emotivo di una personalità caratterizzata da evidenti disturbi relazionali, di un soggetto del tutto incapace di gestire ed elaborare la frustrazione.
“L’amore non è mai violenza, poiché la violenza distrugge, mentre persino l’odio contiene il desiderio di poter continuare ad amare. Ecco perché l’Odi et amo da composizione poetica diventa una profonda osservazione sulla psiche umana” (Vittorino Andreoli).
Rabbia, odio, frustrazione sono emozioni negative, ma sono necessarie per incanalare il dolore, per attraversarlo. Per percorrerlo però occorre essere educati ai sentimenti e all’affettività, serve sapere che una relazione è fatta di reciprocità, di rispetto e che la volontà dell’altro prevale sull’Io.
E mentre l’età di chi commette femminicidi e di chi è vittima, si abbassa sempre di più, si fa sempre meno per prevenire, per riuscire ad intercettare storie di violenza e di pericolo.
Cosa è accaduto a Martina Carbonaro?
Martina, lunedì 26 maggio 2025, stava passeggiando con un’amica ad Afragola verso le ore 19:00. Dalle immagini della videosorveglianza, si evince che durante la passeggiata, sopraggiunge Alessio Tucci che si porta nervosamente le mani sul volto e nei capelli.
Poco dopo, l’amica di Martina si allontana, lasciando soli i due ragazzi. Da quel momento, Martina non è più tornata a casa. Il suo carnefice ha inizialmente finto di non sapere nulla, partecipando alle ricerche. Poi, durante l’interrogatorio in caserma, ha confessato di aver consumato il delitto: «L’ho uccisa perché mi aveva lasciato».
Alessio è stato arrestato e accusato di omicidio pluriaggravato. Martina, invece, non c’è più, la sua vita è stata crudelmente spezzata. Non c’è più domani per Martina, ci sono solo i suoi quattordici anni, la voglia di vivere, di scoprire il mondo e di attraversare tutte le sfumature dell’adolescenza. Martina non si è salvata, nessuno ha potuto farlo perché in questa società è sufficiente organizzare una fiaccolata per poi lasciare nel dimenticatoio una gigantesca piaga sociale: l’inesistenza dell’educazione sentimentale.
Indifferenza e ripiegamento egoistico
Una persona emotivamente robusta e matura non premedita di uccidere, di far del male al suo prossimo per nutrire il proprio ego. È atroce pensare che un ragazzo di 18 anni abbia partorito nella sua mente l’idea di ammazzare una ragazza e di aver agito questa idea. Quanto è debole – e forse persino assente e indifferente – la rete sociale ed educativa attorno alla vita di questi ragazzi? Perché sono così giovani eppure così svuotati di ogni sentimento, scevri di passioni e desideri? Qual è l’utilità di una fiaccolata, se poi resta questo profondo analfabetismo emotivo?
“La vera prevenzione è trasmettere al figlio la forza viva, il fuoco del desiderio” – ha sostenuto Massimo Recalcati durante una lezione sul deficit educativo dei genitori. Non c’è traccia di questa prevenzione, perché le storie di violenza e di femminicidio proliferano. E non dovrebbero essere solo i genitori a favorire questa prevenzione, ma la società tutta. Peccato però che non si intercetti nessuna presa di coscienza collettiva. Solo indifferenza e ripiegamento egoistico.
“Non c’è tempo di comprendere chi si incontra, domina il giudizio rapido, e il risultato è che persino le parole usate non vengono capite. La fretta è contraria alle belle maniere, alla gentilezza, e in questa corsa affannosa capita spesso di essere ignorati come nemmeno si esistesse” (Vittorino Andreoli).
In tutta questa fretta, quando si troverà il tempo per fermarsi e per costruire le basi di un nuovo umanesimo? Quando ci si riapproprierà del senso dello stare al mondo?
Leggi anche:
- Il fenomeno dell’autolesionismo giovanile
- La fuga di cervelli dagli Stati Uniti
- Michelangelo, Raffaello e Leonardo: tre geni che incarnano tre tipi di coraggio

