Negli Stati Uniti sta verificandosi una fuga di cervelli a causa dell’operazione di riduzione dei costi per la ricerca, intrapresa dal presidente Donald Trump. Sono stati effettuati notevoli tagli ai fondi per la ricerca, tra cui quello alla National Science Foundation, un’agenzia governativa che sostiene la formazione in tutti i campi della scienza e dell’ingegneria. La perdita di alcuni fondi federali e di altre importanti risorse, sta indebolendo il sistema scientifico americano. Per questo motivo, molti scienziati e ricercatori stanno abbandonando gli USA per approdare in Paesi in cui vi sono le condizioni per fare ricerca e innovazione.
Dagli USA verso l’Europa
Secondo un sondaggio condotto dalla rivista Nature, il 75% dei ricercatori americani ha intenzione di abbandonare il Paese. Mentre negli USA imperversa un clima di tumulto e insoddisfazione, l’Europa si sta mobilitando attraverso la creazione di fondi a sostegno della ricerca, attirando così i cervelli in fuga. In Germania, per esempio, la Max Planck Society – un’organizzazione nel campo della ricerca di base – ha rilevato un cospicuo aumento di candidature da parte degli scienziati statunitensi. Anche Francia e Paesi Bassi si stanno attrezzando per sostenere i ricercatori americani.
In Italia, invece, la ministra della ricerca, Anna Maria Bernini ha dichiarato che sarà lanciato un bando da 50 milioni e saranno predisposti fondi per accogliere i cervelli in fuga dall’America. Il progetto, che sarà suddiviso in più fasi, si pone l’obiettivo di potenziare il sistema scientifico europeo e di rendere più competitivo il mondo accademico. Non solo per i ricercatori americani, ma anche per gli italiani che stanno studiando all’estero.
Questo fenomeno sta colpendo soprattutto la deep tech, la tecnologia profonda di cui gli USA sono sempre stati investitori. Invece, adesso, tutto quello che riguarda la ricerca e sviluppo, i finanziamenti, l’innovazione, i laboratori, le attrezzature, non riveste più un ruolo cruciale. Pertanto, la competitività economica, tecnologica e innovativa del Paese è minacciata e a subirne le conseguenze sono gli scienziati, i dottorandi e gli imprenditori.
Inoltre, tra le altre misure che stanno compromettendo il mondo della ricerca in America c’è l’abolizione delle iniziative in materia di diversità e inclusione, perché ritenute non prioritarie. Di conseguenza, tutti i ricercatori che si stanno occupando delle questioni D&I sono penalizzati. Stessa cosa per coloro che si dedicano alla ricerca nel campo del cambiamento climatico.
Intanto, le riviste scientifiche americane stanno prendendo posizione pubblicando appelli e sensibilizzando alle difficoltà che sta vivendo il popolo americano. Nello specifico, l’editoriale The Lancet ha dichiarato:
«Le azioni di Donald Trump a livello nazionale e globale non sono una rivalutazione misurata delle priorità degli Stati Uniti. Sono un attacco radicale e dannoso alla salute del popolo americano e di coloro che dipendono dall’assistenza degli Stati Uniti. La capacità dei ricercatori di lavorare è stata gravemente limitata o interrotta del tutto. La libertà di parola è limitata. L’uso di alcuni termini è vietato».
Insomma, la comunità scientifica e accademica in America sta vivendo un momento complicato e di soppressione.
Dov’è finito il sogno americano?
Gli USA sono sempre stati il Paese per antonomasia in cui trovare fortuna, il sogno americano di milioni di persone alla ricerca di nuove opportunità. Eppure, oggi questo sogno americano sembra sgretolarsi a poco a poco, poiché a prevalere sono le incertezze e non le possibilità di crescita e sviluppo.
L’Europa può in questo momento storico dimostrare di essere una pezzo di mondo in cui i giovani possono trovare le condizioni per costruire il proprio futuro e per poter mettere a frutto il proprio talento. Un posto sicuro, dove ci sono sbocchi occupazionali, centri di ricerca e università attrattive e innovative.
Certo, ognuno dovrebbe avere la possibilità di studiare e lavorare nel proprio Paese (salvo i casi in cui si vuole deliberatamente cambiare città), ma se per la comunità scientifica americana questo non è al momento possibile, è comprensibile il fenomeno della fuga di cervelli.
Scienziati e ricercatori devono poter disporre di risorse e fondi necessari alla realizzazione di progetti sperimentali e innovativi. Chi fa ricerca scientifica ha bisogno di essere supportato, perché si impegna nel migliorare la qualità della vita di ognuno e nell’offrire soluzioni a problemi che coinvolgono l’intera umanità.
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