Un nuovo sito con nudi, video porno fake e autoerotismo politiche e celebrity italiane generati da iA

Un nuovo sito con nudi, video porno fake e autoerotismo politiche e celebrity italiane generati da iA generative con Meloni e Ferragni

Da Giorgia Meloni a Chiara Ferragni, passando per Elly Schlein, Laura Boldrini, Maria Elena Boschi, Aurora Ramazzotti: l’elenco delle vittime del nuovo sito contenente nudi, video porno fake e autoerotismo politiche e celebrity italiane generati da iA è lungo, una deriva infinita. Dentro quella galleria ci sono volti che rappresentano il governo, l’opposizione, lo spettacolo, l’influencer economy, accanto a decine di donne sconosciute. Il minimo comune denominatore è uno solo: corpi finti costruiti con l’iA, diffusi senza consenso e consumati da milioni di utenti.

sito con nudi e porno di politiche e celebrity generati da iA una storia infinita

Ad agosto 2025 esplode il caso Phica.eu, forum porno nato nel 2005 e cresciuto per anni quasi indisturbato, fino a raccogliere centinaia di migliaia di iscritti e milioni di messaggi. Nel tempo diventa un gigantesco archivio di foto rubate dai social, fermo immagine da trasmissioni televisive, scatti trafugati in spiaggia o negli eventi pubblici, spesso ritagliati in modo ossessivo sul corpo delle donne e accompagnati da commenti espliciti.

Dentro Phica.eu esiste una “sezione vip” dove compaiono, tra le altre, le immagini della premier Giorgia Meloni, della segretaria del Pd Elly Schlein, di Maria Elena Boschi e di molte altre politiche di diversi schieramenti. Le foto sono prese da occasioni ufficiali, eventi istituzionali, momenti di vita privata e trasformate in materiale pornografico, a volte attraverso primi tentativi di deepfake, a volte solo con inquadrature morbose e testi violenti. Quando il caso esplode, il sito chiude nel giro di ventiquattro ore sotto la pressione delle denunce e della campagna pubblica, ma la storia non finisce lì.

Due mesi dopo, un’inchiesta giornalistica italiana e le denunce della giornalista Francesca Barra portano allo scoperto SocialMediaGirls.com, forum internazionale attivo da almeno undici anni, con circa sette milioni di utenti nel mondo

Qui l’asticella si alza ulteriormente: non c’è più solo il saccheggio di foto reali, c’è una sezione, battezzata “AI undress anybody”, che promette di “spogliare chiunque” con l’intelligenza artificiale. Dietro a quella promessa si nasconde un archivio di deepnude, nudi artificiali di attrici, giornaliste, politiche, influencer e donne comuni, generati partendo da fotografie innocue, spesso prese dai social.

Chi sono le vittime: dai palazzi della politica ai social

Il quadro che emerge dalle indagini giornalistiche e dai primi accertamenti della polizia postale è quello di una nuova forma di pornografia non consensuale che travolge sia figure istituzionali sia volti popolari della tv e dei social.

Su Phica.eu vengono individuate, tra le altre, le immagini manipolate o comunque sessualizzate di Giorgia Meloni, Elly Schlein, Laura Boldrini, Maria Elena Boschi e di numerose altre amministratrici locali, ministre e parlamentari. Molte di loro si rivolgono alle autorità e lo dichiarano pubblicamente, spiegando come le foto siano state prese dai loro profili o da eventi ufficiali, strappate al contesto e usate come materiale per body shaming e fantasie sessuali di massa.

Nel caso del nuovo sito, SocialMediaGirls, la lista delle italiane colpite si sposta soprattutto sul mondo dello spettacolo, dell’informazione e dei social

l’inchiesta di Fanpage.it racconta di deepfake di Chiara Ferragni, Aurora Ramazzotti, Michelle Hunziker, Maria Elena Boschi, Annalisa, Laura Pausini, Diletta Leotta, Vanessa Incontrada, Arisa e molte altre, con quarantasei pagine dedicate solo alle italiane. In molti casi, le immagini vengono generate partendo da foto pubbliche in studio, in spiaggia, allo stadio o sul palco.

La frase che circola in questi giorni, “le vittime sono persone sconosciute e volti noti, da Giorgia Meloni a Elly Schlein, da Laura Boldrini a Maria Elena Boschi, da Aurora Ramazzotti a Chiara Ferragni”, sintetizza bene il salto di qualità del fenomeno. Non è più una nicchia di pornografia amatoriale. È una filiera che usa l’iA per trasformare qualunque foto in un nudo plausibile, che si tratti di un capo di governo, di una influencer da milioni di follower o di una ragazza qualunque con un profilo Instagram privato.

Come funziona il deepfake porn e perché non è “goliardia”

Il meccanismo tecnico è ormai alla portata di chiunque abbia un computer e una carta di credito. Su SocialMediaGirls, per esempio, l’utente può accedere alla sezione dedicata ai deepfake, scegliere tra i thread già esistenti o aprirne di nuovi, chiedendo immagini di una persona specifica. In alcuni casi il sito propone un vero e proprio “menù” di volti noti già elaborati, in altri invita a caricare una fotografia qualsiasi, promettendo un nudo “realistico” nel giro di pochi secondi.

I software che generano questi contenuti funzionano con modelli di iA addestrati su grandi quantità di immagini di corpi, volti, texture di pelle. L’algoritmo prende la foto di partenza, stima l’orientamento del corpo, sostituisce i vestiti con un corpo nudo sintetico e adatta luci e ombre in modo credibile. Il risultato è un’immagine che, a un occhio non esperto, sembra vera. Questo rende la smentita molto più difficile: chi vede quel nudo tende a credere che la persona si sia davvero fotografata in quel modo, e il sospetto resta anche dopo eventuali smentite pubbliche.

Server all’estero, piattaforme blindate e vuoto di tutele

Un altro nodo riguarda l’architettura tecnica e societaria di questi siti. Le ricostruzioni giornalistiche indicano che SocialMediaGirls ha server in Paesi come il Belize, con struttura societaria collegata a un’azienda con sede negli Emirati Arabi Uniti e protezione affidata a servizi specializzati in difesa da attacchi esterni. Una scelta precisa, che rende molto più complessa ogni azione giudiziaria e sfrutta giurisdizioni meno rigide in materia di tutela della privacy e dei diritti digitali.

Su Phica.eu il quadro è diverso, ma il risultato simile: un sito attivo per vent’anni, sulla cui esistenza erano arrivate segnalazioni già da tempo, che ha continuato a funzionare finché la pressione mediatica e politica non è diventata ingestibile. Molte attiviste contro il revenge porn ricordano come questo caso dimostri la distanza tra le leggi sulla carta e la loro effettiva applicazione, perché gli strumenti per intervenire c’erano, ma sono stati usati tardi e solo dopo l’esplosione dello scandalo.

In mezzo restano le donne comuni, quelle di cui non si conosce il nome, ma che vedono circolare per anni immagini rubate o deepfake senza che nessuno le aiuti a rimuoverle

Alcuni forum prevedono perfino sezioni dedicate alle “ragazze della porta accanto”, dove gli utenti condividono foto prese di nascosto o chiedono di “svestire” con l’iA colleghe, ex compagne, bariste, vicine di casa. Qui la sproporzione di potere è massima: chi subisce spesso non ha strumenti legali, risorse economiche, visibilità mediatica per difendersi.

Una questione che riguarda democrazia, informazione e spazio pubblico

Ridurre questa storia a una curiosità di cronaca nera o a un “nuovo scandalo hot” significa non coglierne le implicazioni. Quando una premier, una segretaria di partito, una deputata impegnata sui temi dei diritti o una giornalista che conduce un telegiornale finiscono in un archivio porno senza aver mai scattato una foto nuda, il messaggio che passa è chiaro: chi occupa lo spazio pubblico può essere riportata a forza nel recinto del corpo, della sessualizzazione, della derisione.

Il deepfake porn diventa allora uno strumento di intimidazione e di controllo sociale, non solo una forma di violenza individuale. Se chiunque, dalla politica alla influencer, sa che una sua foto qualsiasi può diventare un nudo plausibile nel giro di pochi secondi, la pressione psicologica cresce, così come la tentazione di esporsi meno, parlare meno, accettare compromessi per “non attirare attenzioni”. L’effetto è una progressiva riduzione della libertà di partecipazione, soprattutto per le donne.

Il nodo non riguarda solo chi genera i contenuti, ma anche chi li ospita e chi li consuma

Senza una responsabilità più stringente delle piattaforme che monetizzano traffico e abbonamenti su questi materiali, ogni intervento penale rischia di arrivare sempre in ritardo. Allo stesso tempo, senza una presa di coscienza collettiva sul fatto che cliccare, commentare, condividere questi nudi significa alimentare un mercato fondato sulla violenza, le nuove norme saranno solo un pezzo del problema.

Il caso del “nuovo sito con immagini AI di donne famose” mette insieme tutte queste linee di frattura: la tecnologia che corre più veloce della legge, la misoginia strutturale che trova nuovi strumenti, la difficoltà delle istituzioni nel proteggere i diritti digitali, l’asimmetria tra la facilità con cui si crea un deepfake e la fatica necessaria per cancellarlo. Il fatto che nell’elenco delle vittime compaiano insieme Giorgia Meloni, Elly Schlein, Laura Boldrini, Maria Elena Boschi, Aurora Ramazzotti, Chiara Ferragni e decine di donne sconosciute non è un dettaglio di colore.

È il segnale che nessuna è al sicuro e che la partita, questa volta, si gioca sulla capacità dello Stato e della società di trattare il corpo digitale delle persone come un pezzo della loro dignità, non come un contenuto qualunque.

Cristina Ferrari

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