Sospeso il primo store permanente di Shein per vendita di materiali pedopornografici e altri materiali illegali

Sospeso il primo store permanente di Shein per vendita di materiali pedopornografici e altri materiali illegali

Il gigante del fast fashion Shein è finito al centro di una nuova tempesta etica e giudiziaria in Francia. Il caso, questa volta, non riguarda il dibattito su sostenibilità e lavoro, ma la presenza sul suo marketplace di bambole sessuali con fattezze infantili e di armi vietate dalla legge francese. Le autorità hanno avviato un procedimento per sospendere l’accesso alla piattaforma nel paese, mentre il negozio fisico appena inaugurato a Parigi attira sia clienti sia proteste. Lo store di Shein con materiali pedopornografici e illegali è diventata una questione europea, con richieste di intervento formale da parte della Commissione.

Shein metteva in vendita materiali pedopornografici e illegali

L’origine del caso sta nelle verifiche della DGCCRF, l’autorità francese per la concorrenza e la tutela dei consumatori. A fine ottobre gli ispettori hanno individuato sul sito di Shein sex doll con aspetto chiaramente infantile, con altezze intorno agli 80 centimetri e tratti da bambina. Nella valutazione dell’authority queste caratteristiche rendevano difficile escludere un contesto pedopornografico, motivo per cui il fascicolo è stato trasmesso alla procura di Parigi per le opportune indagini penali. Le verifiche hanno riguardato anche altre categorie di prodotti per adulti, con contenuti ritenuti non adeguatamente filtrati rispetto ai minori che accedono alla piattaforma.

Shein, da parte sua, ha dichiarato di applicare una linea di tolleranza zero su contenuti di questo tipo e ha annunciato la rimozione immediata delle bambole segnalate. Nel giro di pochi giorni l’azienda ha esteso il provvedimento, introducendo un divieto totale di vendita di sex doll sul proprio marketplace e sospendendo la categoria dedicata ai prodotti per adulti per effettuare controlli aggiuntivi sui venditori terzi.

Accanto alle bambole con fattezze infantili, un deputato francese ha denunciato la presenza sul marketplace di Shein di armi vietate dalla normativa nazionale

Tra i prodotti segnalati compaiono machete, tirapugni, coltelli di grandi dimensioni e asce da campeggio, rientranti nelle categorie soggette a divieti di vendita e detenzione per i privati. Le verifiche giornalistiche e parlamentari hanno mostrato che questi articoli erano disponibili a prezzi molto bassi e con spedizione diretta dalla Cina, in alcuni casi con descrizioni che ne attenuavano la pericolosità ma senza limitazioni all’acquisto.

Per le autorità francesi la presenza di simili prodotti su una piattaforma che si rivolge a un pubblico molto giovane rappresenta una violazione multipla. Il problema riguarda sia la sicurezza fisica, sia la tracciabilità dei venditori, spesso piccoli operatori extraeuropei, difficili da sanzionare in modo diretto. Il caso ha rafforzato l’idea che il modello marketplace, fondato su milioni di inserzioni di terzi, espone a rischi strutturali in assenza di filtri efficaci e controlli preventivi.

La procedura di sospensione dell’accesso a Shein in Francia

Di fronte a questi elementi, il governo francese ha deciso di usare gli strumenti più incisivi a sua disposizione. Il 5 novembre il ministero dell’Economia ha annunciato l’avvio di un procedimento per sospendere l’accesso alla piattaforma Shein in Francia fino a quando l’azienda non dimostrerà la piena conformità dell’intero catalogo alle leggi nazionali. La misura non è un semplice richiamo formale ma un passaggio che può portare al blocco del sito sul territorio francese se le risposte non verranno ritenute sufficienti.

In parallelo, il ministro delle Finanze Roland Lescure ha minacciato un divieto definitivo di accesso al mercato francese nel caso in cui sex doll con caratteristiche infantili dovessero ricomparire sulla piattaforma. Per rispondere alle pressioni, Shein ha annunciato sanzioni nei confronti dei venditori coinvolti, l’estensione delle blacklist di parole chiave usate per filtrare gli annunci e la sospensione di gran parte delle inserzioni di terzi in Francia, in attesa di controlli più mirati.

Il caso non si è limitato al fronte digitale

Per dimostrare la volontà di controllo anche sulle merci fisiche, il governo ha organizzato una grande operazione di ispezione all’aeroporto di Roissy Charles de Gaulle, principale punto di ingresso dei pacchi provenienti da piattaforme asiatiche. Nei giorni successivi all’apertura del procedimento contro Shein, dogane, gendarmeria e DGCCRF hanno avviato controlli su circa 200 mila colli collegati alla piattaforma, con blocco temporaneo del flusso in arrivo.

Secondo i ministri presenti sul posto, i primi riscontri hanno evidenziato una quota significativa di prodotti non conformi o illeciti, tra cui giocattoli pericolosi, cosmetici non autorizzati, elettronica difettosa e merci contraffatte. Le autorità hanno ricordato una precedente operazione analoga, nella quale circa l’80 per cento degli articoli esaminati non rispettava gli standard di sicurezza o le regole fiscali. Questi dati vengono usati dal governo per sostenere la richiesta di un cambio di passo nella regolazione dei pacchi a basso valore e dei marketplace extraeuropei.

Il momento dello scandalo ha coinciso con una tappa importante della strategia retail di Shein

Il 5 novembre l’azienda ha inaugurato il suo primo punto vendita permanente in Francia, all’interno dello storico grande magazzino BHV Marais nel centro di Parigi. All’apertura si sono viste sia lunghe file di clienti alla ricerca di capi a prezzi ridotti, sia manifestanti che contestavano l’impatto ambientale del fast fashion e la vicenda delle sex doll.

Alcuni marchi francesi hanno preso le distanze dall’operazione, mentre una parte della classe politica locale ha criticato la scelta di ospitare il brand in un luogo simbolico per la città. Il negozio è comunque rimasto aperto e Shein ha confermato l’intenzione di proseguire con nuove aperture in altre città francesi, pur dovendo gestire un clima di crescente diffidenza da parte delle istituzioni e di una parte dell’opinione pubblica.

La vicenda non è rimasta confinata ai confini nazionali francesi

Due ministri francesi hanno inviato una lettera alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, chiedendo di avviare un’indagine formale su Shein nell’ambito del Digital Services Act. Nella lettera si chiede alla Commissione di utilizzare tutte le proprie prerogative, comprese misure provvisorie, per verificare le violazioni legate alla vendita di sex doll con fattezze infantili e armi proibite sul marketplace.

Shein è stata classificata nel 2024 come very large online platform, con circa 45 milioni di utenti nell’Unione. Questa categoria comporta obblighi stringenti di valutazione dei rischi, moderazione dei contenuti e cooperazione con le autorità. In caso di violazioni gravi, il DSA prevede sanzioni fino al 6 per cento del fatturato annuo e, nei casi estremi, la sospensione del servizio nello spazio europeo. La Commissione ha reso noto di essere in contatto con le autorità francesi e con l’azienda, mentre il Parlamento europeo ha programmato un dibattito specifico sulla tutela dei consumatori rispetto ai prodotti illegali online.

Al di là del singolo scandalo, l’inchiesta francese mette a nudo un problema strutturale che riguarda tutti i marketplace che ospitano venditori terzi

Il modello che consente di offrire milioni di prodotti senza gestire direttamente produzione e magazzino riduce i costi, ma rende più difficile controllare ogni inserzione. Nel caso di Shein il catalogo comprende un numero enorme di articoli, con nuovi prodotti caricati ogni giorno da operatori sparsi in vari paesi, spesso fuori dall’Unione.

Le autorità francesi e diversi osservatori sottolineano che strumenti puramente automatici, come filtri per parole chiave e sistemi di rilevazione delle immagini, non bastano a impedire la pubblicazione di contenuti illeciti quando i venditori cercano di aggirare le regole con descrizioni ambigue e immagini borderline. Il caso delle sex doll con aspetto infantile e delle armi vietate dimostra che le falle nei controlli non sono episodi isolati, ma il risultato di una governance insufficiente su categorie ad alto rischio. Per questo il governo francese chiede non solo rimozioni puntuali, ma un ripensamento più ampio del rapporto fra piattaforme, venditori terzi e responsabilità legale sui prodotti venduti in Europa.

Francesca Rampazzo

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