Il ministro della Salute Orazio Schillaci si è trovato al centro di una tempesta politica dopo la decisione di revocare in pieno Ferragosto la commissione consultiva nazionale sui vaccini, il Nitag (National Immunization Technical Advisory Group). Solo dieci giorni prima, il 6 agosto, Schillaci aveva firmato la nomina dei 22 membri chiamati a orientare le scelte strategiche sulle politiche vaccinali italiane. La presenza di due esperti controversi – il pediatra Eugenio Serravalle e l’ematologo Paolo Bellavite – ha scatenato forti reazioni da parte del mondo scientifico e di associazioni, che hanno lanciato una petizione raccolta da decine di migliaia di firme, sostenuta anche dal premio Nobel Giorgio Parisi. La pressione ha indotto Schillaci a fare marcia indietro, con l’azzeramento della commissione deciso il 16 agosto.
Schillaci e la commissione vaccini, lo scontro politico che divide la maggioranza: le critiche di Salvini e la posizione della Lega
La revoca non è stata accolta con un fronte compatto nella maggioranza. Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha attaccato duramente il ministro: «Evidentemente al Ministero c’è qualcosa che non funziona: Schillaci ha nominato e dopo pochi giorni ha cancellato tutto». Il leader leghista ha definito il gesto «un pessimo segnale dal punto di vista scientifico e culturale», criticando la scelta di escludere posizioni differenti dal cosiddetto pensiero dominante. Una linea che si colloca in continuità con la sensibilità di parte dell’elettorato leghista, che negli anni ha guardato con diffidenza alle campagne vaccinali obbligatorie.
Lollobrigida e la difesa del pluralismo scientifico
Alle dichiarazioni di Salvini si è aggiunta la voce di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e figura di spicco di Fratelli d’Italia. In un’intervista al Foglio, ha sostenuto che «gli organismi plurali servono a contenere idee differenti» e che «non sempre il pensiero scientifico dominante è quello giusto». Lollobrigida ha ribadito l’importanza di lasciare spazio a tesi diverse, invitando a non soffocare posizioni minoritarie. Con tono polemico, ha persino sottolineato che, dopo questa vicenda, Schillaci «gode di ampio consenso tra le opposizioni», un riferimento ironico al sostegno arrivato da partiti come Partito Democratico e +Europa alla revoca del Nitag.
Meloni irritata e il malumore a Palazzo Chigi
Secondo fonti parlamentari, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe manifestato irritazione per la gestione del caso. La scelta di nominare e poi azzerare la commissione senza un adeguato confronto con Palazzo Chigi è stata percepita come una mossa improvvisata e poco coordinata. Questo episodio ha evidenziato tensioni interne alla maggioranza, con Fratelli d’Italia divisa tra chi difende Schillaci e chi, come Lollobrigida, mette in discussione l’operato del ministro.
Forza Italia e l’appoggio alla revoca
Dalla coalizione di governo è arrivata anche una voce in controtendenza. Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato di Forza Italia, ha definito l’azzeramento del Nitag un «atto di responsabilità» a tutela dei cittadini. Ha ribadito che in commissioni scientifiche di questa natura devono sedere esperti con posizioni saldamente coerenti con l’evidenza medica e la ricerca internazionale. L’intervento di Ronzulli ha evidenziato una spaccatura nella maggioranza, dove Lega e parte di Fratelli d’Italia criticano il ministro mentre Forza Italia sceglie di sostenerlo.
L’opposizione ha colto la vicenda per lanciare un attacco al governo
Francesco Boccia del Partito Democratico ha sottolineato come la presenza di Serravalle e Bellavite nelle nomine del Nitag fosse il segno di un «feeling continuo tra la destra e i no-vax». Riccardo Magi di +Europa ha parlato di «assalto frontale alla scienza», mentre altri esponenti del centrosinistra, come Marco Furfaro e Angelo Bonelli, hanno definito «vergognose» le dichiarazioni di Salvini e Lollobrigida. L’opposizione ha messo in guardia dai rischi di un indebolimento della fiducia nella campagna vaccinale in Italia, in un momento in cui la prevenzione rimane uno strumento centrale per la sanità pubblica.
La vicenda Schillaci e la commissione vaccini, ha avuto forti ripercussioni nel mondo scientifico
Petizioni, comunicati e prese di posizione da parte di accademici, ordini professionali e ricercatori hanno sottolineato come la credibilità delle istituzioni dipenda dalla coerenza e dall’autorevolezza degli organismi consultivi. Voci autorevoli come Silvio Garattini e Franco Locatelli avevano già espresso dubbi sulla presenza di figure considerate non allineate alla comunità scientifica internazionale. L’infettivologo Matteo Bassetti ha denunciato di aver ricevuto minacce di morte in seguito al clima avvelenato nato attorno al Nitag, segnalando come la politica sia entrata a gamba tesa in un dibattito che dovrebbe restare esclusivamente tecnico.
Dopo l’azzeramento del 16 agosto, il ministero della Salute dovrà nominare una nuova commissione vaccini nelle prossime settimane
L’attenzione è alta, perché la scelta dei nuovi membri sarà un banco di prova per Schillaci e per l’intera maggioranza, già segnata da contrasti interni. La credibilità della sanità pubblica italiana passa anche da questa vicenda: una gestione equilibrata e trasparente del Nitag potrà rassicurare cittadini e comunità scientifica, mentre nuovi errori rischiano di acuire tensioni politiche e minare la fiducia verso le istituzioni.
Francesca Rampazzo
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