Oggi 25 aprile. Ottant’anni dalla Liberazione. Invece di intasare internet con le vostre facce ghiblizzate — occhi da cerbiatto, cieli da pubblicità, smorfie da cartone animato, o di seguire la moda del momento allenando inconsapevolmente una stupida intelligenza artificiale, fate una cosa decente: prendete i vostri figli e portateli al cinema a vedere Porco Rosso. Il capolavoro del Maestro Miyazaki che in poesia racconta l’importanza dell’antifascismo e allo stesso tempo scrive un’elegia sul valore degli aviatori italiani.
Perché vedere Porco Rosso. Oggi, proprio oggi che torna sul grande schermo
Un film che non è un film. È una fucilata poetica. È la storia di un uomo che ha visto la guerra, ha visto la merda, ha visto il tradimento, e ha deciso che piuttosto che diventare un fascista si sarebbe trasformato in un maiale. Non c’è bisogno di effetti speciali, non c’è bisogno di eroi pompati a retorica. C’è solo lui: Marco, l’aviatore dannato che sfida la morte e la malinconia volando sul suo idrovolante rosso come il sangue sputato per la libertà.
Porco Rosso è la storia di Marco Pagot, un ex pilota dell’aviazione italiana diventato letteralmente un maiale. Non per maledizione, non per accidente, ma per scelta. Perché dopo aver visto l’orrore della guerra, dopo aver visto i suoi compagni tradire ideali in cambio di medaglie sporche di sangue, Marco decide di abbandonare l’umanità che non merita più quel nome.
Si trasforma in un maiale. Ma continua a volare.
Scorazza su un Adriatico che non esiste più: un mare popolato da pirati dell’aria, da sopravvissuti a un’epoca che marcisce. Con il suo idrovolante rosso fiammante, Marco combatte battaglie private contro se stesso, contro la memoria, contro un mondo che cerca di dimenticare troppo in fretta.
Non è un eroe, non è un santo: è un uomo a pezzi che si tiene insieme come può. Allo stesso modo del suo idrovolante. E in questo, è infinitamente più libero di chiunque abbia accettato di piegarsi.
Miyazaki fa volare Marco senza appesantirlo di retorica
Nessun proclama, nessuna grande lezione morale. Solo vento, cielo, pezzi di ricambio e malinconia. Il rombo del motore, più onesto di mille discorsi. Come sottofondo il coraggio silenzioso di chi sceglie ogni giorno di essere uno che non tradisce, che resta fedele a se stesso anche se il prezzo è l’isolamento.
Dentro questo racconto, Miyazaki canta un inno ai grandi aviatori italiani: quelli che hanno rischiato la vita senza bisogno di divise teatrali, che hanno amato il volo più di ogni ideologia, quelli che sono stati uomini in un mondo che li voleva ingranaggi. Un’Italia dimenticata, spesso sbeffeggiata da chi oggi si riempie la bocca di slogan imparati male.
Ecco perché vedere Porco Rosso
Non un “cartone aimato”. Non un prodotto per nostalgici. Questo piccolo capolavoro dello studio Ghibli è un inno alla libertà e alla resistenza. È una preghiera senza Dio, una ballata senza eroi, un grido senza bandiere. Oggi, 25 aprile, mentre si celebra chi ha avuto il coraggio di morire affinché oggi ci sia la libertà, fate una scelta anche voi.
Andate al cinema.
Guardate Porco Rosso con i vostri figli.
E ricordate sempre: meglio essere porci che fascisti.
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