Chi oggi accusa il regista Christopher Nolan di aver tradito l’accuratezza storica nel suo ultimo film The Odyssey con costumi moderni o scelte narrative provocatorie, ignora cosa sia in realtà lo stesso testo omerico: un gigantesco puzzle di falsi storici, anacronismi e manipolazioni. La filologia classica e l’archeologia del Mediterraneo lo sanno da sempre: l’Odissea non è un blocco unico e coerente, ma un palinsesto caotico dove convivono tecnologie e culture distanti anche cinquecento anni tra loro. Ma quando e perché si è creata questa stratificazione? E soprattutto, perché le accuse di falso storico” a The Odyssey non hanno senso.
Il cuore del Odissea affonda le radici nel 1200 a.C., durante il crollo della civiltà micenea alla fine dell’Età del Bronzo
Prima di diventare il libro che leggiamo oggi, però, quella storia ha viaggiato per secoli di bocca in bocca attraverso i canti orali degli aedi, è stata deformata e riscritta in epoca arcaica (tra l’VIII e il VI secolo a.C.) e infine ripulita dai filologi di Alessandria d’Egitto in piena età ellenistica. Questa lunghissima catena di passaggi ha lasciato cicatrici evidenti nel testo originale, con armi di epoche sbagliate, usanze sociali sovrapposte, personaggi stravolti e colpi di forbice della censura antica. Di conseguenza, le destrutturazioni temporali e le provocazioni visive usate da Nolan nel film non fanno che rispettare l’esatta natura del mito, Odissey rappresenta una storia da sempre riscritta, alterata e riadattata al proprio tempo.
Perché le accuse di “falso storico” al film The Odyssey di Nolan non hanno alcun senso: la frattura storica tra l’epos e la realtà archeologica
Il contrasto più profondo all’interno del poema risiede nella coesistenza di elementi materiali della tarda Età del Bronzo (il mondo dei Greci micenei fiorito tra il 1600 e il 1150 a.C.) con la realtà tecnologica e sociale dell’Età del Ferro, epoca in cui il poema ha assunto la sua forma definitiva (VIII secolo a.C., noto anche come Rinascimento greco). Gli scavi archeologici condotti a partire dalla fine dell’Ottocento hanno dimostrato che, sebbene alcune descrizioni risalgano effettivamente a formule cristallizzate dell’Età del Bronzo, la vita materiale descritta da Omero riflette ampiamente il periodo geometrico e arcaico.
Sotto il profilo tecnologico, l’anacronismo più evidente riguarda la metallurgia. Sebbene le armi dei guerrieri siano descritte quasi uniformemente come bronzee, una formula stilistica ereditata dalla tradizione orale per preservare l’atmosfera eroica del passato, gli utensili di uso quotidiano, gli attrezzi agricoli e le catene descritti nel poema sono frequentemente di ferro, metallo che caratterizza l’epoca successiva. Questa coesistenza non riflette una transizione storica graduale, ma rappresenta una discrepanza strutturale dovuta alla cristallizzazione delle formule poetiche.
Un’ulteriore discrepanza si rileva nelle usanze funerarie e nell’architettura
Nei poemi omerici i corpi dei defunti vengono sempre cremati, mentre l’archeologia dimostra che nell’Età del Bronzo i Micenei praticavano l’inumazione, spesso all’interno di monumentali tombe a tholos (volte coniche sotterranee), strutture che Omero ignora completamente. Anche l’architettura dei palazzi descritti nell’epopea differisce sensibilmente dalle cittadelle micenee reali: i palazzi reali omerici presentano tetti spioventi e pavimenti in terra pressata, privi delle sofisticate decorazioni parietali ad affresco e dei pavimenti in pietra che caratterizzavano le sfarzose regge di Micene o Pilo.
Per comprendere l’estensione di queste sovrapposizioni, è necessario distinguere tra gli anacronismi più eclatanti (le macro-incongruenze tecnologiche e belliche) e quelli più piccoli o sottili, che rivelano l’intrusione di usi, costumi e istituzioni dell’VIII e VII secolo a.C. all’interno di una cornice narrativa arcaica.
Anacronismi eclatanti
Lo statuto e la reputazione dei Fenici:
Nell’Iliade, i Fenici sono descritti con ammirazione come abili artigiani e raffinati produttori di oggetti preziosi, riflettendo i contatti commerciali della prima metà dell’Età del Bronzo. Nell’Odissea, invece, l’atteggiamento muta radicalmente: i Fenici vengono descritti come mercanti abili nell’inganno. Questo cambiamento riflette le tensioni commerciali e la rivalità marittima tra Greci e Fenici sviluppatesi nel Mediterraneo durante l’VIII secolo a.C., quando le navi greche iniziarono a contendersi le rotte commerciali con le flotte levantine.
I carri da guerra utilizzati come “taxi”
Nelle reali battaglie della tarda Età del Bronzo, i carri micenei e vicino-orientali fungevano da poderose armi d’urto e di sfondamento tattico. Nel poema, gli aedi dell’Età del Ferro, avendo ormai perduto la memoria dell’uso militare effettivo di tali mezzi, descrivono i carri con una funzione anacronistica e quasi bizzarra: sono ridotti a semplici “taxi” per trasportare i guerrieri in prima linea e recuperarli a duello concluso.
La transizione istituzionale (Wanax vs. Basileus):
Nelle tavolette in Lineare B della civiltà micenea, il Wanax (wa-na-ka) era il sovrano supremo dai tratti sacrali, mentre il Basileus (qa-si-re-u) indicava un funzionario locale di modesta importanza. Nei poemi omerici questa gerarchia è stravolta: Agamennone è sì chiamato wanax, ma il suo potere è fragile, contestato e privo di reale assolutismo. Al contrario, i capi aristocratici autonomi dell’Età del Ferro vengono definiti basileis (re o nobili di grande potere), rispecchiando la struttura sociale frammentata dell’VIII secolo a.C..
Le pratiche matrimoniali
Nel poema si registra una costante confusione riguardo alle transazioni matrimoniali. In alcuni passaggi sono i genitori della sposa a pagare la dote affinché la figlia venga maritata; in altri, invece, è lo sposo a dover offrire ricchi doni (il prezzo della sposa) per ottenere la mano della donna. Questa oscillazione riflette la coesistenza di usanze giuridiche appartenenti a epoche differenti e a diverse aree regionali della Grecia arcaica.
L’equipaggiamento militare
Omero confonde due tipologie di scudo storicamente distanti. Descrive spesso scudi rotondi, tipici dell’VIII secolo a.C. e della prima fase oplitica, ma in alcune occasioni evoca scudi enormi “come un muro”, che ricalcano i vecchi scudi a forma di otto fatti di cuoio e legno, in uso tra il 1600 e il 1200 a.C.. Analogamente, i guerrieri combattono lanciando due lance corte (giavellotti), tattica tipica dell’Età del Ferro, ma talvolta utilizzano un’unica enorme lancia da assalto da impugnare saldamente, cimelio dell’epoca micenea.
L’elmo con zanne di cinghiale
Menzionato nel decimo libro dell’Iliade, questo elmo era un equipaggiamento tipico dell’Età del Bronzo (dal XVI all’XI secolo a.C.) ed era già caduto in disuso intorno al 1200 a.C.. Il poeta stesso lo tratta come un pezzo d’antiquariato, sentendo la necessità di spiegarne minuziosamente la manifattura e la provenienza storica ai suoi ascoltatori dell’Età del Ferro.
Infinel la caratterizzazione di Menelao come eroe dai capelli rossi suggerisce contatti e influenze con popolazioni settentrionali o variazioni percepite come insolite dai Greci dell’VIII secolo a.C.
Il paradosso di Nolan è la vera fedeltà a Omero
Le bizzarrie storiche dell’Odissea, dai carri usati come taxi alle armi di ferro in piena Età del Bronzo, dimostrano che il mito non è mai stato una fotografia della realtà, ma un continuo riadattamento. Quando Christopher Nolan mescola costumi moderni, anacronismi visivi e provocazioni narrative, non sta distruggendo un classico: sta facendo esattamente ciò che gli aedi e i filologi alessandrini hanno fatto per secoli. Sta prendendo un materiale antico e lo sta traducendo per il pubblico del suo tempo. The Odyssey non è un falso storico, perché l’Odissea stessa è la madre di tutte le riscritture.
Cristina Ferrari
Leggi anche
- Metropolis il film di Fritz Lang che cento anni fa predisse il 2026
- Alan Moore contro tutti: perché il papà di Watchmen ha dichiarato guerra ai supereroi
- Netflix lancia la serie su Mafalda, girata da un premio Oscar
- Corea del Nord, pena di morte per chi guarda Squid Game o ascolta K-Pop
- Monet: come un capolavoro diventa “spazzatura” secondo gli esperti tuttologi dei social perché pensavano fosse generata da una iA

