Ottobre 25, 2021
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

La continuazione del fenomeno musicale della Canzone Classica Napoletana non può che avvenire attraverso il recupero della sua memoria. Recuperare la memoria di questo fenomeno musicale vuol dire consegnare alle generazioni future delle conoscenze certe. A tal proposito, risultano interessanti le riflessioni di alcuni testimoni privilegiati circa l’aspetto internazionale della Canzone Classica Napoletana. In molti, penseranno che l’internazionalizzazione della Canzone Classica Napoletana sia un processo secondario alla sua nascita. In realtà, però, non è così. Le origini del fenomeno musicale risalgono all’arrangiatore francese, Gugliemo Cottrau. Quest’ultimo nel 1824, pubblica la raccolta canora Passatempi musicali, diffondendo la canzone napoletana all’estero e soprattutto in Francia. L’editore napoletano Ferdinando Villeville Bideri (2019) dichiara infatti che:

‹‹ non è un azzardo affermare che la canzone classica napoletana ha un DNA internazionale o che, perlomeno, si deve ad un editore francese l’avvio del processo che ha portato alla nascita della canzone napoletana d’autore ››.

Lo stesso Ferdinando Bideri  – che da sempre si imbatte per la valorizzazione della Canzone Classica Napoletana – diffonde in Francia alcune canzoni classiche napoletane, tra cui Carmela. Non è un caso che – come sottolinea il critico rock Renato Marengo (2019) – la canzone napoletana e quella francese si diffondono prima della canzone italiana. Infatti, Marengo afferma che:

‹‹ l’internazionalizzazione non viene dopo, è parallela con la stessa nascita e sviluppo della canzone napoletana e francese. Parallelamente, le due canzoni sono le canzoni in Italia più cantate ››.

È evidente dunque che la Canzone Classica Napoletana non diventa internazionale, ma lo è sin dai suoi albori. Ciò è dovuto a un elemento centrale del fenomeno musicale in questione, ovvero la sua materia porosa.

La porosità del patrimonio artistico e musicale della Canzone Classica Napoletana si manifesta attraverso la sua capacità di lasciarsi “contaminare” da culture “altre”. La Canzone Classica Napoletana è porosa perché accoglie nuovi linguaggi musicali. Si pensi alla miriade di interpretazioni e di traduzioni dei brani più famosi da parte di artisti come Josephine Baker, Elvis Presley, Emilio Caruso, Ray Charles, ecc. Addirittura, la Canzone Classica Napoletana è tradotta e interpretata in cinese mandarino. In fondo, tale canzone diviene una tradizione (dal latino tradere, cioè consegnare e tradire) proprio quando è “tradita” da altre culture.

‹‹ Si fa tradizione quando si costruisce qualcosa che si differenzia da quel veniva prima. Quindi già la tradizione è una forma di tradimento, che avviene secondo dei criteri che sono dei codici che le comunità di riferimento riconoscono ›› (Scialò, 2019).

Il musicologo e scrittore Pasquale Scialò (2019) – studioso della Canzone Classica Napoletana – sostiene che tale canzone è ‹‹un fenomeno estremamente flessibile e ibridato, quindi consente una possibilità di rielaborazione e di contaminazione››. Le affermazioni dei testimoni privilegiati sono illuminanti. Inducono a riflettere sul fatto che la Canzone Classica Napoletana è essenzialmente internazionale e ibrida. È ovvio che a contribuire alla diffusione del fenomeno musicale in ogni parte del mondo siano anche i processi migratori della Napoli di fine Ottocento e l’avvento dei mass media. A influire sull’immagine delle canzoni classiche napoletane all’estero è anche il fascino della città di Napoli, proprio come spiega il critico rock Renato Marengo (2019):

‹‹ la descrizione dei paesaggi, del sole, del mare, delle bellezze naturali, la marina, il porto, i pescatori e tutto quello che è legato alla città e all’attività della città sono principali ispiratori ››.

D’altro canto è la stessa struttura architettonica di Napoli a essere porosa e ben lo descrivono Walter Benjamin  e Asja Lacis in un saggio del 1925. Gli autori parlano di una città dagli spazi discontinui, una città che accoglie e  si proietta verso l’esterno. Ecco perché anche la musica è così misteriosamente “permeabile”.  Allora, ha ragione il regista John Tuturro – nel film Passione (2010) – quando afferma che: ‹‹Ci sono posti in cui vai una volta sola e ti basta… e poi c’è Napoli›› che con la sua bellezza e la sua musica non ti basta mai.                       

Emanuela Mostrato

Show Full Content
Previous Cassandra Feltri e la fortuna dei napoletani.
Next Libertà di stampa Italia al 77° posto. Ma qual è la vera causa?
Close

NEXT STORY

Close

Alla ricerca del Principe Azzurro

Dicembre 15, 2020
Close