Jony Ive l’uomo che ha “inventato” gli iphone sarà l’uomo che con openAi li distruggera?

Jony Ive l'uomo che ha "inventato" gli iphone sarà l'uomo che con openAi li distruggera? Nel giro di 5-10 anni forse si!

Jony Ive, la mente che ha definito il design degli iPhone, oggi lavora con OpenAI per dare forma a una nuova generazione di dispositivi centrati sull’iA. Se questa scommessa riuscirà, il telefono come fulcro della vita digitale potrebbe perdere centralità. Non è una profezia di rottamazione, ma un cambio di paradigma: dall’app allo spazio conversazionale, dallo schermo alle interfacce invisibili. È così che l’uomo che ha reso iconico l’iPhone potrebbe segnare l’inizio del suo superamento.

Chi è Jony Ive l’uomo che dopo aver inventato gli Iphone li distruggerà grazie a OpenAi

Jony Ive, Londra 1967, è il progettista che ha dato una grammatica comune a quasi tutti gli oggetti simbolo dell’era Apple. Dopo gli studi al Newcastle Polytechnic e un inizio in consulenza, entra a Cupertino nel 1992. Con il rientro di Steve Jobs nel 1997 diventa il motore creativo del nuovo corso: iMac 1998 con le scocche colorate, iPod con la rotella, iPhone nel 2007, iPad, i MacBook unibody in alluminio, fino all’Apple Watch. Nel 2012 subentra anche sulla direzione dell’interfaccia, portando la ricerca di coerenza tra hardware e software che si vedrà nel ripensamento di iOS. Nel 2015 ottiene il ruolo su misura di Chief Design Officer, segno del peso strategico del design nell’azienda.

Nel 2019 lascia Apple e fonda LoveFrom, mantenendo Apple come cliente, scelta che gli consente di esplorare progetti oltre l’elettronica tradizionale e di collaborare con partner globali. È cavaliere dell’Impero Britannico dal 2012 per i servizi resi al design. Accanto al lavoro sui prodotti, ha curato iniziative filantropiche legate al design, come l’asta (RED) del 2013 insieme a Marc Newson.

Negli ultimi anni la traiettoria si sposta sull’intelligenza artificiale: la sua startup hardware, io Products, è stata acquisita da OpenAI in un’operazione da circa 6,5 miliardi di dollari, mentre LoveFrom resta indipendente e assume responsabilità creative profonde su prodotti e linguaggio di design dell’ecosistema OpenAI. L’idea al centro è la stessa che lo ha guidato in Apple, meno attrito tra persone e tecnologia, questa volta applicata a interfacce conversazionali e dispositivi nati intorno all’iA.

Delenda Iphone

Dalle dichiarazioni pubbliche e dai report emerge che l’obiettivo di Jony Ive con OpenAI è creare “una nuova famiglia di dispositivi” centrati sull’iA, concepiti per andare oltre lo smartphone. Al Dev Day 2025, Sam Altman con Ive ha detto che “per quanto telefoni e computer siano grandi, c’è qualcosa di nuovo da fare”, lasciando intendere un cambio di paradigma rispetto al modello iPhone. Reuters, annunciando l’acquisizione della sua startup io Products, ha parlato di un progetto per “rivoluzionare i dispositivi” e costruire una piattaforma hardware proprietaria per l’era generativa. OpenAI, nella lettera firmata da Sam e Jony, conferma l’integrazione del team e il ruolo creativo di LoveFrom; il Wall Street Journal ha riferito di prototipi mostrati internamente. In sintesi: l’ambizione dichiarata è progettare un computer personale di nuova specie, potenzialmente più “grande” dell’iPhone per impatto culturale e d’uso.

E’ la fine dei cellulari?

La missione del duo Sam Altman e Jony Ive è chiara: creare una famiglia di dispositivi nativi per l’iA, pensati per superare lo schema app-centrico. Negli interventi al Dev Day 2025 Altman e Ive ribadiscono che “c’è qualcosa di nuovo da fare” oltre telefoni e computer; ricostruzioni di Reuters e del Wall Street Journal descrivono prototipi consumer guidati da Ive e l’acquisizione della sua startup come passo per un hardware proprietario. Letti insieme, questi tasselli indicano un orizzonte a cinque-dieci anni in cui il telefono arretra a nodo di rete, mentre l’interazione principale passa a oggetti più iconici e indossabili: auricolari intelligenti con assistenza contestuale e audio spaziale, occhiali leggeri con micro-display e fotocamere distribuite, spille o gioielli-computer per pagamenti, autenticazione e notifiche senza schermo. Non è un atto di rottura improvviso, è una migrazione di abitudini: lo status symbol torna a ciò che indossi, la conversazione con l’iA sostituisce il tocco sul vetro, e lo smartphone diventa l’ombra silenziosa dell’ecosistema personale. Nel giro di 5-10 anni, i cellulari potrebbero davvero scomparire.

Cristina Ferrati

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