Da un’indagine Ipsos sull’uguaglianza di genere, realizzata con il Global Institute for Women’s Leadership del King’s College London e condotta su 23.000 intervistati in 29 Paesi, è emerso che i giovani della Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012) presentano opinioni tradizionaliste e patriarcali. Un ragazzo su tre sostiene che nelle scelte familiari, il ruolo dell’uomo sia preponderante rispetto a quello donna. Ancora, per il 30% degli uomini intervistati, la moglie deve obbedire al marito. Sono dati che generano stupore e confusione, soprattutto perché riguardano i più giovani. Occorre però osservare in profondità questi risultati e non sentenziare sulle nuove generazioni senza prima riflettere sugli errori educativi commessi dall’universo degli adulti.
Cosa stanno tentando di dire i giovani di questo sondaggio attraverso il loro conservatorismo?
Forse stanno sommessamente lanciando un messaggio, che non ha tanto a che fare con l’elogio del patriarcato, quanto con la disillusione del presente, con il disprezzo verso una società liquida, in cui tutto è precario, tutto cambia velocemente e non resta nulla di durevole, nessuna certezza che consola. Sono dati che probabilmente rilevano la disistima dei più giovani verso gli adulti che non sanno educare, né farsi portavoce di valori e idee ben salde. Adulti che fanno presto ad incolpare i giovani, a nascondere la loro inadeguatezza dietro al luogo comune del “Ai miei tempi era tutto più bello”.
Intanto da quel “bello” è venuta fuori l’incertezza dei ragazzi che fanno fatica a individuare nei grandi un esempio da seguire. E se guardando avanti non si osserva nulla di edificante, né di rassicurante, tanto meglio voltarsi indietro e appropriarsi di valori tradizionali. Come se il passato fosse l’unico baluardo per rifuggire da un presente instabile.
I giovani sono stanchi di sentirsi ripetere la solita filastrocca, sono stufi dei luoghi comuni e delle frasi retoriche pronunciate da adulti che non sanno essere una guida, che non hanno saputo fare del loro passato un ricetta per offrire ai figli nuove prospettive e nuovi punti di vista.
Essere adulti non significa mica aver smesso di avere delle cause, anzi bisognerebbe mettersi in discussione, avere una maggiore responsabilità verso i più giovani, farsi più prossimi. Essere un riferimento per chi è alla ricerca del proprio destino. A furia di palesare nostalgia per i tempi passati, a forza di condannare il progresso tecnologico e di sottolineare che in passato era più facile avere un lavoro stabile, comprare una casa e fare famiglia, i giovani si sentono quasi colpevoli di essere nati in quest’epoca. Ed ecco che preferiscono adottare valori conservatori e tradizionalisti.
I giovani della Gen Z sono patriarcali o disillusi? Fuga dalla realtà
Posto che, nel corso degli anni sono state vinte diverse battaglie in materia di emancipazione femminile e parità di genere, per estirpare del tutto le diseguaglianze tra uomini e donne servirà ancora molto tempo. Infatti, secondo una stima del World Economic Forum – contenuta nell’edizione 2025 del Global Gender Gap Report – sono necessari 123 anni per raggiungere la parità di genere in tutto il mondo.
Tuttavia, ricondurre i dati della ricerca Ipsos a un ritorno al maschilismo, sarebbe riduttivo. Se si osservano i risultati da una lente di ingrandimento, si può intercettare nei giovani che hanno preso parte a questa indagine, una fuga dalla realtà.
I giovani non sanno più dove arrampicarsi per trovare un minuscolo spazio che dia la spinta a proseguire, a guardare al di là del qui e ora. Sanno però, che dopo anni di lotte per l’emancipazione femminile, le donne continuano a ricoprire posizioni subalterne rispetto agli uomini. Ché le sfide da intraprendere per abitare un mondo più giusto e sicuro, sono ancora tante e la voglia vacilla se chi dovrebbe spingerci a reinventare il futuro, ci dice che siamo giovani senza occasioni, senza sogni e inebetiti dal digitale.
Sono interessanti le osservazioni del filosofo femminista Lorenzo Gasparrini in merito ai risultati della ricerca Ipsos:
“Certamente incide la realtà che questi giovani vivono, segnata da precarietà, guerre, crisi di ogni tipo. Ritirarsi e tornare ai valori tradizionali è una reazione all’assenza di un orizzonte positivo davanti a loro. I valori tradizionali hanno funzionato bene in passato e gli uomini, che di quei valori sono portatori sociali, pensano di avere un sicuro beneficio a fare retromarcia”.
È sconfortante pensare che per molti giovani, il presente sia così fragile da preferire un rifugio nel passato. Si dovrebbe attingere alle epoche passate per migliorarsi come comunità, per non ripetere gli stessi errori, per custodire le memorie. Ma non per rinnegare il presente, perché significa respingere la propria vita.
Significa non riuscire a intravedere il domani, che non si possiede quello slancio vitale necessario per scrivere una storia, la propria storia.
Contro questa inerzia di idee e di pensieri, si dovrebbe fare qualcosa. Attivare confronti, collezionare dialoghi costruttivi, favorire l’interconnessione tra le diverse generazioni per la costruzione di un senso e di una direzione possibile.
Dov’è finita quella energia sociale generatrice di nuovi valori e nuovi mondi da esplorare?
Se ti è piaciuto i giovani della Gen Z sono patriarcali o disillusi? leggi anche:
- Il modello della crescita continua al lavoro
- Il divieto di accesso ai social per gli under 16. Sarà una misura utile?
- Il mito della psicoterapia. Siamo davvero così vulnerabili?

