Il genocidio dei Nativi Americani

genocidio dei Nativi Americani da parte degli USA: espropri, deportazioni e massacri l'assimilazione forzata  e gli abusi sui minori

Il genocidio dei Nativi Americani (spesso definiti storicamente “Indiani d’America”) rappresenta uno dei crimini più atroci della storia degli Stati Uniti. Attraverso espropri territoriali, deportazioni di massa, massacri militari e brutali politiche di assimilazione forzata, le popolazioni indigene del Nord America subirono un tragico tracollo demografico. Da una stima di 5 milioni di individui nel 1492, i superstiti documentati toccarono la cifra minima di soli 237.000 nel 1900. Un vero e proprio genocidio secondo i criteri della Convenzione ONU del 1948. Un annientamento legittimato fin dai primordi: la stessa Dichiarazione di Indipendenza del 1776 definiva gli indigeni come “spietati selvaggi indiani” per giustificarne il genocidio.

Espropri, deportazioni e massacri sistematici per realizzare il genocidio dei Nativi Americani

  • Battaglia di Tippecanoe (1811): L’esercito eseguì brutali massacri e incendiò sistematicamente la capitale indigena, Prophetstown.
  • Guerra Creek (1813-1814): Oltre 800 guerrieri della tribù Creek furono trucidati e la tribù fu forzata a cedere 23 milioni di acri di territorio.
  • Indian Removal Act (1830): Il governo istituzionalizzò la deportazione forzata. Circa 100.000 indigeni furono costretti a marciare verso ovest, causando migliaia di morti per ipotermia, inedia e malattie (il “Sentiero delle Lacrime”).
  • Massacro di Sand Creek (1864): L’esercito aprì il fuoco su un accampamento pacifico uccidendo tra i 70 e i 163 civili, i cui cadaveri furono decapitati e scalpati come trofei.
  • Massacro di Wounded Knee (1890): Oltre 350 indiani Sioux inermi furono uccisi. Per questa operazione, i soldati statunitensi furono decorati con la Medaglia d’Onore.

Lo sterminio dei bisonti come arma di sottomissione

Per piegare definitivamente la resistenza delle tribù delle Grandi Pianure, il governo e i generali dell’esercito (come William Tecumseh Sherman) attuarono la distruzione deliberata dell’ecosistema vitale dei Nativi. Furono organizzate e incentivate massicce campagne di abbattimento che ridussero la popolazione dei bisonti da decine di milioni a poche centinaia di esemplari in pochi decenni. Poiché le tribù dipendevano totalmente dal bisonte per nutrirsi, vestirsi, fabbricare utensili e costruire i propri rifugi (tepee), questo sterminio pianificato provocò carestie letali. L’inedia di massa fu usata come un’arma per costringere le tribù, ormai stremate dalla fame, ad arrendersi e ad accettare il confinamento forzato nelle riserve.

Il genocidio culturale, l’assimilazione forzata  e gli abusi sui minori

Tra il 1871 e il 1969, lo Stato applicò la direttiva “uccidi l’indiano per salvare l’uomo” un celebre motto che sintetizza la politica di assimilazione forzata attuata dagli Stati Uniti e dal Canada contro le popolazioni native tra la fine del XIX e il XX secolo. Decine di migliaia di bambini furono sottratti con la forza alle famiglie e rinchiusi in rigidi collegi governativi e scuole residenziali gestite in gran parte dalla Chiesa. In queste strutture i minori subivano sistematici abusi fisici, psicologici e sessuali. Indagini recenti e rapporti ufficiali (incluso un rapporto del Dipartimento degli Interni USA del 2024) hanno portato alla tragica scoperta di fosse comuni e cimiteri nascosti e non segnati nei pressi degli istituti, confermando la morte e l’occultamento di migliaia di bambini a causa di violenze, malnutrizione e malattie.

Sterilizzazione forzata

A partire dagli anni ’30 e fino agli anni ’70, il Bureau of Indian Affairs operò un brutale programma eugenetico. Circa 70.000 donne native subirono la sterilizzazione forzata, annientando la capacità riproduttiva di oltre il 42% delle donne in età fertile residenti nelle riserve.

I Trattati traditi

Tra il 1778 e il 1871, il governo degli Stati Uniti ha firmato oltre 370 trattati di pace e di cessione territoriale con le nazioni indigene. La storia dimostra che il governo americano li ha violati sistematicamente tutti. La violazione di questi accordi legali ha avuto conseguenze devastanti: ha permesso il furto legalizzato di milioni di ettari di terre fertili e ha forzato le tribù in riserve isolate, condannandole a una povertà strutturale e a una marginalizzazione socio-economica che persistono ancora oggi.

La Fake News di Hollywood: La verità sugli scalpi

Per decenni, la cinematografia western americana ha diffuso una narrazione basata su “fake news”, descrivendo i Nativi Americani come spietati selvaggi soliti tagliare lo scalpo ai coloni bianchi. La realtà storica è l’esatto opposto.

La pratica dello scalpo fu istituzionalizzata dalle autorità dei colonizzatori. Fu il governo statunitense a introdurre taglie commerciali, pagando i cacciatori in denaro per ogni scalpo (o cranio) di Nativo Americano consegnato. Che appartenesse a un uomo, a una donna o a un bambino, lo scalpo era la prova richiesta dalle istituzioni per incassare la ricompensa per lo sterminio. A tale proposito leggi anche: Tutte le fake news sul mito del Cowboy inventate dalla propaganda USA

I numeri spiegano l’entità del genocidio dei Nativi Americani meglio di qualsiasi parola

Prima dell’arrivo dei coloni europei, si stima che nel Nord America vivessero circa 5 milioni di Nativi Americani. A causa delle politiche di sterminio fisico, privazione delle risorse, malattie e assimilazione forzata, nel 1900 la popolazione toccò il minimo storico di appena 237.000 superstiti.

Ginevra Leone

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