Agosto 4, 2021
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DPCM: ancora didattica a distanza

Conte ha firmato il nuovo DPCM: entra in vigore dal 4 dicembre ed estende la didattica a distanza per le scuole secondarie di secondo grado fino al 7 gennaio 2021. In vista del Natale, ha fatto un regalo al mondo scolastico o ha reso quest’ultimo mese dell’anno ancora più difficile?

Babbo Natale o Grinch?

Per gli studenti fino alle scuole medie il Governo consente le lezioni frontali, invece gli alunni delle scuole secondarie di secondo grado procedono con la didattica digitale integrata e almeno il 75% di loro potrà tornare in classe dopo la Befana. Va però specificato che le nuove normative non minano l’inclusione scolastica, ma continuano a garantire lezioni in presenza per laboratori e per studenti con esigenze speciali.
Siamo ormai a dicembre e, nonostante le basse temperature, non si sono fermate le proteste dei ragazzi che portano i loro computer in strada e da lì si connettono all’aula virtuale.

Per cosa protestano?

Secondo gli studi condotti dalle dott.sse Menesini e Nocentini su 200 studenti delle scuole superiori di Firenze è aumentato lo stress tra i giovani e tra le cause c’è anche la DaD. Ma i ragazzi non sono gli unici scontenti della nuova didattica: ad aprile 2020 il 18% degli oltre 2800 dirigenti scolastici intervistati dal Censis ha dichiarato di non essere riuscito a coinvolgere con la DaD almeno il 10% degli alunni. Di certo non ha aiutato il fatto che (secondo i dati dell’Istat registrati nel 2018 e nel 2019) i minori in età scolastica che dispongono di un PC/tablet personale sono la minoranza, mentre tutti gli altri non lo hanno o devono condividerlo.


Un ulteriore disagio, che a causa dell’emergenza sanitaria incontriamo non solo nell’ambito scolastico, è quello relazionale. Infatti (sempre nel 54esimo rapporto del Censis) il 47,9% degli istituti teme di non riuscire a garantire la giusta socializzazione con la DaD.

Ma siamo sicuri che il problema sia davvero la DaD?


Facciamo un passo indietro chiedendoci prima un’altra cosa: perché in Italia il 100% di didattica in presenza non è compatibile con la circolazione del COVID-19? Perché bisogna garantire il sufficiente distanziamento nelle aule ed evitare assemblamenti nei mezzi pubblici negli orari d’entrata e uscita da scuola. Insomma, se le infrastrutture e i trasporti non si sono dimostrati adeguati a gestire la nuova situazione, non bisognerebbe protestare contro la didattica a distanza che invece cerca di arginare il problema.

Se la DaD è una toppa, gli stanziamenti per permetterla sono toppe su toppe. A dichiarare che da marzo a novembre sono stati investiti più di 400 milioni per digitalizzare la scuola è il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina. Nella stessa occasione comunica anche che (con l’intermediazione del Governo) Tim, Vodafone e Wind Tre non conteggeranno i gigabyte
consumati per l’utilizzo delle piattaforme di didattica digitale integrata. Tra le altre iniziative per colmare il gap digitale ricordiamo anche la possibilità di richiedere il Bonus PC.
Però, con tutti gli accorgimenti per garantire le pari opportunità, certo non si può pensare di prendere lo stesso metodo di insegnamento utilizzato frontalmente e aspettarsi che funzioni anche a distanza.

Una diversa erogazione d’istruzione necessita di un metodo d’insegnamento diverso, ad hoc. La didattica a distanza è stata istituita per non intaccare il diritto allo studio. Non ferma la scuola, la sposta solo. Per fare ciò bisogna come minimo dotare gli studenti e gli insegnati di strumenti adatti, ma anche spiegare loro come poterli usare al meglio. Si consideri che nel 2019 (secondo i datidell’Istat pubblicati ad aprile 2020) il 37% degli adolescenti tra 14 e 17 anni ha affermato di avere basse competenze informatiche o di non averle affatto.

Eppure, malcontento o no, la DaD sta servendo allo scopo.

Lo hanno riferito i medici al governatore del Piemonte Alberto Cirio: la curva di contagio tra la fascia d’età di studenti che sono in didattica digitale integrata è diminuita. Per tale ragione il Piemonte ha deciso di lasciare ancora a casa le seconde e terze medie nonostante il passaggio a zona
arancione.
Dopotutto era la stessa previsione del governatore della Campania De Luca quando condivideva su Facebook uno studio condotto dall’Università di Edimburgo che evidenziava come, quando sono state allentate le misure di contenimento non farmaceutiche in 131 paesi, i contagi siano aumentati.
Per lui e per quella ricerca, il miglior provvedimento non farmaceutico è la sospensione della didattica in presenza.

Però tutti sanno che la DaD non può protrarsi in eterno, quindi continuano le proposte per ripartire in totale sicurezza.

Per esempio, per diluire il carico dei mezzi di trasporto si è avanzata l’idea di una didattica in presenza il sabato e la domenica, subito criticata dai dirigenti scolastici.
Allora, lasciando perdere gli ampiamente discussi banchi a rotelle – che lo stesso Ministro Azzolina (che li decanta) ha dichiarato essere non indispensabili alla riapertura delle scuole –, aspettiamo le vere soluzioni.

Nell’attesa, mi rivolgo a tutti gli alunni poco mattinieri e a quelli che durante le lezioni hanno desiderato almeno una volta essere sotto le coperte: chi dice che i sogni non si avverano?

Ginevra Leone

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