Apple contro l’UE: richiesta di ritiro o revisione del Digital Markets Act

Apple contro l’UE: richiesta di ritiro o revisione del Digital Markets Act. Cosa chiede e cosa c'è dietro questa azione?

Il 25 settembre 2025 Apple ha inviato alla Commissione europea una memoria formale nell’ambito della revisione del Digital Markets Act. Nel documento l’azienda chiede il ritiro del regolamento o, in alternativa, una revisione profonda degli obblighi ritenuti più invasivi. Bruxelles ha fatto sapere che non intende abrogare la legge. La notizia accende un nuovo round dello scontro tra gatekeeper e istituzioni europee, con effetti immediati su roadmap di prodotto, sicurezza percepita e concorrenza nei mercati digitali.

Apple contro Digital Markets Act, cosa c’è in gioco

Il DMA è il quadro normativo che disciplina le piattaforme di accesso al mercato digitale designate come gatekeeper. Mira a ridurre effetti di lock-in, aprire spazi a fornitori terzi e aumentare la libertà di scelta degli utenti. Per Apple gli obblighi chiave toccano tre ambiti sensibili: interoperabilità, distribuzione del software e sistemi di pagamento. La combinazione di queste prescrizioni, secondo l’azienda, sposta costi ingegneristici e rischi di sicurezza dal lato del produttore a quello dell’utente, riducendo la qualità del servizio e complicando il supporto.

Che cosa chiede Apple

Nella sottomissione a Bruxelles Apple sollecita l’abrogazione del regolamento o un netto ridimensionamento di alcune regole. Il cuore della richiesta riguarda l’interoperabilità estesa con accesso di terze parti a funzioni e dati di sistema, l’apertura dell’ecosistema a marketplace alternativi e la possibilità di installare app e motori di pagamento al di fuori dell’App Store. L’azienda sostiene che questi obblighi innalzino la superficie d’attacco del sistema e rendano più difficile prevenire truffe, malware e abusi. Apple segnala inoltre un effetto collaterale non banale: la necessità di garantire compatibilità con accessori non Apple allunga i tempi di sviluppo e collaudo di nuove funzionalità.

Le funzioni rinviate nell’Unione europea

La nota pubblicata da Apple elenca alcune feature che, nella versione destinata al mercato UE, hanno subito rinvii. Tra queste figurano Live Translation con AirPods, iPhone Mirroring e alcune funzioni di Mappe legate a localizzazione e integrazione con servizi di terze parti. Secondo la società, il requisito di farle funzionare anche con hardware e app non Apple richiede lavoro addizionale e introduce problemi di tutela dei dati, soprattutto quando l’elaborazione coinvolge dispositivi e software che l’azienda non controlla. La stessa logica viene applicata all’apertura dei canali di distribuzione, dove Apple collega la possibilità di sideloading e store alternativi a un aumento del rischio di frodi.

La replica della Commissione

Fonti della Commissione hanno escluso l’ipotesi di abrogazione. L’esecutivo ribadisce la finalità pro-concorrenziale del DMA e il beneficio atteso per consumatori e sviluppatori. In questa cornice, ritardi di prodotto o de-scoping di funzioni non vengono considerati una prova del danno regolatorio, ma l’effetto di scelte tecniche o commerciali del singolo gatekeeper. La linea politica è chiara: preservare l’impianto della legge, proseguire con l’enforcement e valutare aggiustamenti mirati solo se motivati da evidenze.

Impatto per gli utenti europei nel breve periodo

Nel breve periodo gli utenti UE potrebbero vedere un calendario di rilascio disallineato (come in parte è già accaduto) rispetto ad altri mercati. Funzioni che richiedono interazioni con accessori e app di terzi verranno rilasciate quando la compatibilità sarà verificata. Allo stesso tempo, l’apertura a store alternativi e sistemi di pagamento diversi può generare una maggiore varietà di offerte e modelli di prezzo. La qualità dell’esperienza dipenderà dall’esecuzione tecnica e dalle scelte di sicurezza di ciascun attore. Per l’utente finale diventano centrali alfabetizzazione digitale, verifiche delle fonti di download e attenzione ai permessi richiesti dalle app.

Effetti su sviluppatori e concorrenti

Per gli sviluppatori indipendenti il quadro presenta opportunità e rischi. L’accesso a funzionalità di sistema più profonde e a canali di distribuzione alternativi può ridurre barriere all’ingresso, migliorare la marginalità e favorire modelli innovativi. Crescono però responsabilità e costi di compliance, soprattutto in tema di protezione dei dati e gestione della sicurezza. Per i produttori di accessori la spinta all’interoperabilità può ampliare il mercato potenziale, a condizione di soddisfare requisiti tecnici stringenti e assicurare qualità costante nell’integrazione.

Gli scenari regolatori possibili

Nell’immediato la Commissione continuerà l’applicazione del DMA, con verifiche tecniche e, se necessario, sanzioni o rimedi comportamentali. La richiesta di Apple potrebbe tuttavia orientare la fase di revisione verso chiarimenti su tre nodi pratici. Primo, definizione di livelli e interfacce di interoperabilità che non scoprano dati sensibili oltre il necessario. Secondo, criteri per valutare quando una funzione può essere rilasciata con compatibilità graduale documentata. Terzo, linee guida su sicurezza, sideloading e responsabilità in caso di danni causati da store o gateway di pagamento terzi. Un compromesso realistico potrebbe consistere in standard tecnici condivisi per alcune API e in tempistiche di implementazione per step, con audit indipendenti sulla sicurezza.

Perché è un passaggio spartiacque

Lo scontro su DMA e interoperabilità non riguarda solo un marchio o un modello di business. Definisce come saranno progettati i servizi digitali che usiamo ogni giorno e dove si collocherà l’asticella tra apertura e sicurezza. In gioco c’è la capacità dell’Europa di conciliare concorrenza, tutela dei dati e incentivi all’innovazione. C’è anche la credibilità delle aziende tecnologiche nel dimostrare che la protezione dell’utente non è un alibi per mantenere il controllo dell’ecosistema. La partita, in altre parole, è industriale e culturale. E si gioca ora, mentre funzioni attese slittano e gli utenti chiedono prestazioni, privacy e libertà di scelta.

Giancarlo Vitale

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