L’Antitrust USA autorizza le big tech a non applicare il Digital Services Act europeo se mette a rischio la libertà di parola e la privacy degli americani. E’ accaduto il 21 agosto scorso quando la Federal Trade Commission, l’agenzia federale che in America vigila sui mercati e difende i consumatori, ha scritto nero su bianco quello che a Washington molti pensavano da tempo: le leggi europee sul digitale non possono valere automaticamente per gli utenti americani. La lettera inviata dal presidente Andrew Ferguson a tredici colossi della tecnologia – da Google ad Apple, da Meta ad Amazon fino a Microsoft – autorizza in pratica Big Tech a ignorare il Digital Services Act europeo e l’Online Safety Act britannico se l’applicazione di quelle norme dovesse tradursi in censura o in un indebolimento della sicurezza online.
Chi è la FTC e perché interviene
La Federal Trade Commission non è un organismo di facciata. È nata nel 1914 per controllare la concorrenza e oggi è il cane da guardia che decide se un’azienda sta tradendo la fiducia dei cittadini. Può aprire indagini, imporre sanzioni milionarie e vietare pratiche considerate ingannevoli. Ferguson, che guida la commissione da inizio anno, ha ricordato che la Sezione 5 del FTC Act vieta qualsiasi condotta sleale: se un servizio promette crittografia sicura e poi la riduce per compiacere governi stranieri, commette un inganno verso i consumatori americani.
Il Digital Services Act visto dagli Stati Uniti
A Bruxelles il Digital Services Act è stato celebrato come la legge che mette ordine nel caos dei contenuti online, obbligando le piattaforme a rimuovere disinformazione, fake news e odio digitale. Ma negli Stati Uniti l’impatto viene letto in modo diverso. Applicare in blocco quelle regole significherebbe esportare in America un sistema che entra in conflitto con il Primo Emendamento, la norma costituzionale che garantisce la libertà di parola. Secondo Ferguson, trattare gli utenti americani come se fossero europei equivale a imporre loro un regime di censura che non ha alcun fondamento nella legge statunitense.
L’Antitrust USA autorizza le big tech a non applicare il Digital Services Act europeo se mette a rischio la libertà di parola e la privacy degli americani: la battaglia sulla crittografia
Il caso più citato è quello di Apple, costretta dal Regno Unito a disattivare l’opzione di crittografia avanzata di iCloud per rispettare le disposizioni dell’Investigatory Powers Act. A Washington questa decisione è stata vissuta come un precedente pericoloso: se un’azienda accetta di aprire una backdoor a Londra, potrebbe farlo anche in America. Nella lettera la FTC è chiara: la crittografia end-to-end non si tocca, perché indebolirla significa mettere a rischio milioni di cittadini. Non è solo una questione tecnica, ma di sovranità digitale.
Il Primo Emendamento come linea rossa
La libertà di parola è il terreno su cui si gioca la partita politica. Ferguson ha scritto che le piattaforme sono ormai piazze pubbliche virtuali, e imporre loro le regole europee equivale a esportare la censura. “Se limiterete la libertà degli americani o indebolirete la sicurezza digitale per fare contenti governi stranieri, la FTC interverrà senza esitazione”, ha scritto sul social X. Un messaggio diretto alle Big Tech ma anche all’Unione europea e a Londra, che in questi mesi hanno moltiplicato le pressioni regolatorie.
Lo scontro geopolitico tra Washington e Bruxelles
La mossa della FTC si inserisce in un clima già infuocato. L’amministrazione Trump, secondo quanto riportato da Reuters, sta valutando sanzioni personali e restrizioni sui visti per i funzionari europei che applicano il DSA. Il Financial Times ha raccontato che queste tensioni hanno bloccato una dichiarazione congiunta tra Stati Uniti e Unione europea sul commercio digitale. Bruxelles respinge le accuse di censura, rivendicando che il DSA difende i cittadini da contenuti pericolosi. Ma a Washington si teme che dietro lo scudo della tutela si nasconda la volontà di limitare la supremazia delle aziende americane.
L’Antitrust USA autorizza le big tech a non applicare il Digital Services Act europeo se mette a rischio la libertà di parola e la privacy degli americani: Big Tech tra due fuochi
Le tredici società destinatarie della lettera hanno tempo fino al 28 agosto per rispondere. Dovranno spiegare come intendono rispettare le leggi straniere senza violare la legge americana. Potrebbero scegliere di differenziare le policy per mercati diversi, con costi e complessità enormi, oppure mantenere regole globali rischiando di essere accusate di tradimento in patria. Qualunque strada intraprendano, il messaggio della FTC è chiaro: la libertà di parola e la privacy dei cittadini americani non sono negoziabili.
Ginevra Leone
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