Se c’è una cosa di cui possiamo stare certi, è che tutti i colossi della Silicon Valley continueranno a fare del loro meglio (o peggio) per portare l’intelligenza artificiale generativa in ogni angolo della nostra vita digitale: dai chatbot classici in stile ChatGPT ai large language model inseriti a forza nelle piattaforme di Meta; da Amazon che lo integra in Alexa ai vari AI Agent che puntano a svolgere al nostro posto alcune delle più classiche attività online. Tutto ciò alla luce del nuovo approccio delle iA generative introdotte da Google nel suo motore di ricerca rischia di generare il paradosso che Google ha reso indispensabile il web e ora rischia di distruggerlo.
Perché Google rischia di distruggere il web
Da sempre pioniera nel campo dell’intelligenza artificiale (è proprio Big G ad aver inventato nel 2017 l’architettura Transformer alla base degli LLM) e sviluppatrice di Gemini (uno dei modelli linguistici più potenti e performanti), Google da anni lavora per integrare l’intelligenza artificiale in quello che è da sempre il suo campo d’elezione: la ricerca online.
Il paradosso di Google che ha reso indispensabile il web e ora rischia di distruggerlo spiegato facile
- Google AI Overview sta rivoluzionando la ricerca online: solo l’1% degli utenti che visualizza un riassunto AI clicca poi sui link delle pagine originali, bloccando drasticamente il traffico verso i siti web
- L’ecosistema dell’editoria digitale è a rischio collasso: blog, testate giornalistiche e siti web che dipendono dal traffico organico di Google potrebbero non sopravvivere economicamente
- Si profila un paradosso informativo: Google da ponte verso altre fonti sta diventando destinazione finale, concentrando l’informazione in un singolo algoritmo e riducendo la diversità delle prospettive
In pratica L’intelligenza artificiale generativa rischia di trasformare Google da ponte a destinazione finale, ma a questo punto, se i siti non avranno più interessi economici a generare contenuti, cosa alimenterà le iA generative e chi sarà la fonte di informazione?
La trasformazione in atto è dunque particolarmente delicata e richiama necessariamente il tema della regolamentazione: da una parte si vuole senz’altro lasciare a un’azienda libertà di agire. Ma dall’altra ci sono questioni come il diritto all’informazione o il bisogno di limitare la circolazione di informazioni sbagliate. Questioni che le autorità di tutto il mondo devono affrontare, possibilmente in tempi brevi.
Il problema però è: chi ha compreso il problema?
Ginevra Leone
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